Ci sono tanti modi di vincere, tanto più se stiamo parlando di una guerra. C’è, ovviamente, la vittoria militare, che consiste nel sopraffare l’esercito nemico grazie alla maggiore potenza di fuoco dell’artiglieria, della flotta navale o dell’aviazione. E poi, tra le altre forme implicite di successo, troviamo anche la vittoria economica. Che magari non funge da cassa di risonanza e mediatica, come nel caso della conquista militare, ma che, ai fatti, risulta essere funzionale ed efficace. Quest’ultimo caso, in sostanza, è ciò che sta accadendo alla Russia in Ucraina.

Mosca non è ancora riuscita a ottenere grandi successi militari, ad eccezione di Kherson, un centro strategico quanto vogliamo, ma che tuttavia non può essere speso a livello propagandistico. Per il resto, Odessa resta ancora una sorta di fortezza inespugnabile, a Kharkiv la resistenza ucraina continua a tenere botta, così come a Mariupol, dove la città sarebbe finita sotto il controllo russo ma l’acciaieria di Azovstal resta un fortino da espugnare. E allora quale può essere è la vittoria ottenuta dagli uomini di Vladimir Putin?



Le conquiste economiche di Mosca

Innanzitutto la Russia, come ha sottolineato Il Messaggero, nel corso della sua avanzata nel quadrante orientale dell’Ucraina, l’esercito russo ha messo le mani sopra una larga porzione di ricchezze naturali. È dal punto di vista economico, dunque, che l’operazione russa può essere considerata parzialmente vittoriosa, al netto delle spese giornaliere investite da Mosca per sostenere la macchina da guerra russa. Pare infatti, stando ad una stima effettuata da Newsweek, che il Cremlino spenda qualcosa come 900 milioni di dollari al giorno.

In ogni caso, qualora la Russia dovesse riuscire a mantenere i territori fin qui conquistati, l’Ucraina dovrebbe salutare gran parte delle proprie ricchezze, o meglio della sua forza economica. Il Donbass è l’esempio più eclatante: qui i russi hanno piantato la loro bandiera in una striscia di terra che arriva nei pressi di Odessa. Ebbene, pare che sotto quei terreni si trovi l’80% circa dei giacimenti di petrolio e gas presenti in Ucraina, oltre a tutte le raffinerie sulle quali poteva contare il Paese.

Gas, carbone, petrolio e terre rare

Continuando l’elenco, Mosca ha preso possesso delle miniere di carbone che sorgono nel Donbass e pure delle piattaforme petrolifere situate nel Mar Nero. Senza scordarsi, infine, degli immensi campi di grano ucraini, visto che Kiev risulta essere tra i principali esportatori al mondo di questo alimento sempre più prezioso.

Non è finita qui, perché sono finiti nel portafoglio del Cremlino anche importanti stabilimenti siderurgici ucraini tra Mariupol e Krivoy Rog e ben quattro porti (manca ancora all’appello, come detto, Odessa).

Considerando che la metà del pil ucraino, circa il 42%, deriva proprio dalle attività di estrazione mineraria, è impossibile negare il colpo, per lo meno economico, subito da Kiev. Altri numeri per capire di cosa stiamo parlando: in Ucraina sono stati censiti 20mila depositi e siti minerari che includono 97 tipi di minerali; il valore stimato di tutto questo si aggira intorno ai 7,5 trilioni di dollari. Entrando nei dettagli, l’Ucraina è la più grande “banca europea” di magnanese, con 2,3 miliardi di tonnellate concentrate nei pressi del bacino del Dnipro. Tra gli altri dati, quasi cento giacimenti di ferro sono invece localizzati tra Mariupol, Kryvyi Rih e Kremenchuk. E potremmo continuare ancora.

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