Mentre l’esercito russo continua a premere sul Donbass, con Mosca che sta quasi per mettere le mani sull’oblast di Lugansk, avendo pressoché conquistato la città di Severodonetsk, il fronte ucraino pensa a come riorganizzarsi in vista delle prossime battaglie. L’ago della bilancia si sarà pure spostato in favore del Cremlino, che nel quadrante orientale ha riscontrato la situazione ideale per applicare la sua dottrina militare, basata sul combattimento tradizionale trainato dall’artiglieria, ma Kiev non dà segnali di resa.

Nell’epicentro del conflitto, collocabile nella citata Severodonetsk, potrebbe decidersi il futuro del Donbass. Se i russi, come è probabile che accada, riuscissero a conquistare questo centro urbano, allora gli uomini di Vladimir Putin metterebbero di fatto le mani sul Lugansk dal quale poi partire alla carica dei rimanenti territori di Donetsk.

Qualche ora fa il governatore della regione di Lugansk, Sergiy Gaiday, aveva fatto capire che le forze armate ucraine avrebbero potuto essere costrette a ritirarsi da Severodonetsk, salvo poi aggiustare il tiro in un secondo momento, spiegando che gli ucraini sarebbero in grado di spazzare via i nemici da Severodonetsk “in due o tre giorni”, qualora l’Occidente fornisse armi a lungo raggio.



Corsa contro il tempo

La situazione nel Donbass, dunque, resta convulsa. La sensazione è che Kiev stia prendendo tempo, addestrando i suoi uomini con le nuove armi appena ricevute o in dirittura d’arrivo, per poi lanciare una controffensiva. Il tempo, però, oltre ad essere un prezioso alleato, è pure un tiranno perché più passano i giorni e più i russi colpiscono, attaccano, bombardano, uccidono civili e soldati.

Certo è che l’esercito ucraino avrebbe iniziato l’addestramento con i nuovi sistemi missilistici di precisione americani HIMARS, appena spediti dagli Usa. “Secondo un alto funzionario della difesa, l’esercito ucraino – ha raccontato il giornalista della Abc News Matt Seyler su Twitter – ha iniziato l’addestramento per gli HIMARS, inviati dagli Stati Uniti. Gli addestratori americani lavorano con gli ucraini in un luogo sconosciuto fuori dal Paese. La prima fase di formazione dovrebbe durare circa 3 settimane”. Ricordiamo che l’Himars (High-Mobility Artillery Rocket System) è un moderno e complesso multifunzionale su un telaio a ruote e che l’esercito americano ha impiegato queste armi durante la campagna militare in Iraq del 2003 e la Guerra del Golfo. Molto presto potrebbe toccare agli ucraini.

Riorganizzazione

Ma non è finita qui perché, come ha raccontato Il Corriere della Sera, Kiev ha annunciato la conclusione dell’addestramento teorico per i cannoni semoventi PzH 2000, un’altra arma che dovrebbe contribuire a frenare l’avanzata di Mosca. Prima bisognerà però passare all’addestramento pratico, e saranno necessari altri giorni.

In questa fase della guerra Volodymyr Zelensky ha tre obiettivi: ricevere nuove armi, dare morale alle truppe, soprattutto i soldati impegnati nell’epicentro degli scontri, e contrattaccare laddove possibile. Al di là delle armi, gli ucraini devono anche riorganizzare le proprie truppe dal punto di vista numerico e logistico. Servono nuove brigate, ovvero nuovi uomini. È fondamentale annullare qualsiasi problema logistico, soprattuto inerente alla distribuzione di risorse e armi. Prende così forma la guerra di logoramento più classica, che Kiev spera di utilizzare a suo vantaggio, sfiancando l’avversario. In che modo? Subendo sconfitte tattiche in attesa dell’eventuale successo finale.

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