Nella giornata del 2 ottobre nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk si sono tenute le “primarie” delle elezioni amministrative.cristiani_sotto_tiroNonostante la loro denominazione “Praimeriz”, non avevano lo scopo di eleggere il candidato premier delle rispettive repubbliche, ma il compito di scegliere i personaggi a carica elettiva alla guida dell’amministrazione di Donetsk e Lugansk.Ho seguito questo evento a Donetsk; secondo i dati ufficiali rilasciati dal presidente della Commissione elettorale Oleg Balykin, in questa città sono stati distribuiti un totale di 1.324.000 bollettini (così vengono chiamate le schede elettorali).Si è votato su tre schede per eleggere: il sindaco di Donetsk (5 candidati sulla scheda), i capi delle varie circoscrizioni amministrative della città, i deputati del Consiglio cittadino (due candidati su ognuna delle due schede).I seggi sono rimasti aperti per dodici ore, dalle otto di mattina alle otto di sera.  In base ai risultati finali pubblicati nella mattinata del 3 ottobre, nella città di Donetsk si sono recati al voto 370.517 elettori. Considerando che prima della guerra la città contava quasi un milione di abitanti, se togliamo il numero di coloro che se ne sono andati a causa delle ostilità e di chi non ha ancora l’età per votare, senza ricorrere a particolari calcoli matematici, l’affluenza alle urne appare rilevante.I seggi elettorali sono stati allestiti nei vari edifici pubblici, soprattutto nelle scuole; ad accogliere i votanti non c’era solo il personale impiegato ai seggi, ma anche le stesse scolaresche dove gli alunni, se delle elementari, o gli studenti, se del ginnasio o delle scuole superiori, all’entrata si esibivano in canti, spettacoli vari, danze tradizionali in costume..La popolazione di Donetsk è riuscita a trasformare questo evento elettorale in una specie di grande festa popolare, complice del successo la splendida giornata di sole. Fuori dai seggi, anche molte bancarelle dove era possibile acquistare: dolci, torte fatte in casa. Un piatto di soldatskaia kasha (porridge composto da grano saraceno, arricchito in questo caso con pezzetti di carne) e te bollente venivano offerti a tutti coloro che ne faceva richiesta.[Best_Wordpress_Gallery id=”288″ gal_title=”Elezioni_Donbass”]Spostandomi su sette diverse sezioni elettorali in vari quartieri di Donetsk ho avuto modo di seguire, soprattutto di osservare, lo svolgersi di queste elezioni. Con piena libertà all’interno delle sezioni elettorali ho potuto: fotografare, filmare, fare domande agli elettori…nessuno mi ha mai ostacolato. Il personale docente degli istituti scolastici che coadiuvava il lavoro ai seggi, spesso mi ha poi fatto visitare l’edificio della scuola, come ad esempio nella sezione elettorale n°131 presso il ginnasio umanistico n°33. La scuola due anni fa è stata bombardata, mi hanno mostrato le fotografie della tragedia, l’edificio è stato riparato al più presto con gli stessi docenti al lavoro nelle squadre edili. Su una parete gli studenti hanno posto una scritta che può essere considerata un motto di questo conflitto: “La mia città sta ritta nel sangue per non piegarsi sulle ginocchia”.Nonostante la guerra sia ancora in corso, anche se a bassa intensità rispetto al passato (di notte come da “consuetudine” si sente ancora in lontananza il fragore dei colpi e delle esplosioni), tutto si è svolto in maniera tranquilla e nella più totale regolarità.Queste consultazioni elettorali benché di tipo locale e amministrativo mandano all’esterno della regione e alla comunità internazionale un segnale molto forte: la nuova Repubblica in maniera autonoma è in grado di gestire a livello organizzativo la conduzione di eventi elettorali nel completo rispetto dei previsti standard di sicurezza e trasparenza; quindi una grande prova di civiltà e democrazia. Rappresentano inoltre un test generale, pienamente riuscito, per eventuali prossime elezioni. Allo stesso tempo, a livello interno, palesano un entusiasmo e un’adesione popolare che esprimono un profondo desiderio di girare pagina. Gli abitanti del Donbass con l’indipendenza da Kiev (le due Repubbliche secessioniste “di fatto” sono separate dall’Ucraina) si sentono ora protagonisti della propria storia. Questa loro sensazione è palpabile nell’aria. In occidente, ad ogni appuntamento elettorale, sappiamo quanto sia invece frequente l’assenteismo, proprio per la mancanza di fiducia verso ciò che si dovrebbe votare.Chiedo: “Vi siete sempre recati a votare con tanta determinazione?” mi risponde Anna, una signora sulla cinquantina che sta uscendo dal seggio: “Durante il periodo dell’Ucraina, non c’è mai stata piena libertà, adesso invece le cose sono cambiate, finalmente siamo padroni del nostro destino”. Il presidente di un seggio elettorale mi racconta che solo alle ultime presidenziali, quelle del 2010, dove venne eletto democraticamente e legittimamente il presidente Viktor Yanukovich, ci fu una grande mobilitazione popolare e mi spiega anche il motivo: “Temevamo potesse vincere Yulija Timoshenko, il Paese con il precedente presidente Viktor Yushenko aveva già preso un preoccupante orientamento antirusso che spaventava tutti noi, cittadini del Donbass”.Secondo la vulgata di Kiev, spesso adottata in occidente (per tutta una serie di ragioni politiche che fanno principalmente capo all’attuale tensione tra gli Usa e la Russia), i territori delle due Repubbliche secessioniste sarebbero sotto il giogo di un’occupazione militare russa “terrorista”, dalla quale gli abitanti della regione vorrebbero liberarsi al più presto per tornare a far parte dell’Ucraina. Questa versione, che smentisco fermamente, per chi è stato sul posto, fa semplicemente sorridere.In ultima analisi la frontiera tra la le due Repubbliche e la Russia è aperta a tutti; nel Donetsk e nel Lugansk le “famose” interminabili “black list” di Kiev che vietano l’entrata di giornalisti.. e in genere di tutti coloro che Kiev avverte come “nemici”, non esistono, chiunque vi può entrare per valutare la situazione con i propri occhi.

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