I bersagli principali dei raid ucraini non sono più i veicoli militari russi, né le infrastrutture più comuni, come strade o ferrovie. Da qualche settimana, le forze di Kiev hanno messo nel mirino i depositi di munizioni controllati dal Cremlino.

I nuovi sistemi lanciarazzi a lunga gittata ricevuti dall’Occidente consentono all’esercito ucraino di colpire in profondità, ben oltre le linee nemiche. Considerando che i russi mantengono ancora un vantaggio piuttosto evidente, soprattutto per quanto riguarda l’artiglieria, gli ucraini hanno pensato bene di mettere nel mirino i centri di stoccaggio rivali.

Siamo entrati in una fase di guerra particolare, visto che il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato una sorta di pausa operativa, così da permettere ai soldati russi di riorganizzarsi dopo la doppia conquista di Severodonetsk e Lysychansk. Allo stesso tempo, il Cremlino continua a lanciare missili in Ucraina, quasi a voler ricordare che l’avanzata russa non è terminata e che riprenderà al più presto. Per cercare quanto meno di ridurre lo svantaggio nei confronti dei nemici attorno all’epicentro del conflitto (leggi: Donbass), Kiev ha iniziato ad utilizzare gli Himars per distruggere i depositi di munizioni controllati da Mosca a sud ed est.



La logistica di Mosca

L’obiettivo dell’esercito ucraino appare evidente: privare i russi delle munizioni, silenziarne le armi, e dunque rendere inutilizzabile il loro vantaggio militare. Mosca avrebbe perso la maggior parte delle sue strutture sparse nel Donbass: se così fosse, la logistica del Cremlino dovrebbe affrontare un problema non da poco, dal momento che l’afflusso di rifornimenti al fronte dipende per lo più dalla rete ferroviaria.

Spieghiamo meglio. Dal 2014 in poi, la Russia ha costruito decine di depositi di munizioni nei pressi delle stazioni ferroviarie dei territori conquistati. La vicinanza non è affatto casuale: l’esercito russo, infatti, pecca di unità logistiche, in particolare di apposite unità di trasporto. Questo significa che rifornimenti e munizioni russe vengono caricate a mano sui treni e così trasportate verso il fronte. Una volta giunta a destinazione, la mercanzia viene scaricata, sempre a mano, e caricata su vari camion, per poi essere consegnata alle unità militari impegnate in prima linea. Il procedimento è dunque lungo, farraginoso e dispendioso in termini di tempo.

Finché gli ucraini non avevano a disposizione Himars con razzi guidati dal Gps e altre armi dotate di estrema precisione, la Russia spediva in Ucraina migliaia di tonnellate di munizioni via treno, le stoccava in appositi magazzini non distanti dalle stazioni ferroviarie, e inviava i camion delle unità più vicine a recuperare i preziosi carichi (non solo munizioni, ma anche carburante, cibo e ricambi). Adesso la situazione rischia di cambiare, o quanto meno di complicarsi, perché se l’esercito russo non può utilizzare questo sistema, il suo intero assetto logistico rischia di saltare in aria.

La contromossa di Kiev

Anziché attaccare frontalmente i russi, l’esercito ucraino sta insomma cercando di “spuntarne” le armi e danneggiarne il sistema logistico sopra descritto. Le nuove capacità di artiglieria delle forze di Kiev, infatti, hanno due effetti. Il primo: in questo modo la Russia sta perdendo migliaia di tonnellate di munizioni che, altrimenti, avrebbe utilizzato per colpire bersagli ucraini. Il secondo: Mosca è chiamata a sostituire le munizioni perse, senza tuttavia riuscire a produrre più materiale bellico di quanto ne sta perdendo. Pare, infatti, che il Cremlino sia stato costretto a spedire vecchie munizioni sovietiche dalla Bielorussia al Donbass.

Giusto per sintetizare i raid principali, il 16 giugno, gli ucraini hanno fatto saltare in aria un deposito di munizioni russo a Krasny Luch. Il 25 giugno è toccato alle scorte di munizioni a Iyzum e Svatove. Due giorni dopo è stata la volta delle strutture situate a Zymohiria e Rodakove, quindi sono saltate in aria le munizioni stoccate a Perevalsk (28 giugno) e Stakhanov (30 giugno). Il 4 luglio Kiev ha puntato su Snijne e Donetsk, mentre il giorno prima ha colpito un importante deposito di munizioni russe situato all’aeroporto di Melitopol. Vedremo se la tattica adottata dall’Ucraina produrrà gli effetti sperati.

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