Mentre cresce la tensione per una possibile invasione russa in Ucraina, l’Italia assicura il proprio sostegno alla Nato con l’invio di mille uomini che potrebbero essere dispiegati ai confini orientali dell’Alleanza Atlantica. “L’Italia ha già confermato la disponibilità a fornire il proprio contributo, qualora la Nato decidesse in tal senso” ha dichiarato martedì scorso in Parlamento il ministro alla Difesa Lorenzo Guerini, che ha illustrato in Parlamento la strategia dell’Italia. Il nostro Paese, ha sottolineato il Ministro, è pienamente attivo in “queste iniziative di rafforzamento, innalzando le prontezze operative dei propri assetti e incrementando la partecipazione alle attività operative ed esercitative”. Come riportato dall’Ansa, Guerini è successivamente volato a Riga, in Lettonia, dove opera il contingente italiano schierato nell’operazione Nato “Baltic Guardian”. Sempre nell’area Est dell’Europa altri militari italiani operano in Romania con 4 Eurofighter in un’altra missione, “Enhanced Air Policing Area South”. Ma è possibile che l’impegno italiano si allarghi presto ulteriormente.



Truppe in Romania e Ungheria, ma manca l’ok

Secondo quanto riportato da La Repubblica, l’Italia potrebbe contribuire in una questa misura di deterrenza contro una possibile invasione russa con un battaglione di un migliaio di uomini – reparti di fanteria corazzati – che potrebbe essere schierato in Ungheria, anche se non è esclusa una presenza Italia anche in Bulgaria. Serve tuttavia l’approvazione formale dei Paesi ospitanti, che ad oggi non c’è. E dalle parole pronunciate dal presidente Viktor Orbán, Budapest non sembra essere entusiasta dell’iniziativa: “Nessun nostro alleato venderà la pelle al posto degli ungheresi. Nato o meno, non c’è nessuno che difenderebbe il Paese per noi” ha dichiarato. La decisione ufficiale, in ogni caso, dovrebbe arrivare in occasione della riunione ministeriale dell’Alleanza Atlantica, in programma per il 16-17 febbraio a Bruxelles. Sarà presente anche il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin.

Per la diplomazia italiana, rimane prioritario “conservare” il dialogo con Mosca. Secondo l’ambasciatore Ettore Sequi, Segretario Generale della Farnesina, “sull’Ucraina serve fermezza sui principi ma apertura e disponibilità al dialogo con Mosca”. Situazioni di questo tipo, ha affermato, “sono sempre delicate perché c’è il rischio di escalation, di incidenti. Dal nostro punto di vista riteniamo che ci sia spazio per la diplomazia. La posizione comune è di rimanere fermi sui principi dell’integrità territoriale dell’Ucraina e del suo diritto di determinare il proprio destino in termini anche di alleanze, ma allo stesso tempo vogliamo mantenere la porta aperta al dialogo con la Russia”. Posizione che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha ribadito giovedì scorso all’omologo russo Lavrov.

Diplomazia al lavoro: Putin sente Macron e Biden

Il segretario di Stato americano Anthony Blinken avverte però gli alleati: “Nessuno dovrà sorprendersi qualora la Russia dovesse provocare un incidente che poi userà per giustificare l’azione militare che ha pianificato”. Blinken ha inoltre sottolineato che ” il rischio di un’azione militare russa è abbastanza alto e la minaccia abbastanza imminente” da rendere l’ordine di lasciare l’Ucraina impartito alla maggior parte del personale diplomatico americano “la cosa prudente da fare”. Nel frattempo, si continua a trattare. Ieri il presidente russo ha avuto due colloqui telefonici con il presidente francese Emmanuel Macron e con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Putin ha ricordato ai suoi omologhi che l’Occidente “non fa abbastanza” per costringere l’Ucraina a mettere in atto “gli accordi di Minsk” e ha affermato che la replica russa alle risposte degli Stati Uniti e della Nato sulle garanzie di sicurezza sarà presentata a breve.



L’Eliseo ha dichiarato, dopo i colloqui telefonici di ieri, “di non credere che Mosca stia preparando un’offensiva” contro l’Ucraina. Più pessimista Washington, secondo cui non è chiaro se Mosca intenda raggiungere il suo obiettivo “diplomaticamente” o “usando la forza”. E allora chi vuole la guerra? Secondo un’analisi del think tank Quincy Institute for Responsible Statecraft, i lobbisti ucraini negli Stati Uniti avrebbero messo in atto uno sforzo straordinario nell’ultimo anno per convincere il Congresso americano ad alimentare le tensioni con Mosca. Secondo il rapporto, la maggior parte degli sforzi di “lobbying” di Kiev si sono concentrati sui membri del Congresso, che sono stati sommersi da oltre 8.000 contatti – e-mail, telefonate e riunioni – nel tentativo di convincerli della necessità di bloccare, fra le varie questioni, il gasdotto Nord Stream 2.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.