Forse si sentiva coperto da immunità, come ha scritto Guido Olimpio nei giorni scorsi, oppure semplicemente si sentiva al sicuro specialmente in Iraq, territorio che conosceva molto bene. In un articolo scritto lo scorso 4 gennaio, Matteo Carnieletto ha sottolineato come il generale Qassem Soleimani è atterrato a Baghdad con un volo di linea. L’uomo artefice della linea politica e militare di Teheran nel medio oriente, ha viaggiato da Damasco con aereo civile insieme ad altri civili. Lui, ucciso poi in un raid americano all’uscita dello scalo della capitale irachena, credeva forse di essere sì nel mirino ma non di avere la pistola già puntata sulla sua testa. Ma, in fondo, il suo ruolo ed il suo mestiere lo hanno sempre fatto vivere in ogni caso contemplando la possibilità di poter rimanere vittima. Di un attentato, così come di una congiura interna oppure, come poi è stato, di un raid nemico.

Il testamento

Ed allora, ecco che ai suoi familiari Qassem Soleimani ha lasciato un testamento in cui sono state disposte le sue ultime volontà. Un documento, quello pervenuto in nostro possesso, in cui il generale iraniano ha specificato dove voler essere sepolto e cosa scrivere nella lapide commemorativa: “Mia cara moglie – si legge nelle pagine del testamento – ho già scelto la mia tomba e voglio che sia nel Cimitero dei Martiri di Kerman. Mahmood lo sa. Fai sì che la mia tomba sia semplice come quella dei miei compagni di martirio”.

Kerman è la città natale di Soleimani, la stessa dove proprio in queste ore la ressa per assistere all’ultima solennità in suo onore prima della sepoltura ha provocato la morte di almeno 50 persone. Una folla di enormi proporzioni, capace di riempire anche le colline sovrastanti il cimitero in cui poi nelle prossime ore il generale troverà l’ultima dimora. Immagini che sembrano aver compattato nuovamente l’Iran, dopo le proteste per l’aumento del prezzo della benzina delle ultime settimane del 2019 ed il generale malcontento interno alla società per un’economia sempre più falcidiata. La folla di Kerman è stata la stessa vista a Teheran e nelle altre città iraniane dove la bara di Soleimani è stata mostrata ai cittadini per l’ultima volta. Una marea di gente vista anche in Iraq, sia nel corteo solenne effettuato il giorno dopo il raid a Baghdad, sia nella città santa degli sciiti di Kerbala.

“Sulla tomba scrivete soltanto il mio nome”

Dunque la scelta di essere sepolto nella sua città natale è stata dello stesso generale. Molti familiari e diverse persone a lui vicine, hanno parlato nei giorni scorsi proprio del fatto secondo cui Soleimani, nonostante una vita trascorsa in giro per l’Iran e per il medio oriente, fosse comunque rimasto molto legato a Kerman ed alla regione circostante. Nel testamento, oltre l’indicazione del luogo di sepoltura, era contenuta anche la frase da incidere sulla tomba. Anzi, per la verità Soleimani non ha voluto alcuna parola da scrivere sulla lapide: “Scrivete soltanto Generale Qassem Soleimani”.

E così probabilmente sarà non appena le autorità iraniane daranno il via libera definitivo alla sepoltura, la cui cerimonia è stata posticipata per via dei problemi di ordine pubblico causati dalla ressa prima ricordata. L’impressione, vedendo le immagini questi giorni ed osservando quanto accaduto a Kerman, è che questo remoto luogo delle regioni sud orientali dell’Iran sia destinato a diventare, già dai prossimi giorni, un vero e proprio luogo di pellegrinaggio.

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