Israele ed Egitto si mettono d’accordo per un cambio della guardia a Gaza che potrebbe preludere alla fine del potere del presidente palestinese Abu Mazen. L’intesa, che coinvolge anche l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, punta sullo storico rivale del raiss, Muhamend Dahlan, per risolvere la crisi della Striscia e proporre un’alternativa a tutti i territori occupati. Dahlan è nato vicino a Gaza ed ha avuto fino al 2012 ruoli di primo piano in al Fatah, il partito di Abu Mazen. Ma è stato lo stesso presidente a costringerlo nel 2012 all’esilio ad Abu Dhabi e a farlo condannare in contumacia per corruzione. 

Un progetto ambizioso

All’inizio di giugno Dahlan ha incontrato al Cairo il leader di Hamas di Gaza, Yahya Sinwar. I due hanno discusso nei dettagli il piano israelo-egiziano. Il disegno prevede che Dahlan assuma il governo della Striscia e il controllo dei posti di frontiera, mentre Hamas conserverà la gestione della politica interna. In cambio l’Egitto toglierà il blocco al valico di Rafah che permetterà la ripresa dell’economia della Striscia, ora allo stremo. Ma il progetto prevede anche altre iniziative, come costruire una nuova centrale elettrica nella Rafah egiziana finanziata dagli Emirati Arabi Uniti, dal costo di 150 milioni di dollari. E secondo media arabi e il quotidiano israeliano Haaretz, vi sarebbe anche il progetto, sostenuto da anni dal ministro dei Trasporti israeliano Israel Katz, di costruire un’isola-aeroporto al largo di Gaza, in modo da non pregiudicare la sicurezza dello Stato ebraico qualora si togliesse il blocco.

Ma Dahlan proprio sull’elettricità ha mosso i primi passi. Ha cercato di fare da mediatore per un accordo con l’Egitto per cercare di risolvere la crisi elettrica di Gaza. Innescata dopo la decisione di Abu Mazen di non pagare più l’elettricità a causa di forti divergenze con Hamas. Ogni abitante dispone di energia per circa tre ore al giorno, e in alcune zone la situazione è anche peggio. L’Egitto da parte sua sta già inviando gas a Gaza a prezzi di mercato, ma senza le imposte dell’Autorità palestinese. Quindi il presidente Abdel Fatah al-Sisi può esercitare una grande pressione sul movimento islamista.

Dahlan, l’Egitto e Israele

Per l’Egitto, la realizzazione del piano è auspicabile perché potrebbe porre fine alla cooperazione di Hamas con i gruppi terroristici del Sinai e potrebbe comportare l’apertura del mercato di Gaza ai beni egiziani. Sono 1,9 milioni i consumatori nella Striscia. Israele dalla sua parte avrebbe un partner a Gaza che sostiene la riconciliazione. Da sempre Dahlan ha buoni rapporti con lo stato ebraico, in particolare con il ministro della difesa Avigdor Lieberman. Abu Mazen, invece, si è dimostrato sempre molto rigido soprattutto sulla questione di Gerusalemme. Per quanto riguarda gli interessi dell’Egitto e degli Emirati Arabi, l’accordo distanzierebbe Hamas dal Qatar e lo avvicinerebbe al loro asse.

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