Gli Stati Uniti vogliono dare all’Ucraina almeno quattro Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) MQ-1C Gray Eagle, che possono essere armati coi letali missili Hellfire.

Il velivolo è un Male (Medium Altitude Long Endurance) sviluppato dalla General Atomics Aeronautical Systems per l’esercito statunitense come aggiornamento del ben noto MQ-1 Predator. Il Gray Eagle può trasportare un carico utile interno di 261 chilogrammi e uno esterno di 227 eseguendo missioni di ricognizione, sorveglianza, acquisizione di bersagli, comando e controllo, collegamento comunicazioni, intelligence dei segnali (Sigint), guerra elettronica (Ew), ma soprattutto di attacco. Il drone infatti è stato integrato con successo con il missile Agm-114 Hellfire nel dicembre del 2009, quasi immediatamente con l’avvio della sua produzione. I test condotti con gli Hellfire a bordo del Gray Eagle si sono conclusi nell’agosto 2010 e questi Ucav sono stati destinati principalmente al teatro Afghano, dove hanno avuto il loro battesimo del fuoco, ma anche in Iraq. Nel giugno 2012 è stato schierato il primo reparto dell’U.S. Army con in dotazione gli MQ-1C. Basato sul design della cellula dei Predator, il Gray Eagle è dotato di un sistema di controllo tollerante ai guasti con un’architettura del sistema avionico a tripla ridondanza.

Il drone ha un’apertura alare maggiore rispetto al Predator, inoltre la sua architettura modulare consente l’integrazione e il funzionamento di più carichi utili dando al Gray Eagle una maggiore flessibilità di impiego. L’Ucav ha una lunghezza di nove metri, un’apertura alare di 17 e un’altezza di 2,1, e può trasportare diversi sensori tra cui uno elettro-ottico/infrarosso con designatore laser, un sensore StarLite Synthetic Aperture Radar (Sar)/indicatore di bersagli mobili (Gmti), sistemi di comunicazione e quattro missili Hellfire che possono ingaggiare bersagli mobili e fissi a terra entro un raggio da 500 metri otto chilometri. Il motore dei Gray Eagle da 165 cavalli è multicarburante potendo usare sia diesel che carburante per jet. L’Ucav è gestito da un sistema di stazioni di controllo a terra in configurazione modulare, montato sul veicolo medio tattico standard da cinque tonnellate. Il drone può volare ad un’altitudine massima di 29mila piedi (8800 metri) e può restare in aria per oltre 30 ore. Il suo peso massimo al decollo è di 1633 chilogrammi e può sviluppare una velocità massima di 150 nodi.

La decisione di inviare i droni in Ucraina sarà formalizzata nei prossimi giorni dalla presidenza degli Stati Uniti notificandola al Congresso. L’introduzione nel conflitto dell’MQ-1C darebbe all’Ucraina un sistema senza pilota ad alta resistenza con capacità che superano quelle dell’unico drone da combattimento utilizzato da Kiev, il Bayraktar TB2. Oltre al carico bellico, che come abbiamo visto, nonostante sia limitato rispetto ad altri Ucav di grandi dimensioni, è comunque più grande di quello dei Bayraktar (150 chilogrammi), il Gray Eagle permetterà di fare un importante salto di qualità per quanto riguarda la situational awareness degli ucraini grazie alla sua suite di sensori. Questa, a nostro giudizio, è la vera motivazione della cessione all’Ucraina del MQ-1C: recentemente Washington ha affermato di non voler più fornire a Kiev i dati di intelligence che potrebbero essere utilizzati per colpire il territorio russo. Ora invece l’esercito ucraino potrà procedere autonomamente sfruttando proprio le informazioni raccolte dai Gray Eagle.

I droni però saranno sicuramente nel mirino dei sistemi missilistici da difesa aerea russi, che sono stati schierati ai confini ucraini e nel Donbass, come gli S-300 ed S-400 essendo degli obiettivi altamente paganti. Questi sistemi possono contare su missili aventi un raggio d’azione esteso: il 40N6 dell’S-400 è efficace sino a una distanza di 400 chilometri mentre il 48N6DM è in grado di intercettare bersagli sino a 230/250 chilometri (a seconda delle fonti).

Non sappiamo se la cessione degli MQ-1C sia stata compresa nell’ultimo pacchetto di armamenti per l’Ucraina annunciato il primo giugno, del valore di 700 milioni di dollari, e approvato recentemente dall’amministrazione statunitense. Gli Stati Uniti hanno speso a oggi circa 5,3 miliardi di dollari in assistenza all’Ucraina dall’inizio dell’amministrazione Biden, di cui circa 4,6 miliardi dall’inizio dell’invasione russa del 24 febbraio. L’ultima spedizione di armamenti approvata è l’undicesima dall’agosto 2021.

A oggi la fornitura di armamenti statunitensi all’Ucraina ha incluso oltre 1400 sistemi antiaerei Stinger, oltre 6500 Atgm (Anti Tank Ground Missile) Javelin insieme a circa 20mila altri sistemi anticarro. Sono invece più di 700 i “droni kamikaze” (meglio detti loitering muntions) di tipo Switchblade e 108 gli obici da 155 millimetri tipo M-777, corredati da oltre 220mila proiettili. A questi si aggiungono 20 elicotteri Mil Mi-17 (la maggior parte di provenienza afghana), 200 veicoli da trasporto truppe M-113 e centinaia di Humvee senza contare le migliaia di armi leggere e relativo munizionamento insieme ad altri dispositivi per la protezione personale o sistemi elettronici per il tracciamento dei colpi di artiglieria oppure per l’acquisizione dei bersagli.

Dopo i Mlrs (Multiple Launch Rocket System) tipo Himars, che hanno una gittata massima di circa 300 chilometri, rappresentando quindi un vero e proprio possibile game changer di questa guerra d’attrito, Washington alza ulteriormente l’asticella del suo impegno nel sostenere militarmente l’Ucraina grazie agli MQ-1C, dimostrando che, in questo momento del conflitto, non intende aprire alla possibilità di de-escalation al di là dei contatti diretti ricercati con la Russia attraverso i colloqui tra i rispettivi Stati maggiori e ministeri della Difesa.

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