Raqqa, l’ultima capitale delle bandiere nere, sta per cadere. I combattenti curdi delle Forze democratiche siriane stanno avanzato, strappando la terra ai jihadisti, che ora si starebbero dirigendo verso sud est, a Deir Ezzor. Ma non tutti possono partire. Anche i combattenti stranieri, contrariamente a quanto annunciato inizialmente, potranno abbandonare la città. A capo della resistenza dei terroristi, ci sarebbe una delle menti degli attentati compiuti dall’Isis il 13 novembre del 2015 a Parigi e il 22 marzo del 2016 a Bruxelles. L’uomo potrebbe essere il belga marocchino Oussama Atar, noto con il nome di battaglia di Abu Ahmad

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I jihadisti sono disorientati. Il loro mondo sta andando in frantumi e, scomparsa Raqqa, si ritroveranno senza capitali. L’idea di Stato islamico non esiste più. Esistono solamente macerie e morti.

Proprio in queste ore, le bandiere nere hanno diffuso un nuovo filmato in cui si vede la decapitazione di un uomo. Non si sa chi sia. Si sa solo che è stato ucciso brutalmente a Raqqa, in piazza. Davanti a tutti. Forse, ma siamo solamente nel campo delle ipotesi, la vittima stava cercando di scappare dall’ormai ex capitale dello Stato islamico, ma è stato fermata e, infine, eliminata. Non sarebbe del resto la prima volta che lo Stato islamico uccide in questo modo chi cerca la libertà.

Dalle notizie che arrivano da Raqqa, le bandiere nere avrebbero instaurato un regime ancora più brutale di quello dei mesi scorsi. E non può essere altrimenti. I jihadisti sono ormai accerchiati e, soprattutto, sono sempre più odiati dalla popolazione che hanno governato col pugno di ferro in questi anni. Nelle ultime ore, inoltre, sono morti circa cento combattenti dell’Isis. 

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Nel frattempo, l’esercito siriano, con il supporto delle forze alleate, ha ripreso il controllo della città di al Mayadin, una delle ultime roccaforti dell’Isis, nella provincia nord-orientale di Deir Ezzor, uccidendo “un gran numero” di terroristi dello Stato islamico. A giugno funzionari dell’intelligence americana avevano annunciato che l’Isis aveva trasferito gran parte delle sue strutture di comando e propaganda da Raqqa ad Al Mayadin.

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