Due generali degradati, due presunti traditori i cui nomi sono stati fatti questa notte dal presidente Zelensky in persona nel corso di uno dei suoi video su Telegram. Tra Russia e Ucraina la guerra si combatte anche a suon di spie. Secondo il Pentagono, anche al Cremlino non sarebbero mancati sospetti all’interno soprattutto delle forze di intelligence.



Ma da Mosca trapela molto poco. A Kiev hanno deciso di rendere tutto pubblico. Non certo per amor di trasparenza, in Ucraina per effetto della legge marziale l’informazione è unificata in un unico canale e anche su questo lato della barricata, come prevedibile in caso di conflitto, propaganda e censura non sono mancate. Sembra piuttosto una precisa strategia dell’entourage ucraino: far capire ad altri potenziali spie che lo spettro della gogna è dietro l’angolo se si continua a collaborare con il nemico.

Chi sono i due generali degradati

Nomi e cognomi quindi sono stati fatti direttamente dal capo dello Stato, il quale ha annunciato la loro degradazione. Si tratta, nello specifico, di Naumov Andriy Olehovych e di Serhiy Oleksandrovych. Il primo è capo (o, per meglio dire, ex capo) del dipartimento principale del servizio di sicurezza interno. Il secondo invece era massimo dirigente del servizio di sicurezza nella regione di Kherson. Sono quindi due uomini dell’agenzia Sbu, acronimo ucraino di Servizio di Sicurezza interno. L’Sbu corrisponde all’Fsb russo, erede a sua volta del Kgb. E non sono pochi i membri del servizio ucraino che hanno maturato buona parte della loro esperienza tra le fila dell’intelligence sovietica. Per via delle sue competenza, l’Sbu risponde direttamente al Presidente della Repubblica e il direttore è eletto dal parlamento monocamerale ucraino.

I due generali degradati quindi altro non sono che membri dei servizi segreti il cui compito è quello di essere principalmente attivi nel controspionaggio. Un ruolo delicato e cruciale in questa fase di guerra, su cui Zelensky e tutto il suo staff non vogliono lasciare nulla al caso. Particolarmente indicativa la rimozione di Serhiy Oleksandrovych. Il suo raggio d’azione riguardava la regione di Kherson, il cui omonimo capoluogo è attualmente l’unico ad essere in mano russa. Qui Mosca è potuta entrare senza quella battaglia casa per casa che invece sta coinvolgendo Mariupol. Le immagini che arrivano oggi di Kherson sono quelle di un grande centro abitato risparmiato dai danni e con pochi edifici bersagliati. A giudicare dalla mossa di Zelensky, forse qui i russi avevano trovato spie accomodanti che ne hanno permesso una più “semplice” conquista. Peraltro proprio a Kherson da giorni è in atto una controffensiva ucraina che, anche se non ha portato ad avanzate da parte di Kiev, ha permesso comunque lo stop all’iniziativa russa su Mykolaiv e Odessa.

Un fronte delicato quindi, in cui è in gioco il controllo dell’Ucraina delle coste del Mar Nero e quindi il futuro del Paese che, senza sbocchi sul mare, rischierebbe di essere confinato in poche regioni occidentali e con un’economia dipendente dalla Russia per le esportazioni. Da qui il giro di vite di Zelensky volto a rintracciare spie nei punti più nevralgici dell’Ucraina.

Cosa aspettarsi adesso

A ben leggere il discorso di Zelensky l’epurazione dei due generali non sarà l’ultima. Il presidente ucraino ha citato l’articolo 48 dello Statuto delle forze armate: “Quei militari tra gli alti ufficiali che non hanno deciso dove sia la loro patria, che violano il giuramento militare di fedeltà al popolo ucraino per quanto riguarda la protezione del nostro stato, la sua libertà e l’indipendenza, saranno inevitabilmente privati di alti gradi militari”. Un monito in previsione futura, confermato anche da un altro passaggio del discorso del capo dello Stato: “Adesso non ho tempo di trattare con tutti questi traditori – ha sottolineato Zelensky – ma gradualmente saranno puniti”. Forse a Kiev c’è già una lista più lunga di sospettati e, non appena le condizioni lo imporranno, altri generali verranno degradati.

La lotta alle spie è importante da una parte e dall’altra. Se nell’attuale fase militare la controparte dovesse entrare a conoscenza dei piani altrui, l’inerzia della guerra potrebbe variare. In Ucraina con le decisioni di questa notte sono salite a tre le persone sospettate di essere traditori. Il primo è stato Denis Kireev, membro della delegazione di negoziatori ucraina durante il primo round di colloqui con i russi rimasto ucciso, secondo almeno la versione ufficiale di Kiev, in uno scontro armato durante il tentativo di arresto. Al Cremlino la situazione è meno chiara, ma i sospetti non mancherebbero. Specialmente perché voci sempre più insistenti parlano di una spaccatura tra i “falchi” vicini all’élite militare e i funzionari dell’Fsb. Questi ultimi, mai stati veramente d’accordo con la guerra, sarebbero visti con sospetto dai principali artefici delle operazioni militari in Ucraina.

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