L’offensiva russa in Ucraina? Non starebbe andando come sperato perché non abbastanza brutale. Da qui il consiglio rivolto direttamente a Vladimir Putin: è necessario “chiudere gli occhi di fronte a tutto e consentire di farla finita in un paio di giorni”. Insomma, non è un caso che Ramzan Kadyrov, temibile leader ceceno fedelissimo del presidente russo, sia stato soprannominato “macellaio”.

E proprio Kadyrov, nei giorni scorsi, aveva diffuso un video nel quale spiegava di trovarsi a nord di Kiev. Sottinteso: pronto a sferrare il colpo decisivo all’esercito ucraino e consegnare la vittoria a Mosca. Peccato che Kadyrov non si trovasse né nei pressi della capitale sotto assedio né tanto meno in Ucraina.

Le immagini diffuse dai media ceceni lo hanno immortalato nella “sua” Grozny, Cecenia, intento a incontrare il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Nikolai Patrushev. Nel giro di poche ore, dunque, il “macellaio” ceceno è apparso prima in abiti militari ed elmetto, circondato dai suoi uomini e sostenendo di essere a un passo da Kiev, poi si è materializzato in un contesto ben diverso, faccia a faccia con il segretario Patrushev.

Bluff o “strategia”?

Piccola premessa. Secondo alcuni analisti, il leader ceceno si sarebbe spinto in Ucraina per cancellare le notizie della presunta disfatta dei combattenti d’èlite ceceni sul campo. Figlio dell’ex presidente Akhmad Kadyrov, Kadyrov sarebbe stato tra i pochissimi nella cerchia ristretta del presidente russo a sapere in anticipo dei piani per un attacco su vasta scala al Paese confinante. Ma che cosa è successo realmente? Ci sono due ipotesi plausibili.

La prima: Kadyrov non è mai arrivato in Ucraina. In tal caso, i messaggi pomposi rivolti al mondo intero non sarebbero stati nient’altro che pura e semplice propaganda al servizio del Cremlino. Un modo come un altro per intimorire gli ucraini, magari utilizzando la sanguinosa aura che circonda il “macellaio” ceceno. Arriviamo alla seconda ipotesi: Kadyrov, quando ha girato il filmato ormai diventato virale, si trovava davvero a nord di Kiev. Ma in un altro giorno rispetto a quando è stato diffuso e con un ruolo diverso.

Il Corriere della Sera ha paventato l’eventualità che i ceceni possano esser stati mobilitati da Mosca per ricoprire la carica di “guardiani“, ovvero di polizia militare, nelle aree conquistate, oppure quella di “compagnia di disciplina” per rimettere in riga eventuali elementi russi fragili e disertori. Sembrerebbe, tuttavia, che l’eccessiva sovraesposizione mediatica di Kadyrov abbia infastidito – e non poco – i committenti moscoviti, nonostante questi abbiano un effettivo bisogno del suo supporto e dei suoi uomini.

Ceceni e siriani

La Russia, oltre al supporto dei ceceni, si è affidata al reclutamento di un indefinito numero di combattenti provenienti dalla Siria. Per quanto riguarda i primi, non conosciamo con esattezza il loro numero, anche se le stime variano dalle 10mila alle 70mila unità. Alcuni analisti hanno in ogni caso evidenziato la presenza delle truppe cecene della Rosgvardiya, e cioè la Guardia nazionale, nei pressi di Kiev già il 27 febbraio. C’è, poi, chi sostiene il loro coinvolgimento nell’assalto alla periferia occidentale di Kiev e all’aeroporto di Gostomel.

Capitolo siriani. Sono stati definiti da Mosca come volontari, anche se altre fonti parlano di arruolamento in cambio di denaro e prestigio (dai 400 ai 1000 dollari al mese). Sarebbero impegnati nel Donbass, probabilmente impiegati da Mosca per presidiare le zone conquistate. E questo nonostante varie fonti sostengano che non siano particolarmente preparati ad affrontare gli ucraini. Certo è che eventuali perdite siriani non andrebbero a impattare più di tanto sull’opinione pubblica russa.

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