Guerra /

In una recente intervista al giornale filogovernativo Al-Watan il presidente siriano Bashar al-Assad ha affermato che la vittoria di Aleppo, pur essendo importante “non significherà la fine della guerra”. Per Assad è molto chiaro il fatto che nella situazione attuale non potrà riottenere il controllo dei confini siriani prima del conflitto. Già da qualche mese infatti i turchi sono entrati nelle zone settentrionali del Paese, ufficialmente per difendere la comunità turkmena, ma nei fatti non hanno esitato a scontrarsi con i loro nemici giurati curdi. L’estremo nord del paese sembra ormai destinato ad essere spartito tra Recep Tayyip Erdogan e un eventuale Kurdistan siriano autonomo.Le zone costiere di Tartus e Latakyya sono dall’inizio del conflitto solide roccaforti del regime siriano e la decisione di concentrare tutti gli sforzi nella riconquista di Aleppo non deve essere intesa come base per uno slancio verso la riconquista di Raqqa (capitale Siriana dello Stato Islamico) ma più probabilmente come un consolidamento per chiudere definitivamente i conti coi ribelli nel Governatorato di Idlib. L’idea del “consolidamento” e “bonifica” delle aree recentemente conquistate è stata espressa più volte dallo stesso Assad nelle ultime settimane, probabilmente su suggerimento dei consiglieri militari russi.Più a Sud, nella provincia di Damasco il regime sta collezionando vittorie praticamente senza sprecare un colpo. Le ultime sacche di resistenza ribelli si stanno arrendendo, approfittando dell’amnistia che Assad ha concesso a chiunque deponga le armi. Alcuni scontri si sono registrati nelle zone controllate dai ribelli salafiti e nel campo di Yarmouk dove i miliziani non sono Siriani ma in maggioranza mujahiddin provenienti da paesi stranieri (che non potranno beneficiare dell’amnistia). Il vero problema semmai sarà capire se e come il vicino Israele reagirà al continuo spostamento di uomini e mezzi vicino ai suoi preziosi confini.Rimangono dunque due zone particolarmente calde, entrambe sotto il controllo del Califfato di Al-Baghdadi: Palmyra e Raqqa. Lo sviluppo degli eventi in queste due aree deciderà della Siria del futuro.Gli ultimi report confermano che mentre gli occhi di tutto il mondo erano puntati su Aleppo, le Forze Democratiche Siriane (SDF) appoggiate dalla coalizione occidentale a guida Usa continuano ad avanzare rapidamente verso Raqqa. Dietro la questa sigla (SDF) si cela una galassia di piccole e grandi formazioni democratiche, multietniche (turcmeni, arabi e circassi) e multi confessionali (cristiani, sciiti e sunniti) tra i quali i curdi del Rojava risultano essere la componente maggioritaria e meglio addestrata. I villaggi a Nord di quella che è la Capitale del Califfato in Siria sono stati liberati nell’ultima settimana.Con ogni probabilità nei prossimi giorni verrà sferrato l’assalto finale e se l’esito, come sembra, dovesse essere positivo ci ritroveremmo davanti ad un ulteriore frammento della nuova Siria, questa volta a Nord-Est. Il Consiglio Democratico Siriano ha espresso la volontà di voler dialogare, una volta conclusa la guerra, con tutte le forze democratiche in campo per una nuova Siria federale.Quello che risulta davvero inspiegabile e che aumenta inevitabilmente i sospetti sulla tanto citata connivenza tra Usa e Isis, è stata la mossa del califfo di attaccare in massa Palmira anziché consolidare le proprie posizioni su Raqqa ormai sotto assedio. Palmira è stata riconquistata dagli uomini del Califfo ma la loro permanenza pare destinata a durare ben poco. I reparti speciali siriani e libanesi impegnati ad Aleppo stanno convergendo sull’antica città e con l’ausilio dell’aviazione russa hanno già riguadagnato parte del terreno perduto settimana scorsa.Lo scenario di una nuova Siria con nuovi confini e zone di influenza comincia a definirsi sempre di più, di certo la guerra è ancora lontana dalla sua conclusione e il già altissimo prezzo da pagare per giungere alla pace è destinato ad aumentare.

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