L’Italia in Libia si trova in una posizione di svantaggio. Innanzitutto perché, fin da subito, ha puntato sul cavallo sbagliato, Fajez al Serraj, e poi perché, dalla caduta di Mu’ammar Gheddafi, il nostro Paese ha sempre portato avanti una politica tentennante, incapace di lasciare il segno.

Qualcosa, però sembrava esser cambiato dopo l’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro italiano Giuseppe Conte. In quell’occasione, gli Usa diedero il loro appoggio a Roma, affidandole – di fatto – il controllo sul Mediterraneo. Un piano comune che, almeno queste erano le intenzioni, avrebbe portato beneficio a entrambi i Paesi. E così è stato, almeno fino a quando l’Italia non ha firmato il memorandum sulla Nuova via della Seta, l’iniziativa commerciale (e politica) di Pechino per espandere la propria influenza nel mondo.

Questa decisione, fortemente osteggiata da Washington, ha già prodotto risultati nefasti, soprattutto nel grande caos libico. Non appena il generale Khalifa Haftar ha iniziato ad avanzare su Tripoli, si è capito che l’Italia poteva ormai sperare ben poco e che l’unico alleato che avrebbe potuto fare qualcosa erano gli Stati Uniti. Il problema è che l’amministrazione americana si è ben guardata da prendere posizione. E questo per mandare un messaggio chiaro all’Italia: o state con noi o con i cinesi. Tertium non datur. Perché, di fatto, la Nuova via della Seta non è solo un’iniziativa economica, ma anche e soprattutto politica. I Paesi che trattano con Pechino, infatti, diventano volenti o nolenti suoi amici, oppure vengono strozzati da quella che diversi analisti hanno chiamato “trappola del debito”, come successo a Gibuti.

E gli Usa vogliono testare la fedeltà del Belpaese. Per questo potrebbero chiedere a Roma di inviare i soldati italiani in Siria per sostituire gli oltre 2mila uomini americani lì stanziati. Un’offerta già nota, ma che ora è stata rilanciata dal senatore Lindsey Graham, presidente della Commissione Giustizia e delegato agli Esteri di Trump, che ieri ha incontrato, insieme a un’importante delegazione, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

“L’articolata discussione durante la riunione ha permesso di ribadire la valenza strategica per l’Italia delle consolidate relazioni transatlantiche e di passare in rassegna le questioni più rilevanti dell’attualità internazionale, con particolare attenzione alla situazione in Libia e nel bacino del Mediterraneo, oltre che ai rapporti con la Cina e con la Russia”, riporta Agenzia Nova.

Il punto è che, come riporta La Verità, il senatore avrebbe deciso di mettere sul tavolo anche la carta siriana. Del resto, in un’intervista concessa al Corriere, Graham aveva detto: “Nel Nordest della Siria ci sono due rischi gravi: il ritorno dell’Isis e il possibile scontro tra la Turchia e le forze democratiche siriane. Gli Stati Uniti stanno formando uno schieramento composto da interporre tra la Turchia e i curdi. Noi chiediamo all’Italia di partecipare, di contribuire con un contingente militare, insieme con la Francia, Gran Bretagna e altri. Chiediamo all’Italia di aiutare l’America a stabilizzare quella regione, sarebbe un segnale nella continuità della forte relazione che esiste tra noi e il vostro Paese che consideriamo uno dei nostri alleati più importanti”.

E ora pare che quest’offerta sia sta rilanciata. Resta da vedere cosa farà l’Italia.

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