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La Turchia concederà la cittadinanza a 50mila rifugiati siriani. Lo ha comunicato il ministero dell’Interno di Ankara attraverso un portavoce, che ha dichiarato che la procedura di consegna della cittadinanza è stata portata a termine per 35mila rifugiati siriani, che adesso sono formalmente cittadini turchi, mentre per altri 15mila profughi, le operazioni sono ancora in corso. Una scelta umanitaria dettata dal desiderio del presidente turco di equiparare i rifugiati siriani ai suoi cittadini? Inutile credere che sia così, o che sia questa la principale motivazione dietro una scelta estremamente delicata per gli equilibri demografici del Paese. Dall’inizio della guerra in Siria, Erdogan ha utilizzato il conflitto per ottenere ogni tipo di vantaggio. Vantaggi di natura esterna, soprattutto in chiave di espansione della propria leadership sul Medio Oriente, vantaggi in chiave interna, per riuscire a colpire il fronte degli indipendentisti curdi del Pkk, e infine anche sul fronte europeo, riuscendo a scucire miliardi di euro dalle casse di Bruxelles grazie agli accordi per trattenere i rifugiati in territorio turco.

La questione dei rifugiati, in particolare, è l’emblema della strategia turca nei confronti del conflitto siriano. Il presidente turco aveva deciso da subito di sfruttare la guerra contro il governo di Damasco per iniziare all’interno del Paese un processo d’inserimento di un fronte alleato di Ankara. Il fatto che vi fossero ribelli filoturchi in tutto il nord della Siria, basti pensare al cantone di Idlib, poi passato ad Al Nusra, è la dimostrazione di quanto fosse interessato Erdogan alla destabilizzazione della Siria per poi raggiungere l’obiettivo del rovesciamento di Assad e il contemporaneo contenimento delle forze curde. La dinamica della guerra siriana ha poi fatto cambiare idea al presidente turco, che ha dovuto ripiegare sugli accordi con Russia e Iran nei negoziati di Astana e il distacco dalla coalizione internazionale a guida Usa.

Quello che non è cambiato, invece, è l’utilizzo politico dei profughi siriani. All’inizio, l’idea d accogliere milioni di profughi nacque sostanzialmente per ragioni economiche e politiche. Erdogan pensava che Assad avrebbe perso la guerra nel giro di pochi mesi, forse un anno. Nello stesso tempo, il suo governo avrebbe accolto i rifugiati siriani per due ragioni: ottenere fondi internazionali per i campi e per fermare la rotta migratoria; fare in modo che i rifugiati siriani, una volta tornati in patria, avrebbero reso il loro “ringraziamento” al governo di Ankara appoggiando movimenti filoturchi o comunque legati al governo turco e alla Fratellanza Musulmana. La guerra in Siria ha poi subito una svolta favorevole ad Assad e nefasta per i progetti di rovesciamento dello stesso. Tuttavia, nonostante l’avvio delle procedure di rimpatrio di migliaia di profughi siriani dalla Turchia, in molti, decine, se non centinaia di migliaia, rimangono in Turchia, perché impossibilitati a rientrare o per motivi politici o perché le loro città ancora non completamente liberate dalle truppe dell’esercito siriano, oppure perché lo stesso governo turco non ha alcuna intenzione di rimandarli a casa.

Come riportava Tpi, già un anno fa, parlando del tema dei rifugiati siriani e della cittadinanza turca agli stessi, quello che sta avvenendo nei campi profughi turchi è una sorta di esperimento di ingegneria sociale. La testata online riportava le parole di un funzionario dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati che ricordava come “Nei campi i ragazzi inneggiano a Erdogan, a Gaziantep le Ong raccontano di percorsi privilegiati per le richieste di cittadinanza dei medici siriani. La gente capisce che non rientrerà a breve, e che pertanto la cittadinanza è una medicina per quello che rischia di diventare uno scenario palestinese”.

In pratica succede quello che molti delle opposizioni temevano potesse accadere, e cioè che Erdogan sfrutti questi milioni di profughi siriani per ricevere finanziamenti internazionali e per influenza la Siria post-bellica, ma soprattutto anche in chiave interna per fare in modo di sfruttare la benevolenza di questi disperati utilizzandoli dove ha più bisogno. C’è chi dice che li voglia trasferire nel sudest della Turchia per insidiare la maggioranza curda. C’è chi dice che voglia sfruttarli come forza lavoro a basso costo e tendenzialmente fedele perché desiderosa di ottenere la cittadinanza. C’è infine chi dice che tutto questo sia solo un modo per depauperare la Siria del futuro di una parte della popolazione, in modo da privarla di manodopera e di popolazione giovane. Basta un dato per comprendere cosa significhi avere questi profughi: sono tre milioni su una popolazione siriana che, ad oggi, arriva a 18 milioni. Praticamente un sesto della popolazione siriana vive nei campi profughi turchi: un sesto di popolazione che è sempre più legata al destino della Turchia.

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