Dopo l’attacco chimico di questa mattina, è stato raggiunto un accordo tra il governo di Damasco e i miliziani dell’Esercito dell’islam, che verranno evacuati nel nord del Paese, a Jarablus, entro 48 ore. Si conclude così la resistenza dei jihadisti nella Ghouta orientale e, di fatto, lo stato di assedio che la capitale siriana è costretta a vivere da sei anni. Diversi autobus, come mostra l’agenzia governativa Sana, sono già arrivati a Douma per trasferire i ribelli, che prima dovranno liberare i prigionieri incarcerati ad Altawba.

Nei giorni scorsi, fonti siriane facevano sapere che le difficoltà nell’arrivare un accordo con l’Esercito dell’islam erano legate principalmente al grosso bottino che i jihadisti volevano portare con sé. Al momento, non si sa che fine faranno quei soldi (provenienti in gran parte dell’Arabia Saudita).

In questi anni, i jihadisti dell’Esercito dell’islam hanno governato col pugno di ferro sulla popolazione della Ghouta. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei civili chiusi dentro le gabbie per essere usati come scudi umani dai jihadisti. Quegli stessi jihadisti dipinti, troppo spesso, come “ribelli moderati” dai giornali occidentali. 

Ma, soprattutto, è finito l’incubo per gli abitanti di Damasco, continuamente bersagliati dai terroristi. Gli ultimi colpi di mortaio sul quartiere di al-Mezzeh e sulle aree di Abu Remmaneh e Ish al-Warwar hanno provocato la morte di almeno 8 civili.

Un uomo feriti dai colpi di mortaio lanciati ieri dai jihadisti della Douma

Nargess, che vive a Damasco e che ha vissuto la minaccia jihadista sulla propria pelle, ci racconta: “Mi tornano in mente i momenti in cui piangevamo perché i terroristi avevano rapito dei poveri innocenti dalle loro famiglie e dalla loro vita per trattarli selvaggiamente e per far scavare loro dei tunnel per distruggere il loro stesso Paese, la Siria, la culla della civiltà”. “Ora, mi sento come quei prigionieri che sono stati rilasciati. Mi sento finalmente libera”, conclude Nargess. L’incubo, per Damasco, è finito.

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