La crisi del Golfo Persico ora coinvolge anche il Regno Unito, che da subito si è mosso in convergenze con gli Stati Uniti confermando la linea espressa dalla Casa Bianca sulla responsabilità dell’Iran nell’attacco alle petroliere. Nelle scorso re, il ministro degli Esteri Jeremy Hunt ha detto di essere perfettamente in linea con quanto dichiarato dall’amministrazione americana su quanto avvenuto al largo del Golfo dell’Oman. Parole che hanno scatenato anche la protesta di Jeremy Corbyn che ha chiesto al governo di evitare questi annunci quando la verità non è ancora certa. Dopo poche ore, l’ambasciatore britannico a Teheran, Rob Macaire, ha comunicato di aver richiesto un incontro urgente al ministero degli Esteri iraniano dopo che le parole di Hunt avevano scatenato l’ira degli uffici governativi iraniani accusandolo di essere apertamente contrario al Paese mediorientale.

La crisi quindi coinvolge anche Londra, che adesso, come riporta il Times, potrebbe anche essere direttamente partecipe dell’escalation di tensione nel Golfo Persico, non solo da un punto di vista politico ma anche da un punto di vista militare. Secondo il quotidiano britannico, con l’attacco alle petroliere al largo dell’Oman e dopo un mese dalle esplosioni che hanno colpito le navi a largo degli Emirati Arabi Uniti, il governo di Londra ha deciso di inviare i Royal Marines nell’area per proteggere la flotta di Sua Maestà. L’idea, a detta delle fonti militari britanniche, è che circa un centinaio di uomini del 42esimo Commando siano inviati nel Golfo per formare una forza di intervento rapido operando dalla Rfa Cardigan Bay già presente nell’area grazie alla nuova base britannica in Baharain. Insieme alla nave da sbarco, in Bahrain ci sono anche la fregata Hms Montrose appartenente alla classe Type 23 e quattro dragamine.

La task force dei Royal Marines sarà dotata anche di elicotteri e motoscafi e dovrebbe partire alla volta del Medio Oriente già in questi giorni. L’ rimarranno per proteggere le navi militari e mercantili del Regno Unito, difendendo quindi l’interesse strategico di Londra per il Golfo e per il fondamentale Stretto di Hormuz. Un’importanza che è data dai numeri, visto che un terzo del petrolio greggio mondiale passa per quello stretto. Ed è del tutto evidente che per il Regno Unito non possano esserci dubbi sul fatto che deve essere lì anche lui, a dimostrare (e ricordare) che, come spiegato in questa testata, la Gran Bretagna non ha mai messo da parte il suo ruolo di potenza mondiale pur con lo scettro passato in mano all’alleato americano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Secondo il Times, la mossa è in realtà pianificata da tempo. La marina britannica pensava a un rafforzamento della presenza militare nel Golfo Persico da settimane proprio per evitare che la crisi fra Iran e Stati Uniti e gli alleati mediorientali potesse colpire gli interessi britannici. E adesso con l’attacco avvenuto al largo dell’Oman pare si assista semplicemente a un’accelerazione di quanto già predisposto a Londra. Il ministero della Difesa continua a predicare calma dicendo che quanto deciso non è sintomo di un’escalation militare ma una mossa programmata che ora appare sempre più necessario. Ma l’idea è che dietro questa crisi ci sia anche l’interesse di molte potenze a rafforzare la propria presenza: e il Regno Unito c’è. Come sempre.

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