È stato raggiunto dopo oltre un anno e mezzo di trattative, a poche settimane dal Natale ortodosso, l’accordo per uno scambio di prigionieri senza precedenti tra le autorità di Kiev e i ribelli delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk.

L’annuncio dell’intesa è arrivato ieri, al termine di un incontro a Mosca mediato, secondo l’agenzia Ansa, dai vertici della chiesa ortodossa russa. Lo scambio, il più importante dall’inizio della guerra, è cominciato mercoledì alle 13 italiane, quando, secondo alcuni testimoni oculari, sulla linea del fronte nei pressi di Gorlovka, roccaforte filo-russa a 40 chilometri a nord-est di Donetsk, è arrivato il primo gruppo di 15 prigionieri ucraini.

Nella zona individuata per lo scambio, secondo quanto riferisce l’agenzia Nova citando l’emittente televisiva ucraina Hromadske, è stata sospesa la connessione ad internet ed è stato bloccato il transito dei mezzi civili. I rappresentanti delle due repubbliche separatiste del Donbass sono arrivati accompagnati dalle auto degli osservatori dell’Osce. In totale, 380 persone dovevano essere coinvolte nello scambio: 306 quelle rilasciate dalle autorità ucraine – non è chiaro se tra loro ci siano anche civili – e 74 i militari di Kiev liberati dai separatisti.

Secondo il network di informazione russo Sputnik, nei mesi scorsi il rappresentante ucraino del gruppo umanitario per il Donbass aveva chiesto al presidente russo Vladimir Putin, di sostenere l’ipotesi di uno scambio di prigionieri. Sarebbe stato proprio il capo del Cremlino, nel mese di novembre, a mediare con i leader separatisti e, successivamente, a fare pressioni sul governo di Kiev perché lo scambio potesse avere luogo entro il 2017.

Nei giorni scorsi il presidente ucraino Petro Poroshenko aveva detto alla cancelliera tedesca Angela Merkel di essere disponibile a lavorare per attuare un rapido scambio dei prigionieri tra i due schieramenti in conflitto. La data del 27 dicembre, sempre secondo Sputnik, è stata infine fissata in un incontro tra i leader filo-russi Alexander Zakharchenko e Leonid Pasechnik, il rappresentante di Kiev, Viktor Medvedchuk e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill.

Lo scambio è stato completato nel pomeriggio di mercoledì, non senza polemiche. Secondo Russia Today che cita l’Ombudsman ucraina, Valeria Lutkovskaya, “non tutti i prigionieri nella lista di Kiev” sono stati portati sulla linea del fronte per essere scambiati. Alcuni, secondo la rappresentante ucraina, si sarebbero rifiutati, infatti, di tornare nelle repubbliche filo-russe. Una versione, questa, smentita però dall’avvocato Valentin Rybkin, il quale ha dichiarato alla Tass che nessuno dei suoi otto assistiti sarebbe stato condotto sul luogo dello scambio e che le informazioni prodotte dall’Ucraina sul rifiuto di alcuni prigionieri di essere scambiati sarebbero “false”.

Lo scambio di prigionieri è una delle misure chiave previste per l’implementazione degli accordi per il cessate il fuoco siglati a Minsk nel febbraio del 2015 e rappresenta un significativo passo avanti nel conflitto nel sud-est dell’Ucraina che dal 2014 ha mietuto oltre 10mila vittime.

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