Le forze del generale libico Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica noto in Italia per aver sequestrato per 108 giorni i 18 pescatori di Mazara del Vallo, hanno abbattuto un drone degli Stati Uniti nello spazio aereo della città di Bengasi, il capoluogo della Libia orientale. L’episodio è stato confermato il 22 agosto da Khaled Mahjoub, uno dei portavoce dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), la coalizione armata di Haftar spalleggiata da agenti stranieri come il gruppo russo Wagner, il quale però non ha precisato la provenienza del velivolo. Secondo l’emittente televisiva satellitare February Channel, legata alle correnti islamiste e rivoluzionarie della Tripolitania, il drone sarebbe stato abbattuto da un sistema di difesa anti-aerea Pantsir, probabilmente portato in Libia dai mercenari di Mosca, costringendo l’ambasciatore e invito speciale degli Stati Uniti in Libia, Richard Norland, a rimandare una visita programmata a Bengasi il 23 agosto.

Alta tensione

Che il drone fosse statunitense è stato confermato anche dall’Agenzia Nova, che cita fonti libiche solitamente ben informate. L’analista israeliano Oded Berkowitz ipotizza che si tratti di un MQ-9 Reaper/Predator B, il cui costo è stimato in circa 10 milioni di dollari. Già nel 2019 le forze dell’Lna avevano abbattuto un Reaper, stavolta italiano, in Tripolitania. Secondo un altro portavoce di Haftar, il generale Ahmed al Mismari, il velivolo senza pilota era armato con due missili ed è stato colpito a sud-ovest di Benina, centro abitato dove ha sede l’aeroporto internazionale che serve Bengasi. E’ probabile che il drone stesse perlustrando l’area in vista della missione diplomatica di Norland, che ha già visitato Bengasi altre volte senza conseguenze. Chi ha azionato le difese anti-aeree stavolta e perché? Le ipotesi sono due: o si è trattato di un errore, oppure è stata un’azione deliberata della Russia. La seconda opzione sarebbe ben più grave perché andrebbe ad alimentare la tensione in un Paese, la Libia, sull’orlo del caos e di importanza strategica per l’Italia per almeno tre motivi: gas, migranti e sicurezza.

Usa contro Russia

InsideOver ha riportato che gli Stati Uniti si stanno preparando da tempo a uno scenario bellico nella Libia orientale. Non a caso nello scacchiere delle ultime esercitazioni Africa Lion, a cui ha preso parte anche l’Italia con 40 militari del Nato Rapid Deployable Corps, la maggior parte delle forze contrapposte sono dislocate nel Chekkir, una Repubblica immaginaria con gli stessi colori della Libia. Otto unità sono schierate nella Libia orientale: una ha la sigla Pmc (acronimo inglese di Compagnia militare straniera). Il messaggio di Washington è chiaro: la parte della Libia che flirta con la Russia è un potenziale nemico. La risposta di Mosca non si è fatta attendere: drone abbattuto e visita dell’ambasciatore rimandata.

Haftar in crisi con Washington?

Se dovesse essere confermato, l’episodio rappresenterebbe l’ennesima tegola nei rapporti di Haftar con Washington. Da presunto ex collaboratore della Cia in chiave anti-Gheddafi, il generale è stato recentemente giudicato responsabile di crimini di guerra e crimini contro l’umanità in una causa civile negli Stati Uniti. La condanna è destinata ad avere uno scarso impatto al livello giudiziario, ma il generale e i suoi due figli, Saddam e Belgacer, potrebbero non mettere più piede negli Usa. Senza contare che al livello economico il generale rischia di sborsare un maxi-risarcimento da 50 milioni di dollari. A cui ora potrebbe aggiungersi il conto del velivolo senza pilota abbattuto il 22 agosto dai suoi uomini o dai mercenari russi sul libro paga del “feldmaresciallo” libico.

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