Una guerra è fatta di immagini. E il conflitto in Ucraina non fa eccezione. Dai territori sottoposti all’invasione russa, continuano ad arrivare immagini di soldati che si arrendono, camion impantanati, blindati distrutti o carri e altri mezzi abbandonati. Questi video che vengono continuamente fatti circolare – naturalmente da parte ucraina – sono il contraltare dell’immagine che viene rilanciata da Mosca: cioè quella di un esercito che non si arrende, di forze che in una settimana hanno cinto d’assedio ogni grande città a est del Dnepr e a sud e si preparano a soffocare Kiev.

In questi casi la propaganda è un elemento fondamentale. Qualsiasi parte in guerra vuole dimostrare di essere prossima alla vittoria e mostrare le debolezze del nemico. Impossibile quindi valutare in modo assoluto queste immagini: perché se prive di un inquadramento in un contesto bellico rischiano di essere mezze verità o non verità.

Chi ha condotto l’offensiva finora

Detto questo, però, è anche possibile estrapolare alcuni elementi che – se uniti ad altri sullo studio della dottrina russa, le motivazioni del conflitto e le analisi dei diversi fronti – possono fornire un quadro interessante o il più possibile completo della prima parte dell’offensiva.

Molti analisti ritengono che la lentezza dimostrata in questa prima parte del conflitto possa essere il frutto dell’utilizzo di personale non preparato alla guerra, soldati richiamati, soldati di leva, persone che credevano che quello che accadeva in Bielorussia o ai confini dell’Ucraina dovesse rimanere solo un’esercitazione. Tanti raccontano che molti tra i più giovani sarebbe stato sostanzialmente ingannati. Altri che non volevano nemmeno combattere. Altri che semplicemente erano impreparati, e lo avrebbero dimostrato proprio quelle prime giornate di guerra in cui l’avanzata di Mosca è apparsa lenta e quasi inadeguata.

La questione è stata analizzata soprattutto dagli esperti statunitensi, che da diverso tempo studiano il fattore “morale” come chiave per capire le mosse russe. Secondo alcuni, il problema nascerebbe da un massiccio utilizzo dei coscritti in una guerra che fondamentalmente non sanno combattere né perché. Mark Cancian, del Center for Strategic and International Studies, ha spiegato alla Nbc che il problema che fino a questo momento è stato fondamentale nella lentezza di Mosca è il fatto che l’invasione in Ucraina “costringe le forze russe a creare lunghe linee logistiche che non sono state addestrate a mantenere e pone anche una maggiore dipendenza dai soldati coscritti”. I soldati dunque più giovani, più impreparati e certamente meno motivati sono quelli che di fatto hanno costruito il grosso della prima avanzata. Ed è un tema che ha “sorpreso” lo stesso Ciancian.


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Un funzionario della Difesa americana, invece, ha detto che le ultime osservazioni su quanto sta avvenendo in Ucraina indicherebbero che le tattiche russe sarebbero cambiate dopo circa sei giorni. Nella prima settimana di guerra, spiega l’ufficiale del Pentagono, vi sarebbero state prove “di un certo comportamento avverso al rischio da parte dell’esercito russo”. E questo comportamento si sarebbe confermato sia nello sbarco di Mariupol avvenuto lontano dalla città e in una zona protetta, sia con gli aerei, che sembrano essere particolarmente restii a correre rischi troppo elevati. Mentre sul tema dei coscritti, anche qui si dà la lettura di una sostanzia impreparazione: “Ad alcuni di loro, crediamo, non è stato nemmeno detto che sarebbero stati in guerra”. Questo avrebbe poi portato anche a quella scelta da parte degli ucraini di impegnarsi non solo nel mandare sempre più immagini dei soldati russi catturati, specialmente quelli più giovani, ma anche nel aprire canali di dialogo per convincere proprio le prime linee. Una vera e proprio guerra psicologica per fiaccare l’armata russa al suo arrivo nel Paese, demoralizzando le truppe una volta fatto il loro ingresso nei primi centri abitati.

Le truppe più preparate

Se gli analisti concordano in parte su questa lettura, che sarebbe confermate anche dalle testimonianze che sono necessariamente solo di parte ucraina, dall’altra parte in molti ritengono che la differenza di passo negli ultimi giorni sia data proprio dall’impiego delle forze di veterani e di volontari. Dove combattono truppe più preparate, la situazione si sarebbe evoluta in maniera nettamente diversa: come per esempio è stato possibile osservare a nord della Crimea, con la presa di Cherson. La seconda ondata, come ha chiamato qualcuno questa parte appena iniziata della guerra, sarebbe il frutto pertanto non solo di un naturale e progressivo cedimento di un Paese invaso, ma anche dall’impiego di forze diverse. Qualcuno parla di veterani della Siria e del Donbass, altri sottolineano la presenza di combattenti ceceni o di chi ha già combattuto proprio nel Caucaso.

Il Times ha parlato di 400 mercenari del gruppo Wagner che sarebbero già presenti in Ucraina. Secondo il quotidiano britannico avrebbero come obiettivo addirittura l’uccisione del presidente Voldymyr Zelensky, ma al netto di queste ipotesi è possibile che l’armata dei contractor possa diventare cruciale per gestire una nuova fase del conflitto o anche quella immediatamente successiva. Wagner è composta in larga parte proprio da ex militari delle forze armate russe, veterani che hanno combattuto in tutti gli ultimi teatri di guerra in cui è stata coinvolta Mosca. E sono impegnati anche tutti quei conflitti in cui il Cremlino vuole far vedere di esserci senza impiegare direttamente i propri “boots on the ground”, gli “stivali sul campo”. Insieme ai soldati d’élite, quelli che Domenico Quirico su La Stampa la definisce “l’ultima generazione di guerrieri creata da Putin sul modello occidentale, ben armati, addestrati, ben pagati, ‘gli specialisti’ che non hanno bisogno nemmeno di una ideologia”, c’è quindi tutto un sistema di forze pronto a prendere il sopravvento se la guerra dovesse continuare nello stallo. La corsa contro il tempo di Putin per giungere alla fine della guerra nei tempi che il Cremino pensava di avere stabilito (forse il 6 marzo come svelano alcuni documenti) nasce anche da questa duplice anima delle forze russe. Una strategia che è parte della dottrina russa e che sembra essersi rivelata esatta.

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