Un drone da ricognizione dell’Aeronautica militare sarebbe stato abbattuto oggi nei cieli della Libia. I resti del relitto in fiamme e lo foto di un “ala” dove spicca la coccarda con il tricolore – segno di inconfondibile riconoscibilità – sono apparse in diversi post diffusi su Twitter nelle ultime ore.

Secondo quanto riportato dal sito specializzato nel monitoraggio di aerei militari Itamilradar.com, le informazioni relative a quello che era stato dichiarato essere un “drone turco abbattuto” dal comandante della zona militare occidentale dell’Esercito Nazionale Libico, Generale Mabrouk Al-Ghazawi, riguarderebbero invece un drone militare italiano abbattuto dalle difese aeree nel Nord della Libia – il velivolo stava svolgendo quella che potrebbe essere confermata come una “missione di ricognizione” nei pressi della città di Tarhouna.

A dimostrarlo sarebbero le immagini del relitto – pubblicate dal sito web locale “Africagate” – nelle quali si distingue chiaramente la sezione di un’ala che verosimilmente appartiene a un drone di produzione statunitense General Atomic RQ-1 “Predator”, o ,a giudicare dal disegno e dal profilo, un MQ-9A “Predator B” (già noto con il nome di Reaper). L’ala riporta una coccarda – segno di riconoscimento degli aerei da guerra risalente alla prima guerra mondiale – compatibile con quella italiana: cerchio rosso, bianco o verde. Mentre le insegne dell’Aeronautica turca sono rappresentate da una coccarda rossa e bianca. Questo dovrebbe bastare ad identificare la nazionalità del velivolo abbattuto.

Sia il “Predator”, che il suo successore MQ-9 “Reaper” sono Aerobomibili a Pilotaggio Remoto in forza alla nostra Aeronautica Militare. Impiegati in missioni di sorveglianza, ricognizione – a differenza da quelli in forza ad altre aeronautiche che sono settati per condurre anche ricognizione armate e missioni interdizione o attacco al suolo, specialmente nelle operazioni “Hunter Killer” e “Targeting Leader”. Questi velivoli a pilotaggio remoto, con elevata autonomia ed elevate altitudini, hanno una lunghezza di 8,22 metri e un’apertura alare 14,8 metri per il modello “Predator”, e di 11 metri con apertura alare 20 metri per il modello “Reaper”. Dotati di radar “synthetic aperture” e videocamere elettrolitiche forniscono in tempo reale immagini e dati alla base dalla quale decollano e dalla quale sono guidati in volo da una coppia di operatori. Nel caso venisse confermato si trattasse di un drone italiano, esso sarebbe potuto decollare dalla base di Sigonella, la più vicina alle coste del Nord dell’Africa dalla quale partono regolarmente droni militari americani.

Secondo lo Stato Maggiore della Difesa, il velivolo è precipitato in territorio libico mentre svolgeva una missione a supporto di Mare Sicuro. Sulle cause sono in corso indagini ma si pensa che abbia perso i contatti con la base italiana di riferimento. Dalla Libia fanno sapere invece che potrebbe essere stato abbattuto perché scambiato con un velivolo a pilotaggio remoto turco.

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