La foto che immortala Erdogan e Putin azionare il gasdotto TurkStream ad Istanbul, dimostra come tra Turchia e Russia non c’è soltanto una convergenza occasionale data da quanto accaduto in Siria ed in Libia. Forse non c’è nemmeno un’alleanza, ma di certo tra i due paesi c’è comunque una comune visione sul futuro dell’area mediorientale e mediterranea. E Mosca ed Ankara sono pronte a raggiungere i propri rispettivi obiettivi.

La Russia rivuole i contratti persi con la caduta di Gheddafi

Il Cremlino non ha certo mai avuto con la Libia lo stesso rapporto che invece da anni ha con la Siria. Qui la Russia ha sempre avuto una propria sfera di influenza risalente agli anni ’70, quando l’allora presidente siriano Hafez Al Assad ha dato il via libera per la concessione di una base sovietica nel porto di Tartus, l’unico vero prolungamento di Mosca nel Mediterraneo. Tripoli invece ha sempre rappresentato un territorio più “italiano”, anche se dal 2004 in poi, da quando cioè la Libia ha abbandonato il programma di sviluppo nucleare, i rapporti tra il Cremlino e Gheddafi sono stati molto intensi.

Anzi, dall’apertura della Libia al mercato internazionale, i russi sono stati tra coloro che hanno iniziato a stipulare il maggior numero di contratti in molti settori. Soprattutto in quello energetico: tra forniture ed altri accordi relativi a gas e petrolio, Mosca fino al 2011 si è dimostrata molto attiva su questo fronte in Libia. L’intervento della Nato e la caduta di Gheddafi ha però vanificato tutto: miliardi di Dollari sono andati in fumo, molti contratti sono svaniti. E ora la Russia vorrebbe riprendersi tutto. Sarebbe questo l’obiettivo, come scritto in un articolo di Giuseppe Agliastro e Marta Ottaviani su La Stampa, di Mosca. Ed è per questo che, da qualche mese a questa parte, il governo russo è impegnato in un maggior sostegno al generale Haftar. La convergenza con la Turchia potrebbe aiutare la Russia a questo obiettivo. Uno dei tanti che il Cremlino ha in mente sulla Libia: l’altro grande progetto è infatti quello della costruzione di una base militare in Cirenaica.

Le mani di Erdogan sul gas del Mediterraneo orientale

Se la Russia vuole riprendersi i contratti sfumati nel 2011, la Turchia invece tramite il conflitto in Libia vorrebbe puntare dritta ai futuri contratti da poter stipulare. Ankara già da almeno due anni ha in corso un braccio di ferro con i paesi del Mediterraneo orientale. Motivo del contendere i giacimenti di gas scoperto in acque cipriote. Nicosia, assieme ad Atene, li rivendica per sé ma Erdogan vorrebbe invece partecipare alla spartizione di questa torta strategica non solo da un punto di vista economico bensì anche politico. Secondo Ankara anche la repubblica turca di Cipro, riconosciuta solo dal paese anatolico, avrebbe diritto all’esplorazione ed allo sfruttamento di una parte di questi giacimenti. Sfruttando le contingenze del conflitto libico e la distrazione europea, Erdogan è riuscito a guardare oltre: ha stipulato infatti un contratto con il premier di Tripoli Fayez Al Sarraj, creando nuovi confini marittimi che permetterebbero ad Ankara di confinare con la Zee (Zona Economica Esclusiva) libica.

Un modo dunque, per il presidente turco, aumentare il peso politico nel Mediterraneo orientale ed avere molte esclusive sui contratti energetici che verranno stipulati in futuro. Gas e petrolio sono i due obiettivi di Russia e Turchia, i quali convergono in un’unica strategia messa in campo negli ultimi giorni sia da Putin che da Erdogan. Da qui il loro comune tentativo di instaurare un cessate il fuoco in Libia ed incidere sempre più su questo dossier. Ma non è semplice: come detto prima, la Libia non è la Siria ed Haftar, che ha declinato l’invito ad accettare la proposta russo – turca, ne ha già dato prova.

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