Guerra /

La fine del quarto mese di guerra vede l’esercito russo in procinto di sigillare il saliente di Severodonetsk. Rapporti indicano che alle ultime forze ucraine che combattono nella città sia stato ordinato di ritirarsi, mentre anche il destino della vicina Lysychansk inizia a sembrare sempre più precario, con le truppe ucraine che dopo aver attraversato il fiume che le separa con mezzi di fortuna, corrono il rischio di venire accerchiate più a sud: i russi rivendicano vittorie nella regione meridionale di Lysychansk, nonché la presa della sacca di Zolote, dove sarebbero rimasti imprigionati dagli 800 ai 1000 soldati di Kiev. Sembra anche che le forze russe abbiano preso il controllo dell’autostrada Seversk-Lysichansk, respingendo i contrattacchi ucraini e causando ingenti perdite.

Il Donbass, però, è ancora lontano dall’essere conquistato: la strada per Kramatorsk è ancora lunga, stante il fatto che in tutta la regione l’esercito ucraino, dal 2014, ha potuto trincerarsi con diverse linee di difesa.

A sud la situazione vede contrattacchi di alleggerimento dell’esercito di Kiev: le controffensive ucraine hanno avuto un certo successo lungo il fronte nell’ovest della regione di Donetsk e nella regione di Zaporizhzhya, dove i russi si sono limitati a rispondere con l’utilizzo di sistemi lanciarazzi multipli e qualche incursione di elicotteri da attacco vicino a Hulyaypils’ke, Bilohir’ya, Staroukrainka, colpendo anche i villaggi di Antonivka, Vuhledar e Zolota Nyva. Sembra che a Kherson il contrattacco ucraino sia più strutturato, al punto che le avanguardie sarebbero in avvicinamento ai sobborghi della città, come mostrato da alcune immagini giunteci dai social.

Nel nord, invece, l’esercito russo sta lentamente ma costantemente riguadagnando posizioni nell’area di Kharkiv, dove sono rientrati a Pytomnyk, ma è tutto quel settore a vedere un lento arretramento delle forze ucraine, quasi costantemente bersagliate dal tiro dell’artiglieria russa. Risulta anche che l’Isola dei Serpenti sia tornata sotto attacco, ma non ne è ancora chiara l’entità, con la propaganda di Mosca che parla addirittura di un tentativo (sventato) di riconquista, ma Kiev non ha forze in grado di poter effettuare uno sbarco, pertanto si crede che possa essere solo un altro raid effettuato per cercare di colpire il naviglio russo coi rifornimenti e le posizioni sull’isolotto che è strategico per l’interdizione aeronavale in quella parte del Mar Nero.

Quanto visto sino a oggi ci permette di azzardare l’ipotesi che la seconda fase del conflitto stia per chiudersi, e che nel giro di una o due settimane vedremo l’aprirsi della terza. Sempre da fonti open source di intelligence ci giungono infatti immagini di treni carichi di carri armati russi di vario tipo (T-80 ma anche vecchi T-62) in movimento in Russia, ma soprattutto è in prossimità del fronte che stiamo assistendo a una nuova mobilitazione di mezzi che lascia supporre che lo Stato maggiore russo stia per far partire una nuova offensiva: a Mariupol, la città che ha resistito per mesi stretta nell’assedio russo, diversi camion carichi di veicoli blindati sono stati visti in movimento verso ovest, mentre a Makiivka, a 15 chilometri dalla città di Donetsk, altri camion che trasportano veicoli corazzati sono stati visti in marcia. Si può quindi pensare che Mosca, una volta eliminata la resistenza ucraina in tutta quella regione che va da Severodonetsk a Kramatorsk, comincerà l’operazione per dare profondità strategica al Donbass arrivando sino al fiume Dnepr, portando così a compimento la (ri)nascita della Novorossiya.

Dal punto di vista delle operazioni aeree, anche quelle che vedono il lancio di missili da crociera, esse sembrano concentrarsi in supporto delle forze terrestri, e le Vks (Vozdushno-kosmicheskie Sily), le Forze Aerospaziali russe, stanno usando ancora una volta tutto quello che hanno, compresi i bombardieri strategici Tu-22M3 (Backfire in codice Nato) già visti in azione nel Donbass e su Mariupol a partire dall’inizio della “fase due” del conflitto, a metà aprile. Sappiamo che questi bombardieri hanno lanciato, nel corso delle operazioni, anche i vecchi missili da crociera Kh-22 (AS-4 Kitchen in codice Nato) risalenti ai primi anni ’60, pensati per utilizzare una testata nucleare e pertanto molto poco precisi. Qualcosa che ha confermato i sospetti che le scorte di questa particolare tipologia di vettore siano in rapido esaurimento.

In questa guerra d’attrito però è l’Ucraina che sta avendo la peggio come, in tempi non sospetti, vi avevamo ampiamente predetto e nonostante gli aiuti militari occidentali che, comunque, stanno arrivando col contagocce (non saranno certo 4 o 8 Mlrs tipo Himars a cambiare le sorti del conflitto). L’unica speranza per Kiev è resistere quanto più possibile cercando di infliggere le massime perdite possibili al nemico, confidando che così si possa giungere a un cessate il fuoco, ma è del tutto ingenuo pensare che l’esercito ucraino sia in grado di ricacciare gli invasori: le forze russe e alleate ammontano a circa 200mila uomini, mentre l’Ucraina ha mobilitato un esercito di oltre 250mila con circa 400mila appartenenti alla riserva (su 900mila in totale), ma la Russia non ha indetto nessuna mobilitazione – sebbene nel Paese siano comparsi, qua e là, chioschi per l’arruolamento – mentre l’Ucraina ha effettuato una mobilitazione generale crescente da quando è cominciato il conflitto. Mosca in questo momento è in inferiorità numerica con un rapporto di 3 a 1, e sta comunque mantenendo l’iniziativa sul campo e conquistando terreno lentamente ma costantemente nonostante i gravi errori commessi all’inizio di questa guerra.

Secondo il governo ucraino, poi, i proiettili per la maggior parte della sua artiglieria sta finendo i proiettili, in parte a causa di una campagna russa clandestina di sabotaggio avvenuta negli ultimi otto anni, ma soprattutto perché si tratta prevalentemente di sistemi di fabbricazione russa, quindi con un calibro diverso rispetto a quelli in uso in occidente e forniti a Kiev (come gli obici M-777).

L’esercito russo, però, lo ribadiamo ancora una volta, non è quel rullo compressore che tutti si aspettavano per colpa di gravi carenze strutturali dovute a una riforma mai del tutto messa in atto ma soprattutto per la confusione tattica dell’impiego dei BTG (Gruppi Tattici di Battaglioni) spesso anche mal comandati e non al completo: qualcosa confermato dai numerosi avvicendamenti al comando di unità maggiori (le CAA – Combined Arms Army) e dei “fronti”.

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