“Ho appena saputo che su ordine del presidente Zelensky è stata presa la decisione di licenziarmi. Stando alle mie informazioni, all’ufficio del presidente non sta bene la posizione attiva in merito alla raccolta dei dati sulla violazione dei diritti umani sui territori occupati”. A parlare è Lyudmila Denisova, ormai ex commissaria per i diritti umani dell’Ucraina licenziata da Volodymyr Zelensky.

Il motivo? In parte per inadempienza e incapacità organizzativa, in parte per aver gonfiato e poi diffuso report delicatissimi sulla guerra in Ucraina, contenenti ipotetici stupri di massa di adolescenti, violenze sessuali su neonati e cifre molto, troppo approssimative per corrispondere alla realtà.

Lo sorso 27 aprile, ha sottolineato l’agenzia Unian, l’ex difensore civico dei bambini Mykola Kuleba aveva accusato Denisova di aver fornito informazioni agli occupanti sul nascondiglio di 58 bambini a Kherson( di quei bambini, oggi, pare si siano perse le tracce) In ogni caso, secondo la diretta interessata, il governo Zelensky disapproverebbe la sua attività “in merito alla raccolta dei dati sulla violazione dei diritti umani nei territori occupati”.



L’allontanamento di Lyudmila Denisova

Fatto sta che, con 234 voti a favore, il Parlamento di Kiev ha sfiduciato la commissaria Denisova. In particolare, ha spiegato Pavel Frolov, parlamentare del partito Servitore del popolo, è stato denunciato il “sistematico inadempimento dei suoi poteri di organizzare corridoi umanitari, di proteggere e scambiare prigionieri, di opporsi alla deportazione di persone e bambini dai territori occupati e di altre attività per i diritti umani, l’incomprensibile concentrazione su numerosi dettagli di crimini sessuali commessi in modo innaturale e stupri di bambini nei territori occupati, che non sono stati dimostrati con prove e che hanno solo danneggiato solo l’Ucraina”. Denisova è stata accusata anche di essere andata all’estero, dopo il 24 febbraio, senza che ci fossero missioni di lavoro.

Report gonfiati e fatti non verificabili

Dal canto suo, Denisova ha puntato il dito contro la procedura di sfiducia avvenuta, tra l’altro durante la legge marziale. “Ci sono delle incongruenze e delle violazioni di 5 articoli della Costituzione. Accetterò ovviamente qualsiasi decisione dei deputati del Parlamento, sia che sia sfiducia o sostegno, ma questo mi ricorda un pò uno Stato totalitario. E dobbiamo ricordare che il nostro sta andando verso l’Europa in cui vige il diritto”, aveva dichiarato prima della votazione della Verkhovna Rada, ovvero del parlamento ucraino.

La stessa commissaria ha denunciato che l’invito ai deputati a votare la sfiducia alla sua figura sarebbe arrivata direttamente dal presidente Volodymyr Zelensky, accusandolo di un atto anticostituzionale.

Denisova, sessantunenne di origine russa, è stata nominata commissaria 4 anni fa; in precedenza era stata ministra nei governi di Yulia Tymoshenko (2007-2010) e Arseniy Yatsenyuk (2014). Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, era una delle fonti ufficiali più citate dai giornalisti di mezzo mondo per riportare le violazioni dell’esercito russo contro la popolazione ucraina. Peccato che i suoi report sull’argomento, con il senno di poi, fossero i meno affidabili di tutti.

Lo scorso 18 maggio, ad esempio, dichiarò che, dall’inizio del conflitto, in Ucraina erano stati commessi 43mila crimini di guerra; una cifra spropositata e fuori dal mondo che non ha mai trovato conferma. Denisova diffondeva notizie di stupri con dettagli impossibili da verificare – e per giunta fin troppo intimi – e fatti, spesso inesatti, dei quali nessuno conosce la fonte. Attenzione: questo non vuol dire che in Ucraina non si siano mai verificati episodi del genere. Denisova ha però deformato la realtà arrecando un grave danno professionale all’informazione e un altrettanto grave danno d’immagine al suo Paese.

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