Lo stallo prosegue e la fine della guerra è ancora lontana. Tuttavia nello Yemen sono accaduti nelle ultime settimane episodi in grado di incidere sul peso politico e militare delle varie parti in causa. In particolare, dopo anni di contesa, gli Houti hanno definitivamente conquistato la città portuale di Hudaydah. A inizio novembre le forze a guida saudita hanno deciso il ritiro lasciando quindi campo libero al gruppo filo sciita. C’è poi un altro fronte importante da monitorare, quello cioè di Marib. Importante città petrolifera, anche in questa regione ad avanzare sono stati gli Houti.

Vantaggio strategico per gli Houti

L’inizio della guerra nello Yemen viene fatto risalire al marzo del 2015, quando una coalizione filo saudita ha avviato una serie di raid contro le milizie cosiddette Houti, dal nome della famiglia che controlla il partito Ansarullah. Quest’ultima è una formazione in prevalenza sciita capace di guadagnare posizioni, anche grazie al supporto dell’ex presidente Saleh e della Guardia Presidenziale, nel nord del Paese. Dopo la presa nel 2014 della capitale Sana’a, l’Arabia Saudita ha iniziato a ventilare l’idea di un intervento diretto. Troppo pericoloso, nella logica di Riad, assistere al consolidamento di forze sciite e quindi vicine all’Iran in un Paese confinante. Da allora però il conflitto non ha mai vissuto momenti di tregua. E, soprattutto, non ha mai visto la prevalenza di una forza a discapito di un’altra. I Saud avevano scommesso su un rapido crollo degli Houti, circostanza però mai verificatasi. Al contrario, oggi sono i miliziani sciiti ad avere posizioni di vantaggio. Nel territorio yemenita sono due i fronti principali in cui si sta combattendo: Hudaydah e Marib.

La prima è una città portuale dal grande valore strategico. Di fatto è lo sbocco a mare di Sana’a. Per gli sciiti controllarla vuol dire tenere in mano una buona fetta di Paese e poter far ripartire il commercio e gli aiuti umanitari. Per questo la coalizione filo saudita per anni ha provato a conquistarla. Il fronte è entrato ben presto in un difficile stallo. Fino a poche settimane fa. A inizio novembre è arrivato l’annuncio da parte della coalizione saudita di un ritiro da Hudaydah. Un dietrofront ordinato, volto a scongiurare altre perdite vista l’impossibilità di difendere le posizioni. La costa attorno al porto più importante del nord dello Yemen è oramai interamente in mano agli Houti.

E poi c’è l’altro fronte, quello di Marib. Anche qui è lo stallo a farla da padrone. Ma la milizia sciita sta avanzando già da settimane e ha quasi circondato la città. Occuparla per i miliziani vorrebbe dire ottenere un altro vantaggio strategico, potendo avere un facile accesso alle risorse petrolifere della zona. In generale, la ritirata saudita da Hudaydah e l’avanzata Houti a Marib stanno consegnando, nelle mani di Ansarullah, un doppio vantaggio strategico non indifferente. Da spendere eventualmente in mai partiti, ma fortemente auspicati dall’Onu, colloqui tra le parti.

Ma lo stallo è destinato a proseguire

Il doppio vantaggio degli Houti non significa che gli sciiti stanno per vincere la guerra e per prendere interamente lo Yemen. Al contrario, la situazione è molto più complessa. Gli sciiti hanno consolidato il controllo del “loro” territorio, avanzando anche in alcuni punti strategici del Paese. Ma non hanno la forza di conquistare tutte le regioni. Dal canto loro i sauditi, pur avendo un indubbio vantaggio tecnologico e il controllo dei cieli, non sono riusciti a rompere la resistenza Houti. La coalizione, che supporta l’esercito regolare e il governo del presidente Hadi ed è appoggiata anche da mercenari sul campo, controlla gran parte del sud dello Yemen. Ma deve vedersela anche con gruppi indipendentisti stanziati ad Aden, seconda città yemenita, controllati dagli Emirati Arabi Uniti. C’è poi una regione, quella desertica orientale, in mano a formazioni legate ad Al Qaeda e all’Isis.

Lo Yemen è quindi frammentato e diviso. Nessuno degli attori in campo è nelle condizioni di riunire il Paese manu militari. Ma i progressi in ambito politico e diplomatico sono pressoché inesistenti. E la situazione, in ambito umanitario, è sempre più drammatica. Milioni di famiglie yemenite non hanno accesso a cibo, beni di prima necessità e medicine.

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