“Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.
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Sei persone ammanettate, sdraiate sul prato di quella che sembra essere la sede del governatore militare del North Kivu o del comando locale della Polizia. Non hanno l’aria di essere professionisti del crimine, uno indossa anche una maglietta del Chelsea. In silenzio ascoltano la “presentazione” che Aba Van Ang, capo della Polizia del North Kivu, fa di loro al generale Ndima Kongba Costant, governatore militare della regione. Sarebbe stata questa banda a organizzare, secondo le accuse rivolte ai sei dalla Polizia, il rapimento e l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio. Nella Repubblica Democratica del Congo però non tutti ci credono. Sulla pagina Twitter del giornalista Stanis Bujakera Tshiamala, corrispondente da Kinshasa della Reuters e tra i primi a dare la notizia degli arresti, c’è chi ha commentato sarcastico. “Il governo pensa che l’Italia si farà fregare?” ha scritto un utente. I punti non chiari sulla vicenda in effetti non mancano.

La teoria della banda comune

Nei giorni scorsi, il quotidiano Domani aveva riportato due nuove testimonianze sul caso Attanasio. La prima era di un ragazzo che nel giorno dell’agguato, il 22 febbraio 2021, aveva visto nitidamente gli autori del rapimento. Li ha descritti come uomini ben armati, secondo lui non davano l’impressione di essere criminali all’avventura. L’armamento sarebbe stato addirittura più potente di quello dei Rangers del parco del Virunga, intervenuti contro i rapitori. Il racconto del ragazzo, tra i primi a soccorrere l’ambasciatore ferito e ad accorgersi dell’uccisione del carabiniere Vittorio Iacovacci, in parte coincide con la versione data da Aba Van Ang al governatore militare. Ossia che il gruppo criminale ha sparato, durante la colluttazione avuta con i Rangers, contro Attanasio e il carabiniere presente con lui. Non torna qualcosa invece su un altro punto. Quello secondo cui la banda in questione è formata da criminali comuni. Il gruppo era, per l’appunto, pesantemente armato e avrebbe avuto tra le mani un equipaggiamento non consono a quello di una “semplice” banda di rapinatori.

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CAUSALE: Reportage Congo
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La versione del gruppo di delinquenti comuni è quella da sempre usata dal governo di Kinshasa. Nei mesi scorsi lo stesso presidente congolese Felix Tshisekedi, aveva già annunciato l’arresto di tre presunti responsabili dell’agguato e dell’uccisione del nostro ambasciatore. Ma poi non si è saputo più nulla e dal Paese africano non sono più arrivate novità sulle indagini per lungo tempo. Nel North Kivu, la regione dell’agguato, operano da anni centinaia di gruppi criminali, organizzati e non. Si va dai ruandesi delle Forze Democratiche (Fdlr) ai miliziani dell’Adf, costola locale dell’Isis. Ci sono poi tante altre bande capaci di mettere a ferro e fuoco il territorio, più o meno legate ad altre sigle. Le forze congolesi hanno sempre avuto difficoltà nel controllare la zona. Capire quindi chi ha agito non è semplice. Per cui la versione ufficiale annunciata nelle scorse ore potrebbe reggere così come, a un’indagine più approfondita, potrebbe apparire come superficiale e poco chiara.

Un fermo immagine tratto da Sky Tg 24 mostra i presunti assassini dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio

A Goma le indagini si erano arenate

Le ultime notizie giunte poi dal North Kivu negli ultimi giorni parlavano di un’inchiesta non più andata avanti per via della mancanza di fondi. Nessuno quindi, almeno ufficialmente, si stava più occupando del caso. Come mai questa improvvisa svolta? Il capo della Polizia da Goma, nel parlare degli arrestati, ha dichiarato che erano sulle tracce di questa banda da mesi in quanto il gruppo si era reso responsabile di altri misfatti. Come quello relativo all’omicidio, avvenuto nel novembre del 2020, dell’uomo di affari Simba Ngezayo. Dunque le forze locali potrebbero aver avuto “fortuna”: nel rintracciare gli autori di quell’agguato, di cui i sei sono ritenuti ugualmente responsabili, hanno colpito anche gli assassini dei due italiani. Al tempo stesso però, non è da escludere la volontà di archiviare con maggior fretta i due casi attribuendo alla stessa banda due distinti episodi criminali.

Il gruppo, per la cronaca, secondo la Polizia di Goma si fa chiamare “Aspirant” ed è capeggiato da un soggetto identificato ma ancora in fuga: “Lo prenderemo presto”, ha assicurato Aba Van Ang. Se questa ricostruzione dovesse risultare veritiera, rimane però ancora un altro scenario da chiarire. Se nei dintorni di Goma era attiva una banda del genere, capace già nel novembre 2020 di compiere un agguato fatale, perché la Pam, l’agenzia Onu che ha organizzato la trasferta di Attanasio, non ha messo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie? Su questo punto stanno indagando gli inquirenti italiani, i quali hanno iscritto nel registro degli indagati Mansour Rwagaza, responsabile della sicurezza oggi trasferito dal Pam in Madagascar.

Le reazioni da Roma

Dalla capitale italiana non potevano non arrivare le prime reazioni agli arresti delle scorse ore. In particolare, gli inquirenti che stanno seguendo le indagini hanno chiesto i verbali dell’operazione della polizia congolese. A renderlo noto sono state fonti della procura romana all’Ansa. L’obiettivo è far giungere per vie ufficiali copie degli interrogatori e delle dichiarazioni rilasciate dagli arrestati in Italia, al fine di avere importanti riscontri anche per le indagini in corso nel nostro Paese. Operazione comunque tutt’altro che semplice. Nei mesi scorsi ben due rogatorie internazionali sono state inviate a Kinshasa per permettere ai Ros dei Carabinieri di effettuare inchieste sul posto. Ma al momento non ci sono stati concreti risultati in tal senso. Dalla procura di Roma hanno comunque fatto sapere che, proprio nell’ambito delle due rogatorie, verrà richiesta la possibilità per i Ros di interrogare gli arrestati.

Il padre di Attanasio: “Per ora arresti non provano nulla”

Da Goma, capoluogo del North Kivu, nelle scorse ore sono arrivate le parole del governatore Costant. Raggiunto da AgenziaNova, il militare ha affermato di essere in possesso di numerose prove della colpevolezza dei sei arrestati: “Lasciateci lavorare – ha dichiarato – lasciateci il tempo di investigare su chi ha partecipato a questo assassinio”. Costant ha aggiunto che gli arresti delle scorse ore hanno messo un primo punto “a piste seguite da tempo”. Ma dall’Italia, il padre dell’ambasciatore ucciso non si è professato così ottimista: “Non è la prima volta che dal Congo arrivano notizie del genere che poi si rivelano essere una farsa – ha dichiarato all’Ansa Salvatore Attanasio – Per cui non vorrei fare alcun commento sugli arresti prima che le nostre autorità abbiamo controllato e certificato l’operato della Polizia congolese. Fino ad allora per noi famigliari questi arresti non contano nulla”.

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