In Estremo Oriente sono avvenuti nuovi episodi di sconfinamento con la Cina ancora protagonista. Come riportato dalla stampa giapponese, venerdì due navi della guardia costiera cinese sono entrate nelle acque del Giappone al largo della prefettura Aomori. In piena notte, alle 2:40, una nave della guardia costiera giapponese ha subito avvistato e identificato due navi cinesi che stavano entrando nelle acque territoriali nipponiche al largo di Cape Tappi, nello Stretto di Tsugaru che separa Honshu e Hokkaido. I mezzi hanno lasciato l’area alle 3:15 dopo un avvertimento via radio delle autorità giapponesi, ma circa tre ore e mezza più tardi, le stesse sono rientrate in territorio del Giappone all’altezza di Cape Oma, per poi allontanarsi definitivamente alle 7:45.

Tanti nodi da sciogliere

Si tratta delle prime navi governative battenti bandiera di Pechino a transitare in quell’area dal luglio 2017. L’episodio desta preoccupazione perché è avvenuto pochi giorni dopo l’intrusione area di jet russi e cinesi in territorio sudcoreano. L’intensa attività cinese sia in Estremo Oriente che nel sud est asiatico sta a significare due cose: la prima e più importante è che Pechino intende risolvere una volta per tutte i nodi da sciogliere, e ci sono tantissime questioni politiche ancora da sbloccare. La seconda riguarda invece il tentativo della Cina di esplorare nuovi territori per individuare aree ricche di risorse, siano esse energetiche o ittiche. Le pretese cinesi si scontrano ovviamente con le esigenze dei suoi vicini, stanchi di accettare le continue violazioni territoriali del Dragone.

Le isole contese

Riguardo all’ultimo episodio avvenuto in Giappone, c’è da dire che secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le navi di ogni paese possono navigare attraverso le acque territoriali di altri paesi a patto di non essere una minaccia per la sicurezza di questi. Nel corso degli anni la Cina ha spesso inviato le sue navi nei territori contesi con Tokyo, tra cui le isole Senkaku, situate nel Mar Cinese Orientale. Gli isolotti in questione, disabitati, sono formalmente controllati dal Giappone anche se Pechino li rivendica chiamandoli Diaoyu; perfino Taiwan ha pretese sovrane sulle Senkaku, rinominate da Taipei Tiaoyutai. Ecco che ogni intrusione cinese, seppur innocua, è vista da Tokyo con enorme sospetto e diffidenza.

Le Senkaku nel mirino

Proprio nei pressi delle Senkaku è avvenuto un secondo episodio di sconfinamento, ancora più fresco del primo sopra descritto. Poche ore fa la guardia costiera giapponese, come riportato dall’emittente statale Nhk, ha dichiarato che quattro navi pattuglia cinesi sono entrate per quasi due ore nelle acque vicino a Kubashima, non molto lontano dalle isole contese. Qui ci sono rimaste per un paio di ore, fino a mezzogiorno ora locale. Tokyo fa notare che la Cina è entrata per 21 volte nel corso di quest’anno all’interno delle proprie acque territoriali. Riallacciandosi alle questioni politiche da sbloccare situate in quest’area turbolenta, la Cina è impegnata nella riconquista di Taiwan, nella contesa delle Senkaku con il Giappone e nell’espansione della sua influenza nel Mar Cinese Meridionale, dove Filippine e Vietnam non intendono certo darla vinta a Pechino.

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