Un no comment di fatto quello che giunge dal Cremlino circa i rumors sull’ennesimo cambio al vertice: da Mosca, infatti, i piani alti non sono in grado di confermare o smentire le notizie riguardanti la nomina del colonnello generale Alexander Lapin, per molti già Capo dello stato maggiore delle forze di terra russe da giorni.

Nella giornata odierna, infatti, si sono susseguite una serie di agenzie e ipotesi che, stante la promozione di Lapin, vorrebbero quest’ultimo al posto di Valerij Gerasimov, del generale Oleg Salyukov oppure del generale Vasily Tonkoshkurov. Inutile sottolineare che, nel primo caso, la valenza della sostituzione non sarebbe meramente “tecnica” ma, gravemente, politica.

Nè conferme nè smentite

Secondo l’agenzia Tass, a quasi un anno dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, Vladimir Putin avrebbe destituito il Capo di Stato Maggiore e vice Ministro della Difesa Valerij Gerasimov, in carica dal 2012, sostituendolo con il Generale Lapin. Nel dare la notizia la Tass cita fonti “vicine al ministero della Difesa”, ma il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, non conferma, né smentisce le informazioni sulla nomina: “Non posso né confermare, né smentire. Sapete che ci sono decreti presidenziali aperti e decreti presidenziali classificati come ‘segretì. Tra i decreti pubblicati non c’è ancora un decreto di questo tipo”.

Tuttavia, che ne parli la Tass, incalzando perfino Peskov, è indicativo di tensioni in atto. Il Generale Lapin, infatti, non è un uomo qualunque: viene considerato vicino alle posizioni dell’ala oltranzista favorevole alla guerra ad oltranza in Ucraina. Fino ad ottobre scorso, Lapin occupava il carico di comandante del gruppo di truppe russe “Centro”, coinvolto nell’operazione speciale in Ucraina.

L’ombra di Kadyrov

In precedenza, il generale era stato criticato dal leader ceceno Ramzan Kadyrov, che l’aveva chiamato “mediocre” e l’aveva accusato di insuccessi nelle direzioni di Lyman, Torske e Yampolivka nella regione di Donetsk e Terni nella regione di Sumy. A suo dire, il generale non era riuscito a portare al fronte le truppe, le linee di comunicazione, il coordinamento e le munizioni necessarie. Kadyrov, che aveva dimostrato in diverse occasioni in passato di riuscire a influenzare le politiche del Cremlino, aveva ricordato che lo scorso giugno era stato conferito a Lapin il titolo di Eroe della Russia per aver preso il controllo di Lysychansk anche se “di fatto non era presente sul campo e neanche nei dintorni del fronte”. Lapin gode “del sostegno dei vertici dello stato maggiore”, tuonò contro i media, usando il termine “nepotismo”.

Kadyrov aveva descritto Lapin come un “mediocre”, riferendo di aver avvertito il Capo di stato maggiore, Valery Gerasimov, del pericolo posto dalla sua pianificazione. Eppure, una settimana dopo, il generale aveva trasferito il suo quartier generale a Starobilsk, a un centinaio di chilometri dai suoi sottoposti, trasferendosi lui stesso a Luhansk. “Come può gestire con rapidità le sue unità trovandosi a 150 chilometri di distanza? A causa dell’assenza di una logistica militare di base, oggi abbiamo perso diversi insediamenti e un vasto territorio”, aggiungeva il macellaio di Grozny sui suoi canali social.

Chi è il Generale Lapin

Ma mentre il silenzio di palazzo si fa assordante, da un’altra agenzia di stampa, la Rbc, giunge un’altra conferma, citando fonti del ministero della Difesa di Mosca. Il media Ura.Ru, a sua volta, riferisce della nomina, a partire da ieri, 9 gennaio. Per la Tass, invece, citando fonti vicine al dipartimento militare, sarebbe avvenuta alla fine del 2022. Alla fine di ottobre era stata diffusa la notizia, mai confermata, della sua rimozione dal comando del Distretto militare centrale. Nessuna di queste fonti, tuttavia, precisa chi sarebbe il rimpiazzato.

Il generale è nato nel 1964 a Kazan. Nel 2017 era stato nominato Capo di stato maggiore del raggruppamento delle truppe russe in Siria e nel novembre dello stesso anno aveva assunto il comando del Distretto militare centrale. Da ottobre 2018 a gennaio 2019 aveva comandato un gruppo di forze in Siria. Durante l’operazione in Ucraina, ha comandato fino allo scorso ottobre il gruppo militare di Centro, che ha preso parte alle battaglie per Lysychansk, nella regione di Donetsk. Il 4 luglio scorso, come aveva ricordato Kadyrov, gli è stato conferito il titolo di Eroe della Russia da Vladimir Putin.

Anche i blogger di guerra, diventati una vera e propria autorità in materia, oltre che il microfono di una fazione nell’opinione pubblica russa, al contempo insorgono contro di lui: accusano Lapin per le sconfitte dell’esercito russo a Izyum e Balakliya e per la ritirata dalla regione di Kharkiv, definita dal ministero della Difesa un semplice “raggruppamento”.

Un messaggio ai falchi?

La promozione del generale Lapin, da comandante del Distretto militare centrale a capo di stato maggiore delle forze di terra, non può essere non letta, se sarà confermata la notizia data dalla Tass, anche come una risposta a Kadyrov, e a tutti quelli che chiedono al Cremlino un impegno ancora più deciso e distruttivo nella guerra contro l’Ucraina. Fazione di cui fanno parte anche il fondatore della Wagner, Evgheny Prigozhin, e il vice Presidente del Consiglio di sicurezza nazionale, Dmitry Medvedev.

Il 27 ottobre, Kadyrov aveva nuovamente criticato Lapin, affermando che il generale era responsabile del nuovo slancio offensivo delle forze armate ucraine nell’area degli insediamenti di Terny, Torskoye e Yampolovka. “Negli ultimi giorni ho cercato di stabilire un contatto con lui tramite i miei comandanti delle forze speciali. Ma i miei ragazzi non riescono a trovarlo. Il comandante non dovrebbe essere al suo posto e in contatto con i suoi colleghi? Lapin era stato messo all’angolo, dopo essere stato accusato di aver puntato la pistola alla tempia dei soldati appena reclutati nell’ambito della mobilitazione generale minacciando di ucciderli e di lasciarli senza cibo, acqua e sonno. Avrebbe, inoltre, conferito una onorificenza speciale al figlio Denis, comandante di reggimento impegnato a Chernihiv e Sumy malgrado le ingenti perdite subite, come ha denunciato l’intelligence ucraina citando intercettazioni.

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