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Makiivka è una città vicina a Donetsk che è controllata dalle forze filorusse sin dal 2014, anno in cui è avvenuta la destabilizzazione del Donbass e l’annessione della Crimea da parte di Mosca.

A mezzanotte e un minuto del primo gennaio, l’edificio dell’istituto tecnico professionale numero 19 di Makiivka è stato colpito da un pesante e preciso attacco missilistico ucraino. La scuola, infatti, era stata adibita dalla Russia a caserma per ospitare le truppe da impiegare nel conflitto in quella regione, che sta vedendo attacchi ucraini che si fanno sempre più intensi.

Il Cremlino, ufficialmente, ha ammesso la perdita di 63 soldati, mentre Kiev afferma che le vittime siano almeno 400. A confermare la versione ucraina, a sorpresa, è arrivato Igor Girkin, ex colonnello dell’Fsb (uno dei servizi di sicurezza e intelligence della Russia), che benché nel recente passato sia stato “redarguito” da Mosca per il suo atteggiamento critico riguardo la condotta della “operazione militare speciale”, non ha esitato ad affermare che le vittime, in realtà, siano “diverse centinaia”. Girkin ha anche detto che munizioni e altre attrezzature militari erano state immagazzinate negli edifici scolastici, contribuendo quindi ad amplificare la forza dell’esplosione. Anche Grey Zone, un canale Telegram collegato ai contractor del gruppo Wagner, ha affermato che circa 500 uomini erano alloggiati nel complesso.

Nei filmati diffusi sui social si può osservare che gli edifici scolastici di epoca sovietica appaiono praticamente rasi al suolo: secondo i russi sarebbero stati colpiti da sei razzi del sistema Mlrs (Multiple Launch Rocket System) M-142 Himars.

La strage di Makiivka sta avendo una vasta eco in Russia, e anche la politica si sta muovendo per chiedere di fare luce sulle responsabilità di quanto accaduto, evocando la necessità di un’indagine per determinare se dietro l’attacco ci sia stato un atto di tradimento o negligenza criminale.

Ma come è stato possibile per gli ucraini effettuare un attacco così preciso su un bersaglio altamente pagante come la scuola di Makiivka?

Un rapporto dell’agenzia di stampa russa Tass, che cita funzionari di Donetsk, afferma che le forze ucraine sono state in grado di identificare l’obiettivo grazie ai segnali dei telefoni cellulari dei soldati. In buona sostanza l’insolito ed elevato traffico telefonico localizzato negli edifici scolastici dai sistemi di sorveglianza elettronica di Kiev ha permesso di puntare con sicurezza i razzi degli Himars. I soldati russi, infatti, hanno chiamato in massa le proprie famiglie, i propri cari, in occasione del passaggio all’anno nuovo e questo è stato come un radiofaro nel buio elettronico che, prima di quel momento, caratterizzava quella zona della città.

Si tratta di un errore grossolano commesso dalle autorità militari russe, che non hanno debitamente istruito i soldati sul rischio connesso all’uso di strumenti di telecomunicazione, ma a quanto pare non è il solo. L’ex capo dell’intelligence finlandese che abbiamo avuto modo di intervistare qualche tempo fa in merito al conflitto in Ucraina, sentito da un media di Helsinki sulla questione ha affermato che un altro grave errore è stato l’aver posizionato un deposito di munizioni vicino agli alloggiamenti dei soldati. Inoltre anche l’aver raccolto un così elevato numero di uomini negli stessi edifici, non organizzando una dispersione nella città, rappresenta un terzo e fatale sbaglio. Le truppe, infatti, anche se tenute in riserva nelle retrovie, vanno sempre disperse al pari dei mezzi e dei depositi di munizioni o carburante.

L’esperto finlandese afferma anche che la propaganda di guerra russa, che in questi mesi – o per meglio dire anni – ha puntato a dipingere l’esercito ucraino come un’accozzaglia di barbari impreparata e inefficiente, potrebbe aver contribuito alla sottovalutazione delle capacità delle forze armate di Kiev da parte dei comandanti locali. Effettivamente, aggiungiamo noi, in una struttura fortemente gerarchizzata come quella dell’esercito russo in cui quasi tutte le decisioni vengono prese dai vertici riflettendo quanto accadeva ai tempi dell’Unione Sovietica, è possibile che gli ufficiali sul campo – soprattutto se appena giunti al fronte – abbiano sottovalutato il potenziale ucraino, e abituati a seguire pedissequamente le indicazioni degli Stati maggiori, non abbiano preso misure cautelative.

L’intelligence ucraina ha avuto la possibilità di aumentare le proprie capacità grazie al supporto statunitense e britannico, e nel corso del conflitto ha dimostrato di saper utilizzare in modo particolarmente efficace il traffico di telefonia mobile. L’esercito ucraino è stato in grado in precedenza, ad esempio, di colpire una base del gruppo Wagner: i contractor russi avevano infatti messo su Twitter una foto che rivelava la localizzazione del luogo. Gli ucraini usano anche un’app, diffusa tra la popolazione, che permette di aiutare il tiro di artiglieria. I cellulari, da quando esistono gli smartphone, sono diventati uno strumento molto sensibile: un telefono, soprattutto se utilizza certe app, può facilmente venire tracciato e passare informazioni che solo in apparenza possono sembrare innocue come posizione geografica, quota, temperatura e pressione. Ad esempio, le applicazioni di fitness scaricate sul telefono possono mostrare in modo molto dettagliato i movimenti di una persona e quindi rivelare, ad esempio, l’ubicazione di una base, la sua estensione, e la localizzazione degli edifici principali. Spieghiamo meglio: se un certo numero di persone, durante la giornata, si trova per la maggior parte del tempo in una struttura, molto probabilmente quella sarà il luogo dove lavorano.

Proprio per questo, negli Stati Uniti, è stato vietato al personale militare e a quello civile che opera in installazioni sensibili, di utilizzare i telefoni cellulari, soprattutto se di fabbricazione cinese. Se pensiamo anche a una semplice applicazione di navigazione geografica, tramite di essa è possibile scoprire attività insolite e quindi localizzare, eventualmente, ammassamenti di truppe.

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