Più di ventimila persone provenienti dall’Ucraina e dalle regioni russe ad essa attigue sarebbero state fatte sfollare da Mosca anche a più di 5.000 km di distanza. É quanto emerso da un documento del Cremlino visionato dal The Indipendent. La ragione ufficiale degli spostamenti è dovuta dalla necessità di allontanare il più possibile le persone provenienti da zone di guerra dagli scenari più pericolosi. Il rischio però è ovviamente che migliaia di famiglie vengano a contatto con realtà differenti da quelle originarie, con tutte le difficoltà e i pericoli che questo potrebbe comportare.

Il piano del Cremlino

Prima dell’avvio delle operazioni belliche in Ucraina la Russia aveva già predisposto dei piani per la sistemazione di sfollati. Il 18 febbraio, quando a Donetsk e Lugansk sono state azionate le sirene di allarme aereo, i governi delle due repubbliche filorusse hanno proclamato lo stato di emergenza. Il timore, fino a quel momento, era più sul versante separatista che ucraino. Con la dichiarazione di emergenza si è dato il via a un’emigrazione di massa, soprattutto della popolazione più vulnerabile. In migliaia hanno varcato le frontiere con la Russia e da Mosca è stato attuato un primo piano di accoglienza che, tra le altre cose, prometteva Rubli alle famiglie sfollate dal Donbass. I motori dei mezzi dell’esercito russo però cominciavano a essere azionati. Da lì a breve sarebbe poi scattata la guerra a tutto tondo all’interno del territorio ucraino.

E così, secondo The Indipendent, il Cremlino ha messo in cantiere un complessivo piano di redistribuzione in tutto il territorio della federazione di almeno 95.739 persone sfollate. In parte provenienti dalle zone in mano ai separatisti, in parte dalle regioni ucraine occupate poi successivamente dai soldati russi. Il decreto con cui si è autorizzato il piano di accoglienza risalirebbe al mese scorso. “Tenendo conto dell’attuale situazione in Ucraina – si legge nel documento reso noto dal quotidiano britannico – la Federazione russa approva la distribuzione di cittadini alle entità costitutive della Federazione stessa”. Per “attuale situazione in Ucraina” si intenderebbe, secondo la visione di Mosca, il problema relativo all’incolumità delle famiglie da ospitare. Un piano quindi che andrebbe a confermare la linea del Cremlino, secondo cui le persone russofone residenti nei territori sopra citati corrono dei rischi legati a possibili ritorsioni da parte ucraina. Proprio in questo martedì lo stesso Vladimir Putin ha rincarato la dose in tal senso: “Nel Donbass – ha detto durante un incontro con Lukashenko – c’era un rischio di genocidio e dovevamo intervenire”.

Le sistemazioni lontane da casa

I profughi di guerra generalmente non vogliono allontanarsi troppo dal proprio Paese. Lo si è visto in Siria, dove nonostante un gran numero di sfollati che hanno preso la via dell’Europa tra il 2015 e il 2016, la stragrande maggioranza dei profughi ha trovato riparo in Libano, Giordania e Turchia, Paesi attigui. Una regola certamente che vale anche per chi scappa dall’Ucraina, tanto è vero che soltanto una parte residua degli sfollati ucraini usciti dalle regioni occidentali del Paese è andata oltre i confini delle attigue Polonia e Romania. Sul versante orientale chi è stato preso in consegna dalla confinante Russia è rimasto all’interno del territorio della federazione, la cui estensione però è molto vasta. Si è quindi presentato il problema per quelle famiglie la cui destinazione finale prevista dal governo di Mosca è in regioni russe lontane anche più di 5.000 km dall’Ucraina.

In particolare, delle 95.739 persone accolte dalla Russia, secondo il documento citato dall’Indipendent 25.639 sono state destinate in province e città molto distanti dalle regioni originarie. Per 11.398 è stato previsto il trasferimento nel Circondario federale della Siberia, per 7.218 invece nel Circondario dell’Estremo Oriente e infine per 7.023 nel Circondario del Caucaso Settentrionale. In proporzione, è come se un profugo ucraino arrivato in Polonia fosse poi trasferito nelle Azzorre. Una distanza che potrebbe rischiare di prolungare poi i tempi per un rientro a casa e di arrecare problemi nel presente per l’integrazione nei territori ospitanti. Un cittadino russofono proveniente dall’est dell’Ucraina dovrebbe infatti vivere in zone, come nel caso del Caucaso settentrionale o dell’estremo oriente, dove non sempre il russo è la lingua prevalente.

Sempre lil giornale britannico, citando altre fonti russe, ha fatto presente che alle persone evacuate da Mariupol, città oramai quasi interamente in mano russa e da dove molti cittadini sono stati sfollati, sarebbe stato fatto firmare uno specifico documento in cui verrebbe chiesto ai profughi di dichiarare di aver perso la casa a seguito di bombardamenti ucraini.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.