L’Egitto e il Generale Haftar uniti contro le interferenze turche in Libia; l’esecutivo del Cairo ha infatti dato “luce verde” a una nuova forza navale che opererà assieme all’Esercito Nazionale Libico (LNA)  per contrastare i rifornimenti bellici turchi verso i porti di Tripoli e Misurata a sostegno all’esecutivo islamista di Fayez al-Serraj, come riportato lunedì 9 marzo dal sito “The New Arab“.

Cinquanta uomini dell’LNA hanno infatti ricevuto addestramento speciale, per eventuali assalti alle navi turche, dai commando egiziani e sono rientrati in Libia orientale la scorsa settimana. Le imbarcazioni necessarie per le operazioni verranno fornite dagli Emirati Arabi e supervisionate dagli esperti egiziani prima di essere consegnate alle unità dell’LNA.

Lo scorso 27 novembre il presidente turco Erdogan aveva firmato un accordo con al-Serraj per intensificare la cooperazione tra Ankara e Tripoli, sia in ambito militare che commerciale, incrementando così la presenza marittima turca nel Mediterraneo orientale, già contesa con Egitto e Grecia. Un mese dopo Erdogan ha comunicato il sostegno militare all’esecutivo di al-Serraj, inviando così truppe e ulteriori consiglieri militari” in Libia occidentale per contrastare l’LNA. Oltre all’esercito, Erdogan ha anche trasferito da Idlib verso Tripoli centinaia di jihadisti precedentemente utilizzati contro l’esercito governativo siriano, nel tentativo di rovesciare il governo guidato da Bashar al-Assad. La Turchia ha garantito ai taglia-gole 2 mila dollari al mese e la promessa di ottenere la cittadinanza turca a fine campagna.

Le analogie tra Siria e Libia

Le dinamiche messe in atto da Erdogan a Tripoli sono pressochè le medesime già attuate in Siria, ovvero l’utilizzo di militari e jihadisti per sostenere fazioni islamiste ideologicamente legate ai Fratelli Musulmani. L’unica differenza è che se in Siria l’obiettivo era quello di rovesciare Assad, in Libia Erdogan vuole fornire supporto al regime-fantoccio di Ankara contro l’Lna, sostenuto proprio da quei Paesi che hanno messo al bando i Fratelli Musulmani, ovvero Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Russia.

Non è certo un caso che nei giorni scorsi a Damasco sono stati segnalati incontri tra vertici dell’intelligence egiziana e siriana nonchè un incontro tra esponenti del governo Assad e inviati dell’esecutivo di Haftar; non è difficile dedurre che il tema centrale sia stato proprio l’espansionismo di Ankara.

Se da una parte infatti Erdogan, nonostante i ripetuti accordi siglati con Mosca, continua a fornire sostegno ai jihadisti nella zona di Idlib, dall’altra appoggia apertamente Tripoli, si allarga nel Mediterraneo orientale e spinge sul confine greco utilizzando i migranti come “arma”. In poche parole, Erdogan sta diventando un problema per tutti, Unione Europea inclusa.

La sconfitta di Idlib e le ripercussioni su Tripoli

L’accordo siglato a Mosca giovedì scorso con Putin ha per Erdogan il sapore della sconfitta, considerato che non solo non è riuscito a spingere l’esercito governativo siriano fuori dalla zona di Idlib, ma è anche stato costretto ad accettare una serie di condizioni tra cui il pattugliamento congiunto, assieme ai russi, di una zona di sicurezza demilitarizzata che corre lungo l’autostrada M4 (dovendo così scordarsi la possibilità di un suo controllo da parte dei ribelli); una nuova “de-escalation zone” che va palesemente a vantaggio di Assad; un secco “no” all’eventuale no-fly zone sopra Idlib (i cieli restano sotto il controllo russo-siriano) e la rimozione di tutti i gruppi terroristici attivi nella zona, in primis i qaedisti di Hayyat Tahrir al-Sham (che hanno rigettato l’accordo, ma hanno anche ringraziato la Turchia per l’appoggio). In compenso ad Ankara è stato permesso di mantenere le postazioni di osservazione, ma è una magra consolazione visto che gli accordi prevedono una rimozione degli armamenti pesanti turchi che è tra l’altro già iniziato .

Una sconfitta pesante per Erdogan, considerato che l’esercito turco ha ammassato un’enorme quantità di mezzi militari su Idlib, perdendone parecchi negli scontri; a ciò va ad aggiungersi l’elevato numero di militari morti, una sessantina secondo fonti ufficiali, ma c’è chi parla addirittura di un centinaio di bare riportate in Turchia.

Nella giornata di martedì, Erdogan è tornato a fare la voce grossa, annunciando che Ankara darà “una risposta ancor più dura”  nel caso in cui i siriani dovessero infrangere il cessate il fuoco. Dichiarazioni che sembrano più che altro la rabbiosa conseguenza di chi sa di aver perso. Nel frattempo il leader turco continua a cercare un disperato e improbabile sostegno della Nato e degli Stati Uniti.

Al di là delle esternazioni più che discutibili del rappresentante statunitense per la Siria, James Jeffrey, di una possibile apertura del dialogo con i qaedisti di Hayyat Tahrir al-Sham in quanto “non avrebbero commesso attentati a livello internazionale”, è infatti ben difficile credere che l’amministrazione Trump abbia voglia di impantanarsi in Siria e a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Erdogan si trova dunque a dover smantellare gli armamenti pesanti a Idlib ed anche i gruppi jihadisti presenti in loco, tra cui proprio Hayyat Tahrir al-Sham e una delle soluzioni potrebbe essere quella di trasferirli a Tripoli. Questa soluzione implicherebbe però la resa di Idlib alle forze governative siriane, visto che HTS è la formazione più ampia all’interno della galassia jihadista anti-Assad. E’ bene inoltre ricordare che HTS ha rifiutato gli accordi di Mosca.

Difficile poi credere che l’Egitto e l’LNA siano disposti a lasciare che Ankara trasferisca altri taglia-gole in Libia occidentale e gli incontri tra vertici politici e dell’intelligence egiziani, siriani e dell’LNA parlano chiaro. In aggiunta, è bene tener presente che Haftar ha appena incontrato il Presidente francese Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. La presenza turca e quella dei jihadisti in Libia rischia infatti di diventare un serio problema per tutti.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.