Gli Stati Uniti si preparano a rafforzare la loro presenza militare in Arabia Saudita, dispiegando 500 soldati nella base aerea di Prince Sultan, situata in un’area desertica a est di Riad.

I soldati americani andranno a incrementare le forze e il personale di supporto già presenti nella base, in cui verrà installata anche una batteria di missili Patriot e sarà migliorato l’aeroporto. Secondo la Cnn, la base è considerata sicura per le forze americane, essendo in un’area difficilmente raggiungibile da eventuali missili iraniani.

Un dispiegamento di forze che fa seguito al continuo deterioramento dei rapporti tra Iran e Stati Uniti, iniziato lo scorso anno, quando l’amministrazione Trump ha deciso unilateralmente di ritirarsi dall’accordo sul nucleare (Jcpoa).

Negli scorsi mesi, la situazione è degenerata: Teheran ha innalzato il livello di arricchimento dell’uranio ed è rimasta coinvolta negli incidenti di sei petroliere in transito nel Golfo di Oman. L’apice è stato raggiunto quando, in seguito all’abbattimento di un drone americano, il presidente Trump ha ordinato un attacco aereo contro l’Iran, ritirandolo soltanto pochi minuti prima del suo inizio.

In ogni caso l’amministrazione americana si è mossa nella regione, e nel giugno scorso ha stabilito l’invio di ulteriori mille soldati in Medio Oriente “per scopi difensivi”, non specificando tuttavia i Paesi di destinazione: uno di questi sarebbe proprio l’Arabia Saudita.

Maggiori dettagli sul dislocamento delle truppe verranno forniti soltanto dopo l’annuncio ufficiale del Congresso americano, atteso per la prossima settimana. Intanto però alcune immagini satellitari – analizzate da Jeffrey Lewis, direttore dell’East Asia Non proliferation Project del Middlebury Institute of International Studies di Monterey – hanno mostrato che già a metà giugno sarebbe avvenuto un iniziale schieramento di militari e personale di supporto all’interno della base aerea saudita.

Rapporti tesi tra Usa e Arabia Saudita

Se confermata, la decisione di schierare nuove truppe statunitensi in Arabia Saudita giungerebbe in un momento in cui le relazioni tra i due Paesi sono tutt’altro che distese.

Il 18 luglio la Camera americana ha respinto tre risoluzioni che avrebbero consentito la vendita di armi – per un valore di 8,1 miliardi di dollari – all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di accordi proposti nel mese di maggio dall’amministrazione americana come misure di emergenza per “promuovere la stabilità in Medio Oriente, sostenere gli alleati e aiutarli a difendersi dalla Repubblica islamica dell’Iran”, secondo le parole del segretario di Stato, Mike Pompeo.

Il sostegno militare all’Arabia Saudita è un tema che divide in profondità il Congresso americano, per almeno due ragioni. Da un lato, c’è la campagna saudita in Yemen – che ha mietuto numerose vittime civili anche a causa delle armi americane -. Dall’altro, è ancora troppo recente il giallo sulla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, con l’ombra del coinvolgimento del principe ereditario Mohammed bin Salman.

La presenza di truppe americane sul suolo saudita potrebbe risultare non gradita anche a Riad, dopo l’invasione irachena del Kuwait del 1990. In quel frangente, l’Iraq aveva lanciato missili sulle basi della coalizione in Arabia Saudita, distruggendo in particolare una caserma americana a Dhahran e provocando 28 morti.

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