Per la prima volta, il presidente ucraino Volodimir Zelensky ha dichiarato ciò che Mosca si aspettava da mesi: ossia che Kiev non potrà entrare nella Nato, sottolineano inoltre “che i colloqui di pace con la Russia stanno iniziando a suonare più realistici”, ma “serve ancora tempo per raggiungere un compromesso”. Mosca, dal canto suo, chiede un’Ucraina demilitarizzata e “neutrale”, oltre al riconoscimento della Crimea e all’indipendenza delle due regioni separatiste. Ed è proprio sulla questione della “neutralità” di Kiev che le due parti stanno discutendo. Secondo il consigliere presidenziale ucraino, Mykhaylo Podolyak, come riportato dall’agenzia Nova, Il modello di neutralità dell’Ucraina non può che essere “ucraino” e solo “con garanzie di sicurezza assolute e legalmente stabilite”. Naturalmente, ha sottolineato, “comprendiamo il tentativo dei nostri partner di rimanere proattivi nel processo negoziale. Da qui le parole sul modello di neutralità svedese o austriaco”, ha spiegato Podolyak, ricordando che l’Ucraina è in guerra contro la Russia e pertanto “il modello può solo essere ucraino”.

Mosca: “Seguire modello di Austria o Svezia”

Era stato poco prima Vladimir Medinsky, il capo delegazione del Cremlino, ad affermare che nei colloqui di pace si starebbe discutendo della possibilità di un’Ucraina neutrale sul modello della Svezia o dell’Austria. “Sono in discussione la conservazione e lo sviluppo dello status neutrale dell’Ucraina, una demilitarizzazione dell’Ucraina” e “tutta una serie di questioni relative alle dimensioni delle forze armate ucraine”, ha affermato.“Tutte queste questioni verranno discusse a livello di leadership dei ministeri della difesa russo e ucraino”, ha proseguito Medinsky. Il ministro degli esteri russo Lavrov ha sottolineato che la questione della neutralità è al centro dei colloqui. “Questo è ciò che si sta discutendo attualmente nelle negoziazioni, ci sono formule molto concrete che ritengo vicine a un accordo”, ha aggiunto Lavrov pur rilevando che i colloqui “non sono facili”.

Non è, com’è noto, l’unica questione di peso sul tavolo dei negoziati. “La questione chiave per noi – ha ribadito – è lo stato della Crimea e del Donbass e alcune questioni umanitarie, tra cui la denazificazione e i diritti delle persone di lingua russa”, ha affermato Medinsky. Ma cosa s’intende per Paese neutrale? Secondo il diritto internazionale, la neutralità si riferisce all’obbligo di uno stato di non interferire nei conflitti militari di altri stati. Ciò include evitare di entrare in alleanze militari come la Nato o l’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (Csto). In Europa esistono alcuni esempi importanti di stati storicamente neutrali. Secondo Rosa Balfour, direttore del think tank Carnegie Europe con sede a Bruxelles, citata dall’Agi, tuttavia, anche concedendo che si arrivi a un accordo sulla “neutralità” dell’Ucraina, questo non offre sufficienti garanzie che la Russia si fermerà e che non andrà avanti con ulteriori invasioni o almeno con la destabilizzazione che da anni procede all’Est del Paese.  “Fino al 23 febbraio – ha detto Balfour all’Agi – soprattutto gli europei pensavano che la Russia potesse essere fermata dalle stesse politiche di appeasement iniziate dalla crisi in Georgia nel 2008 e proseguite rispondendo all’annessione della Crimea nel 2014. Ora questa fiducia non c’è più”.

I Paesi europei che hanno scelto la neutralità

Mosca e Kiev stanno infatti discutendo su quale “stato neutrale” prendere come modello di riferimento. Ne sono un esempio Paesi come Svizzera, Svezia, Irlanda, Finlandia e Austria. Tuttavia, lo status di neutralità è interpretato in modo diverso dai rispettivi Paesi. Come ricorda l’Agi, lAustria, ad esempio, è vincolata alla neutralità dal Trattato di Stato austriaco del 1955 e dalla sua costituzione, che vieta l’ingresso in alleanze militari e la creazione di basi militari straniere sul territorio austriaco. Nel 1955 l’Unione Sovietica, nel memorandum di Mosca, chiese la neutralità dell’Austria sul modello della Svizzera e le quattro potenze alleate firmatarie (Usa, Urss, Francia e Regno Unito) si impegnarono a rispettare l’integrità e l’inviolabilità del territorio austriaco. Come spiega all’Agi Francesco Celementi, professore di Diritto pubblico comparato all’Università di Perugia, “per l’Ucraina è meglio una neutralità convenzionale che una costituzionalizzata”. Esistono infatti “diverse neutralità”. Ci sono modelli di “neutralità come quello svedese, svizzero e del Vaticano” che “hanno una tradizione storica”, nel senso che” sono Stati neutrali da prima della seconda guerra mondiale”. Poi vi sono Paesi che “sono diventati neutrali in seguito alla seconda guerra mondiale”, come Finlandia e la già citata Austria. 

La Finlandia rimane infatti un esempio importante. Durante la Guerra Fredda, Helsinki ha imposto una rigorosa neutralità, rimanendo fuori sia dalla Nato, sia dal Patto di Varsavia. In questa maniera, ha evitato l’invasione o l’occupazione da parte delle forze sovietiche. Rimanendo sempre nella penisola scandinava, caso diverso è rappresentato dalla Svezia, ufficialmente non allineata militarmente in tempo di pace e neutrale in tempo di guerra, avendo posto fine alla sua politica di neutralità nel 1992, alla fine della Guerra Fredda. Non è membro della Nato, ma è partner dell’alleanza da quasi 30 anni. Secondo gli esperti, l’adozione di uno status di neutralità per Kiev è la via più facile per l’Ucraina per porre fine alla guerra. Si tratta solo di capire come si configura questa neutralità, mentre la guerra – e i negoziati – proseguono.

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