Le misure attive (in russo Активные мероприятия) erano (e sono) una forma di guerra politica condotta dai servizi di sicurezza sovietici (Cheka, GPU, NKVD, KGB) per influenzare il corso degli eventi mondiali, per raccogliere informazioni e produrre valutazioni corrette sugli avversari dell’Unione Sovietica.

Le misure attive vanno dalle manipolazioni dei media, alle operazioni speciali che comportavano vari gradi di azioni violente, e sono state utilizzate sia all’estero sia a livello nazionale includendo disinformazione, propaganda, contraffazione di documenti ufficiali, omicidi, repressione politica e persecuzione dei dissidenti politici.

Si parla di quello che è stato definito “il cuore e l’anima dell’intelligence sovietica” comprendente anche il sostegno a movimenti rivoluzionari, pacifisti, partiti comunisti e d’opposizione nonché movimenti terroristici come le Brigate Rosse e la RAF (Rote Armee Fraktion).

Lo scopo, sin dai tempi della Guerra Fredda, era anche quello di indebolire il fronte occidentale seminando discordia, per cercare di dividere gli alleati della NATO e screditarne l’immagine davanti all’opinione pubblica. Veniva sfruttata, in questo senso, ogni possibilità: dall’artificiale aumento delle tensioni razziali negli Stati Uniti, allo sfruttare le tesi complottiste riguardanti lo sbarco sulla Luna, passando per il sostegno attivo dei movimenti pacifisti durante il conflitto in Vietnam o durante la crisi degli Euromissili negli anni ’80.

A livello generale le misure attive venivano, e vengono, messe in atto a sostegno della maskirovka strategica che impiega tutte le risorse dello Stato, tra le quali anche la diplomazia e la propaganda, per ottenere obiettivi politici di lungo termine anche attraverso il rovesciamento di governi stranieri, l’eliminazione di gruppi politici o di singoli individui.

Da quest’ultimo punto di vista la Russia, come altri attori internazionali, ha fatto largo uso di diverse sostanza tossiche. Sono noti molti casi, nel dopoguerra, che hanno comportato l’uso di veleno o altre sostanze letali in modi diversi. I sovietici tendevano a favorire l’utilizzo di sostanze letali perché gli omicidi possono essere compiuti più surrettiziamente e in alcuni casi senza lasciare tracce facilmente riconoscibili. Veleni e agenti inabilitanti venivano e vengono ancora usati per i rapimenti, come accaduto nel caso Trushnovich in quello di Valeri P. Tremmel, a Linz, Austria nel giugno 1954. Vi sono, tuttavia, molti fattori sconosciuti e incontrollabili nell’uso di veleni e sostanze letali che ne limitano e spesso precludono l’utilizzo. Probabilmente il più importante è lo stretto intervallo tra una dose che causa disabilità e una che causa la morte. I dosaggi infatti variano da un individuo all’altro a seconda del peso, dello stato di salute e di come il veleno entra nel corpo quindi è estremamente difficile ottenere il risultato sperato, e a volte il soggetto sopravvive, se pur menomato nel fisico.

Nel corso della storia sono state usate diverse sostanze diverse: arsenico, cianuro di potassio, scopolamina, tallio insieme ad altri elementi radioattivi o agenti nervini.

Un caso di avvelenamento ben pubblicizzato ha coinvolto il disertore del KGB Nikolay Khoklov. Khokhlov è stato colpito da una malattia improvvisa e grave mentre partecipava a un incontro di anticomunisti a Francoforte, in Germania, a settembre del 1957, e ci sono state prove del suo avvelenamento da un tallio. I metodi di somministrazione possono essere diversi, e uno di particolare efficacia è quello di usare dei “proiettili” di veleno congelato sparati pneumaticamente che non lasciano ferite o altre prove della causa della morte.



L’utilizzo di sostanze tossiche per l’eliminazione di “nemici” dello Stato, come detto, fa parte di una tradizione russa di lunga durata: già nel 1921 era stato istituita la divisione “Kamera” anche detta “Laboratorio 12” da parte del KGB. Questo istituto di ricerca altamente innovativo faceva parte della Cheka di Lenin, il primo nome del KGB sovietico che oggi, dopo la sua riforma post dissoluzione dell’URSS, prende il nome di FSB per quanto riguarda la sicurezza interna, e SVR per le operazioni di intelligence all’estero.

Kamera rimase attiva sino alla metà degli anni ’50 e durante il periodo staliniano sviluppò attivamente veleni e gas mortali da usare per assassini politici. La sua eredità però è stata raccolta dall’intelligence russa sino ai nostri giorni: secondo Alexander Kouzminov, un ex agente di bio-spionaggio dell’SVR che ha pubblicato “Biological Espionage”, è ora la principale fonte della Direzione S dell’SVR che si occupa della guerra biologica.

Nel corso degli anni ci sono stati diversi esempi di utilizzo di sostanze tossiche da parte di Mosca per l’eliminazione di personalità politiche considerate avversarie: il leader ribelle ceceno Khattab è stato avvelenato dall’FSB nel marzo 2004. Prima ancora il KGB ha cercato di avvelenare il leader afghano Hafizullah Amin a dicembre 1979 alla vigilia dell’invasione sovietica. Si pensa che sia stato il “Laboratorio 12” a fornire il proiettile di ricina ai bulgari per uccidere il giornalista radiofonico anticomunista emigrato Georgi Markov nel 1978 a Londra: la causa della sua morte e il mezzo utilizzato furono scoperti solo molto tempo dopo, e per caso.

C’è il sospetto che anche l’avvelenamento da diossina che ha colpito il leader ucraino Viktor Yushchenko sia stato perpetrato dai servizi di intelligence russi durante la campagna elettorale nel 2004, senza dimenticare il caso dell’ex agente Aleksandr Litvinenko, ucciso nel 2006 con un té avvelenato al polonio, e quello dell’ex spia Sergei Skripal e di sua figlia Yulia, avvelenati a Salisbury nel Regno Unito con un agente nervino identificato come Novichok.

Ovviamente la Russia non è l’unica a utilizzare l’assassinio di Stato per i propri fini politici. Gli Stati Uniti risulta che abbiano preso in considerazione la possibilità di avvelenare Julian Assange mentre si trovava nell’ambasciata ecuadoregna di Londra, altri piani, che affondano nel passato della Guerra Fredda, prevedevano l’eliminazione di Fidel Castro con un sigaro imbevuto di botulino, una sostanza tossica paralizzante. Un’arma segreta della CIA, usata per gli assassini, spara un piccolo dardo avvelenato in grado di provocare un infarto senza lasciare traccia in quanto il proiettile velenoso si disintegra completamente una volta entrato nel corpo, e la vittima non percepisce nessuna puntura se non un leggero fastidio, come il morso di una zanzara. Una volta che nell’organismo il veleno si denatura rapidamente, quindi è molto improbabile che un’autopsia rilevi che l’infarto è dovuto a qualcosa di diverso da cause naturali.

Il Mossad israeliano ha utilizzato tecniche di avvelenamento per eliminare a Dubai, nel 2010, un alto dirigente di Hamas, mentre la Corea del Nord avrebbe scelto il nervino per uccidere il fratellastro di Kim Jong-un all’aeroporto di Kuala Lumpur nel 2017.

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