Guerra /

Uijeongbu, poco più a nord di Seul, è la città che ospita alcune basi della 2nd Infantry Division, forza statunitense di circa 30mila stanziata in Corea del Sud come avamposto delle forze armate americane in caso di conflitto con l’esercito nordcoreano. In questi giorni, la città sudcoreana non è stata solo la sede di parte delle truppe Usa, ma anche teatro di un’interessante esercitazione militare congiunta fra le forze statunitensi e sudcoreane, l’ennesima negli ultimi mesi. La scorsa settimana, infatti, le forze armate statunitensi e quelle sudcoreane hanno condotto un addestramento congiunto per simulare l’infiltrazione in Corea del Nord e la rimozione di armi di distruzione di massa in caso di conflitto. L’esercitazione, denominata “Warrior Strike”, si è svolta a Camp Stanley, a nord di Seoul, e si è poi protratta anche in altre località con un numero imprecisato di soldati che, secondo l’agenzia di stampa Yonhap, sarebbero stati più di un centinaio da una parte e dall’altra. Secondo quanto ha riportato la stessa pagina Facebook della seconda divisione di fanteria degli Stati Uniti, il generale Jung Kyung-doo, presidente di Joint Chiefs of Staff, il generale Vincent K. Brooks, comandante delle forze americane in Corea del Sud, e il tenente gen. Thomas S. Vandal , comandante dell’ottava armata di Corea, hanno visitato la base americana e osservato le esercitazioni durante l’ultimo giorno di addestramento.

L’esercitazione da parte delle forze statunitensi e sudcoreane s’inserisce nel quadro di una lunga serie di addestramenti congiunti delle forze terrestri, navali e aeree di entrambi i Paesi avvenuti in particolare l’escalation di tensione a cavallo del 38esimo parallelo. Da un punto di vista militare, questo tipo di esercitazioni serve a creare sinergie fra le forze e dimostrano come sia importante per Usa e Corea del Sud, prima ancora che fare una guerra su larga scala a Pyongyang, quella di impadronirsi e di neutralizzare le armi nucleari. Negli ultimi mesi, le esercitazioni di questo genere di azioni sono in aumento. Seul ha avviato l’attività della cosiddetta unità “di decapitazione” per avere una forza speciale addestrata esclusivamente per colpire i vertici del governo nordcoreano e lo stesso leader, Kim Jong-un. Dall’altro lato, sono in aumento il numero delle forze speciali Usa e le esercitazioni di quest’ultime proprio insieme alle stesse forze sudcoreane.

Se però esiste un motivo strategico in queste esercitazioni, e cioè il miglioramento delle capacità di operazione e l’aumento della sinergia fra le forze congiunte Usa e sudcoreane, c’è anche un messaggio politico dietro queste manovre. Da molti mesi, Stati Uniti e partner asiatici si esercitano al confine con la Corea del Nord come riposta alle provocazioni di Kim Jong-un ma anche come provocazione nei confronti dello stesso governo nordcoreano. In questo gioco di provocazioni, l’utilizzo delle forze speciale per infiltrarsi in territorio nordcoreano e colpire l’arsenale di Kim o uccidere il leader e i capi del regime serve anche come messaggio rivolto a Pyongyang. L’eventualità dello strike preventivo contro la Corea del Nord, ma in particolare contro il sistema di potere e la stessa persona di Kim, è sempre presente. E il fatto che ultimamente Tillerson abbia aperto (timidamente) a dei negoziati diretti con Kim Jong-un, non deve apparire come la resa di Washington nei confronti del governo nordcoreano. Il giovane dittatore nordcoreano è particolarmente sensibile alle minacce di morte, e le informazioni che giungono da Pyongyang parlano di un Kim estremamente inquieto in questi ultimi mesi, soprattutto da quando sono stati resi pubblici i possibili piani per la sua uccisione. Kim si vede sempre meno, c’è chi dice per malattia, chi per paura di essere individuabile, chi per timore di frequentare posti affollati dove si potrebbe annidare un potenziale killer. E in questa politica del terrore, l’esercitarsi con forze speciali e crearne altre con nomi anche altisonanti, gioca a favore dell’aumento della tensione. Una guerra psicologica? Indubbiamente c’è anche questo elemento.

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