“Circa un’ora fa, le forze di occupazione russe hanno usato una sostanza velenosa di origine sconosciuta lanciata da un UAV nemico contro militari e civili ucraini a Mariupol”. È questo il messaggio che da ieri sera, 11 aprile, circola sui canali Telegram e sui media filo-ucraini. Come riferito infatti dal Kyiv Post, l’unità della Guardia nazionale del battaglione Azov con sede a Mariupol ha riferito su Twitter che i suoi soldati “soffrono di mancanza respiratoria” dopo che “una sostanza chimica sconosciuta” sarebbe stata dispersa da un drone sopra la città. Secondo le autorità ucraine, ci sarebbe una possibile prova: poche ore prima, il portavoce della difesa dei territori occupati della regione di Donetsk, Eduard Basurin, avrebbe sostenuto l’uso di “armi chimiche” per completare la conquista da parte della Russia della città portuale del Mar d’Azov. A Mariupol è presente l’acciaieria Azovstal, che ha una serie di tunnel sotterranei dove si nasconderebbero i combattenti del battaglione di estrema destra. Secondo Basurin, i russi “troveranno un modo per stanare queste talpe fuori dai loro buchi”. 

Secondo fonti ucraine, sarebbero tre le persone che nelle ultime ore hanno evidenziato “chiari segni di avvelenamento chimico” durante l’assedio di Mariupol. Ad affermalo, come riporta il Kyiv Independent, il leader del battaglione nazionalista Azov, Andriy Biletsky, aggiungendo che per nessuno di loro ci sono “gravi conseguenze” per la salute. Lesia Vasylenko, membro del parlamento ucraino, ha avanzato un’accusa simile. Mancano tuttavia delle conferme ufficiali e verificabili in maniera indipendente. Come ammette il Kyiv Post, la testata ucraina “non è in grado di confermare questi rapporti poiché non ci sono giornalisti credibili o indipendenti rimasti nella città assediata”. Sulla stessa linea il New York Times.

Il Pentagono non conferma l’uso di armi chimiche a Mariupol

Nel frattempo, si registrano le prime reazioni sulle voci di un possibile uso di armi chimiche a Mariupol. Il ministro degli Esteri britannico Liz Truss ha annunciato su Twitter che la Gran Bretagna sta verificando la notizia diffusa dal Battaglione Azov. “Stiamo lavorando urgentemente con i partner per verificare i dettagli. Qualsiasi uso di tali armi rappresenterebbe un’escalation in questo conflitto“, ha affermato. Più cauti gli Stati Uniti. Un portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha infatti chiarito che il Pentagono “è a conoscenza dei rapporti sui social media che affermano che le forze russe hanno dispiegato una potenziale arma chimica a Mariupol. Non possiamo confermare in questo momento e continueremo a monitorare”. Il portavoce del Dipartimento della Difesa ha sottolineato che “questi rapporti, se veri, sono profondamente preoccupanti”. 

È la medesima cautela e moderazione che il Pentagono aveva dimostrato nel commentare a caldo le terribili immagini di Bucha. Il 25 marzo scorso, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha affermato che la Nato “avrebbe risposto” se la Russia avesse usato armi chimiche in Ucraina, senza tuttavia chiarire quale tipo di “risposta” l’Alleanza Atlantica avrebbe messo in campo. La parola d’ordine è prudenza, poiché gli Stati Uniti e la Nato vogliono evitare un confronto diretto con la Russia che potrebbe avere conseguenze devastanti e a una internazionalizzazione del conflitto. 

La battaglia di Mariupol

Come riportato da InsideOver, nella città portuale i combattimenti si fanno sempre più intensi. Le forze russe sarebbero riuscite a conquistare nuovo terreno e la città portuale, assediata ormai da settimane, risulterebbe essere divisa in due parti. In un post su Facebook, il comandante in capo delle forze armate ucraine Valerii Zaluzhnyi ha affermato che i militari hanno ancora linee di comunicazione stabili e aperte con i suoi soldati all’interno della città. La 36a brigata marina ha postato nelle scorse su Facebook un avviso che dopo 47 giorni di difesa della città, l’unità era stata circondata dall’esercito russo e stava affrontando “combattimenti corpo a corpo”. Il post – che il vicesindaco Orlov ha definito “un falso” – affermava agli ucraini che i suoi soldati “hanno fatto tutto il possibile e l’impossibile” per fermare l’avanzata russa. “Oggi sarà probabilmente l’ultima battaglia, poiché le munizioni stanno finendo”.

Secondo i canali Telegram filo-russi, la fine della battaglia a Mariupol è vicina: “Il centro della città e quasi tutti gli edifici amministrativi sono passati sotto il nostro controllo. I combattenti del battaglione Azov e le unità delle forze armate ucraine sono ora divisi in tre gruppi, bloccati da tutti i lati: ad Azov-Stal, allo stabilimento di Ilyich e nell’area del porto marittimo”. Su Twitter, nel frattempo, circolano le immagini riprese da un drone russo, che proverebbero la conquista del porto della città situata sul Mar D’Azov. “Più di mille marine delle forze armate ucraine si sono arrese oggi a Mariupol. Ci sono centinaia di feriti tra loro. Questa è la scelta giusta”. A riportarlo sul suo canale Telegram è il leader ceceno Ramzan Kadyrov, citato dall’agenzia Tass.

“Sintomi incompatibili con gas nervini”

Anche gli esperti esprimono forti dubbi sull’uso di armi chimiche a Mariupol da parte dell’esercito russo. Come spiega Dan Kaszeta in un thread su Twitter, autore di un libro sull’uso dei gas nervini in guerra, citato anche dal Corriere della Sera, “abbiamo una manciata di soldati ucraini malati, ma non morti. Hanno avuto difficoltà a respirare e atassia. Questo non ci dice molto. Le persone che fanno una diagnosi riferita ad agenti nervini da questi sintomi sono fuori strada”. Per arrivare alla conclusione che è stata utilizzata un’arma chimica, “abbiamo bisogno di alcune cose che mancano, a questo punto”. È probabile, spiega Kaszeta, che i combattenti del Battaglione Azov siano rimasti intossicati a causa dei “materiali industriali moderni (plastica ecc.) che bruciano dappertutto”. E poi manca la prova principale: “Non abbiamo alcuna descrizione effettiva della presunta sostanza chimica. È una polvere, uno spray liquido, un gas? Odora? Ha un colore?” osserva, citando tutti gli elementi che scarseggiano nelle testimonianze ad oggi fornite dagli ucraini. Ma Kaszeta non è l’unico esperto in armi chimiche a porre dei dubbi su quanto accaduto a Mariupol. Secondo Eliot Higgins, fondatore del sito Bellingcat, citato sempre dal Corriere della Sera, i sintomi denunciati non sarebbero compatibili con agenti nervini. Allora cosa può essere successo a Mariupol? È plausibile che i russi abbiano utilizzato gas lacrimogeni molto potenti (Cs), che provocano bruciori, vomito, nausea, come dimostrerebbero i sintomi denunciati dal battaglione Azov. Contengono elementi “chimici” ma non sono letali. 

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