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Dalle immagini che ci giungono da fonti open source di ricognizione satellitare, due navi spia russe sono state viste incrociare al largo della Scozia il 6 novembre scorso.

Le due unità sono state identificate come navi per la raccolta di informazioni della classe Project 684 Vishnya. Stavano incrociando nel Moray Firth, a circa 23 miglia al largo della costa scozzese e a circa 34 miglia dalla base della Royal Air Force di Lossiemouth. La base ospita il nuovo velivolo da pattugliamento marittimo Boeing P-8 Poseidon Mra1 della Raf, oltre a quattro stormi di caccia Typhoon Fgr4. Le due classe Vishnya sono accompagnate da una nave di rifornimento della marina russa, che si ritiene essere la Sergey Osipov.

Come riporta Naval News, le navi spia si trovano sul lato opposto del Moray Firth dove è stato scoperto, all’inizio di ottobre, uno Usv (Unmanned Surface Vessel), un vascello di superficie senza equipaggio, che aveva fatto naufragio. Sebbene si sia ipotizzato che il vascello fosse un Usv russo per la raccolta di informazioni, sembra che non sia così.

Le classe Vishnya sono le unità spina dorsale della flotta russa per quanto riguarda la raccolta di informazioni. Attualmente ce ne sono sette in servizio, di cui due nella Flotta del Nord, che si suppone essere le due viste al largo della Scozia. Sono vascelli lunghi 94,5 metri che dislocano 3470 tonnellate, più o meno quanto una fregata, e hanno un equipaggio di circa 146 persone. Le Vishnya si annoverano nei registri navali russi sin dai primi anni ’80 del secolo scorso. Le navi pullulano letteralmente di antenne: sono infatti navi pensate per la Sigint (Signal Intelligence) e la Comint (Communication Intelligence), ma dispongono anche di qualche tipo di armamento per autodifesa che consiste in 2 lanciatori per missili Sam (Surface to Air Missile) a quattro celle 9K38 Igla (in totale 16 missili tipo 9M39) e 2 sistemi Gatling a 6 canne da 30 mm Ak-306.

La nave da rifornimento Sergey Osipov non è la prima volta che viene notata nelle acque scozzesi. Proprio verso la fine del mese scorso, il 27 ottobre, sempre immagini satellitari l’avevano ripresa in navigazione insieme ad un cacciatorpediniere della classe Udaloy, il Severomorsk. Le due unità navali russe stavano incrociando a 25 miglia nautiche dalla costa, sempre nel Moray Firth, in quella che è sembrata una missione Fonop (Freedom of Navigation Operation), in quanto i caccia della serie Udaloy non sono particolarmente adatti a raccogliere informazioni elettroniche.

Attualmente non sappiamo se le due navi spia siano ancora al largo della costa scozzese, sebbene ci sia chi ritiene che almeno una delle due, possa aver fatto rotta per la costa orientale degli Stati Uniti. L’attività navale russa al largo delle coste dei Paesi della Nato non è così inusuale, sebbene non sia così pubblicizzata come quella statunitense nei mari che circondano la Russia. Qualche mese fa vi abbiamo raccontato del passaggio di un sottomarino della classe Kilo nel Canale della Manica dopo che aveva lasciato il Mediterraneo e la sua base di Tartus, in Siria, e ancora prima, il 9 luglio, del passaggio di un sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili da crociera (Ssgn) della classe Oscar II lungo il Grande Belt, lo stretto danese che segna il passaggio dal Mare del Nord al Mar Baltico.

Forse l’attività delle navi spia russe è legata alla recente riapertura della base Raf di Lossiemouth a seguito del rinnovamento, costato 75 milioni di sterline, delle piste dell’aeroporto.

Le piste, originariamente pensate per jet veloci come i Tornado e più recentemente utilizzate anche dai Typhoon come abbiamo già avuto modo di dire, ora possono gestire il decollo e l’atterraggio di velivoli plurimotore più grandi, quindi permettono di aumentare le capacità operative delle base.

Del resto, e forse più semplicemente, le unità navali sono in missione di routine per spiare quello che è uno dei Paesi più di frontiera della Nato, insieme alla Norvegia, all’Islanda e ai Paesi Baltici.

Il Regno Unito, infatti, è strategicamente posto tra l’Oceano Atlantico ed il Mare del Nord/Mare di Norvegia. Quest’ultimo è passaggio obbligato per le navi della Flotta del Nord, costrette ad attraversare quello che si chiama Giuk Gap, ovvero una serie di tratti di mare compresi tra Scozia, Faroe, Shetland, Islanda e Groenlandia: tutti territori in mano a Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Proprio il Regno Unito, insieme alla Norvegia e all’Islanda, ha visto aumentare anche l’attività aerea della Russia, divenuta, negli ultimi anni, pari a quella che si poteva registrare durante gli anni della Guerra Fredda: i pattugliatori marittimi Tupolev Tu-142, i bombardieri Tu-95 e Tu-160, si vedono sempre di più in quel settore del globo.

Dal punto di vista strettamente delle relazioni bilaterali, poi, tra Londra e Mosca non corre propriamente buon sangue, anche a seguito del caso Skripal, l’ex agente segreto russo che ha subito un tentativo di avvelenamento nel 2018 da parte di due agenti del Gru (Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie) i servizi di informazione delle Forze Armate russe. Pertanto tra i due Paesi vige un regime di massimo sospetto e attenzione per tutte le reciproche attività, non solo militari.

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