Un nuovo cambio di rotta degli Stati Uniti nella politica in Siria: le truppe americane rimarranno ancora nel Paese “per un certo lasso di tempo”. Il “gruppo per il mantenimento della pace” sarà di 400 soldati, equamente divisi tra la base americana di Al-Tanf, al confine con l’Iraq, e il territorio nordorientale della Siria.

Pur dichiarando che il ritiro delle truppe Usa proseguirà “in modo cauto e coordinato”, il portavoce del Pentagono, Sean Robertson, ha fornito alcuni dettagli sulla decisione di Washington di rimanere nel Paese mediorientale.

Nel nord-est della Siria i soldati americani faranno parte di una forza multinazionale di monitoraggio, composta da alleati Nato, che avrà il compito di “mantenere la stabilità e prevenire la rinascita dell’Isis in Siria”. Un gruppo composto dalle 800 alle 1.500 unità, con il compito di sorvegliare una “zona cuscinetto lungo il confine con la Turchia”, all’interno del territorio dei curdi siriani.

Soltanto statunitensi saranno, invece, le truppe di Al-Tanf, che si trova in uno snodo strategico per l’Iran. Quel lembo di territorio siriano rappresenta infatti uno dei due corridoi di transito che consentirebbero a Teheran di raggiungere il mar Mediterraneo. Il primo, in cui si trova la base americana, collega l’area di Baghdad a quella di Damasco, proprio attraverso la città di Al-Tanf, al confine con Iraq, Siria e Giordania. Il secondo corridoio, invece, connette la regione di Mosul, in Iraq, con Raqqa, in Siria.

Inversione di rotta?

Donald Trump ha negato che si tratti di un dietrofront. “Non sto invertendo la rotta”, ha dichiarato il presidente, “nessun altro sarebbe stato in grado di prendere la decisione sul ritiro delle truppe. Allo stesso tempo, lasciamo nel territorio un piccolo contingente, in modo che [l’Isis] non rinasca”.

La zona cuscinetto, stabilita nel nord-est della Siria, al confine con la Turchia, nasce con un duplice scopo: mantenere la pace tra le Forze democratiche siriane (Sdf) e l’esercito turco e impedire la rinascita dello Stato islamico.

L’idea di una security zone, della profondità di 30 km, era già stata annunciata nel gennaio scorso dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Questa possibilità, emersa in occasione di una telefonata con il presidente americano, Trump, aveva contribuito a smorzare le tensioni tra Washington e Ankara, che si erano create in merito al futuro dei curdi in Siria.

Stando a quanto riferito dalla Cnn, inizialmente, gli Usa avrebbero dovuto fornire supporto aereo, non truppe di terra. Tuttavia, gli alleati Nato si sarebbero opposti a questa condizione, costringendo Trump a fornirle, pena il fallimento del progetto.

Peraltro, la decisione di mantenere alcune truppe in Siria potrebbe anche far slittare il ritiro delle forze americane dal Paese, inizialmente fissato entro aprile, secondo quanto affermato da un alto funzionario del Governo.

Al fianco dei curdi

La decisione dell’amministrazione Trump di mantenere una presenza militare in Siria sembrerebbe aver temporaneamente rassicurato gli alleati curdi, che temevano di dover scegliere tra l’alleanza con gli americani, salvaguardando così il loro progetto di autonomia all’interno del territorio siriano, e la protezione del presidente siriano, Assad, che avrebbe comportato invece la rinuncia al sogno di indipendenza.

Nel dicembre dello scorso anno, Trump aveva annunciato il ritiro delle truppe Usa dalla Siria entro il mese di aprile 2019, giustificando la decisione con la sconfitta definitiva dell’Isis nel Paese. Un annuncio che aveva spaventato i curdi siriani, esposti un possibile attacco turco, e che li aveva spinti verso il presidente siriano, Assad, in grado di mantenere la sicurezza della regione attraverso l’esercito governativo.

L’avvicinamento tra curdi e governo siriano non era stato apprezzato da Washington, che, lo scorso 17 febbraio, tramite le parole del generale Paul LaCamera, comandante della coalizione internazionale, a guida americana, aveva minacciato di non supportare più le Forze democratiche siriane (Sdf) – ovvero i curdi siriani – se si fossero alleate con Assad o con la Russia.

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