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Per la prima volta in otto anni le vie di Damasco tornano a essere decorate e illuminate a festa. Il ricordo dei bombardamenti dell’enclave ribelle del Ghouta orientale – alla periferia est della capitale – è ancora vivo, ma è altrettanto forte la voglia di andare avanti.

“I cristiani siriani sperano che questo sia un Natale di perdono e di riconciliazione”, che possa abbracciare tutto il Paese”. A parlare in un’intervista rilasciata ad Asia News è padre Amer Kassar, sacerdote della chiesa della Madonna di Fatima a Damasco . “La guerra non è dimenticata, il ricordo delle vittime è attuale, molte ferite restano aperte e molti sono i martiri, di tutte le confessioni. Ma bisogna andare oltre e costruire un futuro di convivenza”.

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“In questi giorni di festa l’atmosfera che si respira nella capitale è molto simile al periodo precedente alla guerra”, sottolinea il religioso. “Nelle case, nelle strade e nelle chiese ci si è preparati per il Natale. Le parrocchie sono gremite di persone, le celebrazioni registrano una grande partecipazione e anche nelle strade c’è molta gente”.

“Festeggiare il Natale dopo otto anni di guerra – racconta padre Kassar – senza un sentimento diffuso di paura, è una grande conquista. Per molto tempo i fedeli hanno rinunciato alle celebrazioni per il timore di razzi e mortai”. Nei giorni scorsi, ha aggiunto il sacerdote, “il comune ha fatto un gesto bellissimo, decorando le vie dei quartieri a maggioranza cristiana. Uno spettacolo che attira l’interesse anche dei cittadini musulmani, che vengono a vedere, scattano foto e godono di un’atmosfera di pace, serenità, tranquillità”.

Il religioso ha poi spiegato che ci sono ancora molte difficoltà economiche e che molte famiglie non potranno permettersi regali costosi. “Ma la possibilità di vivere l’Avvento e le funzioni in serenità vale molto”. Quello che serve, ha concluso, “è un passo concreto verso la riconciliazione, anche se non sarà un passaggio semplice per la Siria e i siriani”.

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