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L’integrazione della rete missilistica di difesa degli Stati Uniti è stata completata con la collocazione del 44° intercettore cinetico a Fort Greely, Alaska. Dal 2004, il territorio americano affida la sua difesa al sistema Ground-based Midcourse Defense, progettato per intercettare missili balistici a lungo raggio in entrata. La prima griglia di difesa era formata da trentasei missili intercettori schierati a Fort Greeley e presso la Vandenberg Air Force Base, in California. L’ex presidente Barack Obama ha ordinato alla Missile Defense Agency di portare a 44 le postazioni GMD entro la fine del 2017: 40 postazioni in Alaska e 4 in California. Gli intercettori si basano sull’Exoatmospheric Kill Vehicle, sistema cinetico di rilascio che utilizza i dati di orientamento e sensori di bordo per identificare e distruggere un missile in arrivo nello spazio. Gli intercettori a tre stadi sono progettati per distruggere i missili con l’energia cinetica da impatto. Il Pentagono ha già proposto al Congresso una terza integrazione al Ground-based Midcourse Defense con ulteriori venti intercettori. Entro il 2020, infine, le postazioni GMD potrebbero essere cento. Contro un ICBM si lanciano dai quattro ai sei intercettori cineti. Le probabilità di successo del Ground-based Midcourse Defense contro un solo ICBM sono del 50%.

Difendere gli Stati Uniti

La difesa missilistica statunitense è strutturata su una rete globale di sensori per individuare e tracciare qualsiasi lancio contro obiettivi americani. La copertura si basa su diversi siti sparsi per il mondo e nello spazio. La costellazione satellitare Usa è progettata per essere ridondante a diverse altitudini e per garantire finestre di lancio utili anche dopo aver subito un devastante attacco preventivo. Maggiore è la distanza dei satelliti da colpire, minore sarà il tempo necessario per rilevare gli intercettori che sarebbero monitorati già nelle fasi di spinta, scatenando una rappresaglia. La rete in orbita è composta dalle costellazioni del Defense Support Program e Space Based Infrared System. Il radar SBX-1 a banda X è solitamente rischierato a Pearl Harbor, nelle Hawaii. Diversi i radar di allerta precoce sono collocati in Alaska, Groenlandia, Gran Bretagna, Qatar, Taiwan e Giappone (attivi due sistemi radar AN-TPY-2 presso il sito di comunicazione Kyogamisaki nella prefettura di Kyoto ed il secondo, Shariki, nella prefettura di Aomori). La griglia di allerta su basa sui radar SPY-1 dei vettori Aegis sparsi nel globo. Tutti i dati sono gestiti dal sistema centrale di controllo presso la Schriever Air Force Base. Fin dagli anni ’90, gli Stati Uniti sviluppano un programma antimissile a livello nazionale con l’obiettivo di proteggere il territorio americano dagli arsenali nucleari minori realizzati dalla Corea del Nord e, potenzialmente, dall’Iran. Non è assolutamente concepito per contrastare quelle che sono definite come le forze strategiche stabilite, come Russia e Cina. Non esiste uno scudo di difesa antimissile in grado di azzerare una minaccia stratificata di proiezione lanciata da una potenza nucleare. Il budget richiesto dalla Missile Defense Agency per l’anno fiscale 2018 è di 7,9 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno più volte testato le capacità del sistema GMD contro minacce balistica: il 31 maggio scorso la prima intercettazione di un bersaglio che simulava le caratteristiche di un ICBM. L’ultimo test risaliva al giugno del 2014, quando un intercettore riuscì a distruggere un missile balistico a raggio intermedio. Quello del 2014 era anche l’ultimo successo dopo quattro precedenti fallimenti in quasi cinque anni e mezzo di test. Il Ground-based Midcourse Defense ha colpito il bersaglio dieci volte sui 18 test effettuati fino ad oggi. L’obiettivo dei prossimi test sarà quello di testare i nuovi aggiornamenti per ridurre l’impronta hardware ed accelerare le velocità di elaborazione dei sistemi di comando e controllo della griglia GMD.

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