Che si tratti di inefficienza operativa o di presunta collusione con il nemico, decine di funzionari ucraini sono stati rimossi dalle loro cariche. Tra i nomi più importanti silurati da Volodymyr Zelensky troviamo Ivan Bakanov, capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina, e Irina Venediktova, procuratore generale.

Il presidente ucraino ha presentato al parlamento di Kiev una doppia mozione per valutare la loro destituzione, che sarà decisa durante la prossima sessione plenaria. Sia Bakanov che Venediktova sono stati “sospesi temporaneamente – come ha spiegato il consigliere dell’Ufficio del presidente, Andriy Smirnov – per indagini sulle loro eventuali responsabilità nei crimini contro la sicurezza nazionale e nel loro collegamento con o servizi speciali della Federazione Russa”.

Dopo poche ore, Zelensky ha effettuato un nuovo annuncio, allontanando altri 28 funzionari del servizio di sicurezza, questa volta per “risultati di lavoro insoddisfacenti”. Dal punto di vista giuridico, i licenziamenti di massa sono avvenuti sulla base dell’articolo 47 della Carta disciplinare delle forze armate ucraine. L’articolo è chiaro: un ufficiale o un funzionario può essere rimosso per “mancato esercizio delle funzioni, che ha provocato vittime umane o altre gravi conseguenze” o che ha creato situazioni tali da poter portare a queste conseguenze.



L’ombra del collaborazionismo

Secondo quanto riportato dal New York Times, Zelensky ha preso di mira il “nemico nascosto” di Kiev, ovvero gli ucraini che aiutano la Russia. L’accusa del quotidiano statunitense è sferzante ed emblematica del clima che si sta respirando in Ucraina. Dove le armi occidentali stanno parzialmente arginando l’avanzata di Mosca, ma dove, nel Donbass, le forze del Cremlino continuano nella loro progressiva conquista territoriale.

In ogni caso, nel licenziare Bakanov, il capo dell’intelligence, il presidente ucraino ha fatto emergere un approccio più aggressivo – lo stesso che potrebbe essere impiegato da qui ai prossimi giorni – diretto verso la quinta colonna che starebbe minando lo sforzo bellico dell’Ucraina. Per quinta colonna, va da sé, si intende l’insieme di spie e collaboratori dell’esercito russo radicati nel governo, nelle istituzioni e nella società civile. Tutte queste persone starebbero fornendo un contributo fondamentale alle truppe nemiche.

In particolare, i simpatizzanti russi starebbero segnalando a Mosca le posizioni degli obiettivi ucraini, come guarnigioni o depositi di munizioni. C’è, poi, chi ha dato rifugio agli ufficiali russi e chi ha rimosso gli esplosivi da ponti e infrastrutture strategiche, consentendo alle forze del Cremlino di avanzare. La scorsa domenica, tra voci e indiscrezioni più o meno realistiche, la misura era colma. Zelensky ha effettuato il suo primo rimpasto licenziando Bakanov e Venediktova, spiegando che i due non erano stati abbastanza aggressivi nell’eliminare i traditori.

Caccia alle spie

Zelensky ha fatto quindi sapere che sono state aperte centinaia di indagini per tradimento. Nel mirino di Kiev, ci sono le spie arroccate nelle istituzioni, nelle chiese e nelle agenzie di intelligence, senza dimenticare i cittadini tendenzialmente filorussi presenti nel quadrante orientale del Paese.

Il presidente ucraino ha citato espressamente il servizio di sicurezza nazionale: stiamo parlando di una forza ingombrante, la più grande d’Europa, formata da 27mila dipendenti. Ebbene, i partner occidentali dell’Ucraina ritengono che il servizio abbia troppe aree operative e che sia esposto alla corruzione. Non è finita qui, perché molti dei capi dell’intelligence ucraina si sono diplomati e formati nelle scuole del KGB, e questo lascia aperta per Kiev l’ennesima porta di incertezze sul rischio collaborazionismo in un momento delicatissimo del conflitto.

Zelensky ha affermato che oltre 60 tra pubblici ministri e agenti di intelligence sono rimasti nei territori conquistati dalla Russia e che lì stavano collaborando con Mosca. Ci sono, poi, più di 800 persone sospettate di essere coinvolte in varie azioni di sabotaggio e ricognizione per conto dei russi. La risposta degli ucraini sta nella gestione di 123 gruppi di contro-sabotaggio, per un totale di almeno 1.500 membri incaricati di scovare spie e informatori alleati con il nemico.

Anche perché nelle città e nei villaggi situati nel Donbass, la regione più filorussa dell’Ucraina, le forze di Kiev sono preoccupate per la minaccia rappresentata dai simpatizzanti russi e dalla possibilità che questi possano riferire alle truppe nemiche informazioni militari strategiche. Molti di questi collaborazionisti credono a ciò che fanno e abbracciano la causa russa. Altri, invece, agiscono sulla base di varie promesse di ricoprire, un giorno, posizioni rilevanti nelle future amministrazioni instaurate dalla Russia.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.