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Per il generale Ben Hodges, ex comandante delle forze Usa, le truppe russe che si sono impantanate in Ucraina sono “poco addestrate e poco disciplinate” e a provarlo sarebbe il fatto che la logistica continua a presentare lunghi e complessi convogli che solo difficilmente vengono sciolti. Per Michale Kofman, direttore degli studi sulla Russia in un think tank di Arlington, CNA, il problema principale di Mosca in Ucraina sta nel fatto che le truppe di Vladimir Putin negli anni si sono abituati a scenari di conflitti asimmetrici o a bassa intensità e non erano preparate a affrontare un esercito in piena regola. Queste sono due opinioni che il Wall Street Journal ha raccolto in una serie di analisi in cui ha proposto la sua visione sulle difficoltà incontrate dalla Russia in Ucraina e ha parlato delle prospettive aperte da tali scenari.

I guai ucraini di Putin

Per il quotidiano newyorkese, infatti, Putin e i suoi hanno fatto male i calcoli e, soprattutto, rischiano di subire perdite in grado di annullare quindici anni di progressi nella costituzione delle unità, nell’accumulazione di risorse e materiale, nell’operatività in diversi scenari (dalla Georgia alla Siria) e nella proiezione geopolitica. Le fonti di intelligence Usa sottolineano che a loro avviso ben 7mila truppe russe sarebbero cadute in combattimento nelle prime tre settimane di guerra: un numero che, seppur inferiore alle stime ucraine (13mila) sui caduti mostrerebbe l’ampiezza delle difficoltà a cui Mosca sarebbe andata incontro.

Su queste colonne avevamo sottolineato parlato dei principali errori compiuti dalla Russia nella pianificazione dell’invasione sul campo strategico: la ridotta forza d’attacco, la sottovalutazione del nemico, le carenze nel sistema d’intelligence e l’eccessiva disarticolazione delle unità in avanzata sono stati problemi strategici. Il Wsj si spinge oltre e giunge a porre in campo l’ipotesi che gli osservatori occidentali abbiano, in sostanza, a lungo sopravvalutato la forza militare russa.  Forza che, per inciso, è l’unico vero asset che iscrive Mosca alla categoria delle grandi potenze del pianeta. Alla scarsa motivazione delle truppe il Wall Street Journal aggiunge altri fattori per giustificare questa analisi: le perdite di notevoli quantità di equipaggiamento meccanico e mezzi dovute a scarse capacità di riparazione dei veicoli mostra che il sistema organizzativo ha il fiato corto, le incursioni di droni e velivoli ucraini sulle carenze denota una supremazia aerea non indiscussa, mettendo a rischio le prospettive dell’offensiva, la focalizzazione delle truppe avanzanti sulle punte corazzate rende la forza d’urto poco adatta a una guerra di logoramento e assedio.

La confusione dell’esercito russo

Per Andrew Monaghan, Kennan Fellow allo Wilson Center di Washington, “la principale debolezza mostrata da Mosca è l’incapacità di coordinarsi delle unità al loro interno” e la difficoltà a “connettere diverse branche delle forze armate” ha fatto il resto, impedendo veloci processi di rischieramento nelle varie aree dell’Ucraina. A livello macro, questo è dovuto all’abbandono della predominanza del modello divisionale a favore di quello su brigate, che impedisce alle armate di sviluppare l’analoga potenza di fuoco. A livello micro la Russia, Paese privo di una vera classe media, sconta la carenza di uno dei nerbi fondamentali di ogni esercito nelle campagne moderne: sottoufficiali e ufficiali formati nelle accademie, in tutti i Paesi avanzati figli della classe media della nazione, e che non siano reclute o coscritti alla fase finale del loro servizio. Questo crea compagnie troppo numerose e troppo rigide, molto spesso esposte al fuoco nemico.


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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In quest’ottica per la Russia si aprono più scenari. Mosca può ancora vincere militarmente il conflitto, perché non è detto che la resistenza ucraina duri per sempre. I falchi della Nato, Polonia in testa, lo hanno capito e spingono per trasformare l’Ucraina nell’Afghanistan di Putin, blindando la capacità di risposta degli uomini di Volodymir Zelensky. Ma questo presterebbe il fianco al rischio di un’insorgenza diretta di un conflitto tra Russia e Nato che in pochi vogliono. La Russia può, nelle prossime settimane, prendere città come Kiev, la “capitale dell’Est” Kharkiv e Odessa, ma oramai il piano di un controllo totale sull’Ucraina è tramontato. Il secondo scenario è quello di un pantano prolungato, che causi scenari di crollo del consenso politico verso il cerchio magico del Cremlino e il danneggiamento del “fronte interno”. Terza ipotesi vedrebbe una pace negoziata con una Russia fortemente ridimensionata nella sua credibilità militare e intenta a leccarsi le ferite sul fronte interno.

Cosa può fare Washington?

Il Wsj si chiede come dovrebbe comportarsi l’amministrazione di Joe Biden. Abbiamo detto già che Biden ha vinto il primo round alla maniera di Sun Tzu, senza combattere: imponendo alla Russia la carta dell’invasione, sconnettendola dall’Europa, colpendola poi con le sanzioni Washington si è indubbiamente rafforzata. Aggiungendo il fatto che sarà l’Europa a sobbarcare il peso principale delle sanzioni a Mosca, ha segnato un altro punto. Ora da Sun Tzu si passa a von Clausewitz, scrive il Wsj: la lezione del teorico tedesco della guerra è quella secondo cui è a un “nemico in ritirata che si possono infliggere i maggiori danni”. Certamente Putin non è “materialmente in ritirata”, e questo è chiaro, sul campo di battaglia. Ma politicamente Mosca è sotto assedio: ed è in questa fase che si può secondo il Wsj, imporre la vittoria decisiva strategica disconnettendo definitivamente l’Ucraina dalla Russia.

E qui riecheggia la lezione di  Zbigniew Brzezinski: “senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero”. Un gioco, però, questo che può portare a giocare col fuoco. Gli Usa devono ricordarsi che uno scacco iniziale non è certamente una sconfitta strategica. Gli Usa hanno in mano il pallino del gioco e solo da loro dipende la scelta tra conflittualità e dialogo per la pace tra Ooccidente e Mosca. Proprio traendo le analisi più realistiche dall’impantanamento di Mosca, Biden e i suoi dovrebbero capire che molto spesso la strada migliore per vincere (ridimensionare la Russia, in questo caso) passa proprio per la scelta deliberata dell’obiettivo di non stravincere (stremare Mosca e dissanguarla nella guerra in Ucraina), che potrebbe ritorcersi contro chi lo persegue.

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