Non solo Russia, Stati Uniti e Israele, anche l’aviazione della Gran Bretagna ha colpito la Siria nell’ultimo mese. Nel silenzio generale, come se fosse un’operazione clandestina. Ma è il segnale di come la Royal air force (Raf) giochi un ruolo essenziale in questa turbolenta fase della guerra in Siria. E non bisogna mai dimenticarsi del ruolo di Londra nel complesso gioco siriano.

La notizia l’ha riportata oggi il Sunday Times. Secondo il rapporto del quotidiano britannico, un Typhoon della Royal Air Force “ha lanciato una bomba a guida laser da 500 libbre sulle forze armate siriane vicino al confine tra la Siria e la Giordania il mese scorso”. Un’operazione importante, perché la Raf ha colpito direttamente l’esercito di Damasco, come non succedeva dal 14 aprile scorso, quando i bombardieri inglesi parteciparono allo strike contro Damasco come rappresaglia per il presunto attacco chimico di Douma.

Secondo quanto riportato dall’ormai noto Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attacco sarebbe avvenuto al confine con la Giordania, nei pressi della base di al Tanf. Vero crocevia degli interessi strategici anglo-americani nel sud della Siria, al Tanf è ancora oggi uno dei nodi da sciogliere dell’offensiva dell’esercito siriano nel sud del Paese. La Siria rivuole il territorio occupato dalle forze occidentali. E anche la Russia ha più volte chiesto a Stati Uniti e Gran Bretagna di abbandonare le loro posizioni in un’area essenziale col confine fra Siria, Giordania e Iraq.

A detta del ministero della Difesa britannico, l’attacco sarebbe avvenuto a seguito dell’avanzata dell’esercito siriano verso la base dove si addestrano le forze speciali del Regno Unito, le Sas, e dove partono molte delle operazioni delle truppe d’élite in territorio siriano. 

“Come atto di autodifesa collettiva, i Typhoon della Raf … hanno lanciato una sola [bomba] sulla posizione, che ha rimosso con successo la minaccia per i nostri partner della coalizione”, ha detto il ministero della Difesa britannico in una dichiarazione. 

Il ministero della Difesa britannico ha definito l’attacco una “risposta del tutto proporzionata” all’offensiva dell’esercito siriano. Nel bombardamento sarebbe morto un ufficiale delle forze armate di Damasco. Non si sa la data precisa del raid, ma quello che è certo è che sul fronte meridionale siriano le cose stanno prendendo una piega molto complessa. Dal punto di vista politico, giuridico e strategico, le forze occidentali non possono giustificare (né legittimare) la loro presenza ad Al Tanf.

La loro presenza si fondava, almeno formalmente, sulla presenza dello Stato islamico, che resiste in alcune sacche monitorate proprio dalla coalizione internazionale. Ma è chiaro che ora con l’offensiva avviata da Bashar Al Assad a sud, contro Daraa e Quneitra,  le cose cambiano. E questi raid ne sono la dimostrazione. Le forze anglo-americane non vogliono che l’esercito siriano si avvicini alle loro basi. Ma lo scopo è evidentemente quello di capire come risolvere la questione del futuro della Siria, che passa, inevitabilmente, sul fronte meridionale.

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