Sono passati quasi due anni da quando i miliziani dello Stato Islamico del Maute e Abu Sayyaf – con l’obiettivo di creare il primo Califfato nel Sud-Est asiatico – assediavano Marawi, nel sud delle Filippine. L’esercito, dopo cinque mesi di duri combattimenti, è riuscito a riprenderne il controllo. La guerra ha causato un migliaio di vittime, quasi 400mila sfollati e una città completamente distrutta.

Il 17 ottobre 2017, il presidente Rodrigo Duterte dichiarava Marawi liberata dall’assedio jihadista e prometteva di iniziare la ricostruzione al più presto. Ma ancora oggi non è cambiato nulla. Rimane una città deserta e decine di migliaia di residenti sono costretti a vivere nei campi di evacuazione forniti da Manila e dalle associazioni umanitarie o a casa di qualche parente.

La colpa dei ritardi, secondo gli sfollati, sarebbe delle aziende cinesi che si sarebbero dovute occupare delle ricostruzione. Due in particolare: la Bangon Marawi Consortium (Bmc) – una joint venture guidata da Pechino – e la Power Construction Corporation of China Ltd. A quanto sembra, però, come riporta Asia Times, tutte e due le società si sarebbero ritirate dalla commessa dopo mesi di lunghe trattative con la Task Force Bangon Marawi (Tfbm), l’agenzia governativa che coordina la ricostruzione.

I problemi negli accordi, molto probabilmente, sarebbero nelle enormi spese che servirebbero a ripristinare la città. Un costo che il Dipartimento delle Finanze delle Filippine (Dof) ha stimato a 72,2 miliardi di pesos, ovvero 1,4 miliardi di dollari.

La ricostruzione di Marawi rimane un’incognita. Gli sfollati, invece, sembrano avere le idee chiare. “Vogliamo tornare nelle nostre abitazioni, ma non vogliamo il coinvolgimento cinese, in particolare non vogliamo nessuna società che sia di proprietà statale”, ha spiegato Drieza Lininding, presidente dell’organizzazione civile Moro Consensus di Marawi, che raggruppa gran parte degli abitanti.

“Abbiamo paura che le imprese cinesi si prendano il controllo delle nostre risorse se non saremo in grado di ripagare il costo che sosterranno nella ricostruzione della nostra città”, ha precisato. Lininding si riferisce in particolare al lago Lanao, il secondo lago più grande del Paese e il più grande dell’isola di Mindanao, che è anche una delle principali fonti di energia idroelettrica nel sud povero delle Filippine.

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