Guerra /

Secondo Sergiy Lyshenko, vice del Consiglio regionale ucraino, “gli occupanti hanno ritirato truppe ed equipaggiamenti da molti villaggi e città vicini alla linea di contatto nella regione di Zaporizhzhia”. La notizia, che per il momento non trova conferma, è stata diffusa nella mattina di giovedì 15 settembre insieme alla precisazione che i russi avrebbero trasferito soldati ed equipaggiamento a Vasylivka, a poca distanza dalla linea di contatto sempre nell’oblast di Zaporizhzhia.

Quanto riferito dalle autorità ucraine apre il sospetto che lo Stato maggiore di Mosca pensi che sia prossima una nuova controffensiva dell’esercito di Kiev: già nella giornata di ieri i media russi riportavano di una nuova concentrazione di mezzi pesanti ucraini lungo l’intero fronte nella regione in oggetto, riferendo anche di come la situazione fosse tesa. Sul fronte opposto le forze armate ucraine hanno comunicato che le truppe russe “stanno cercando di rafforzare la prima linea di difesa” nella regione di Donetsk e a Zaporizhzhia, anche attraverso il trasferimento di nuove riserve, in risposta alle ultime controffensive lanciate da Kiev. In effetti, da questo punto di vista, i fatti sembrerebbero dare ragione a Kiev: sui canali social russi sono stati pubblicati video dell’arrivo di nuove truppe cecene al comando di Ramzan Kadyrov proprio in quel settore del fronte meridionale.

In questo momento non c’è modo di capire se effettivamente l’esercito ucraino stia preparando un nuovo attacco come paventato dalle autorità russe, ma le possibilità ci appaiono scarse: Kiev, dopo lo sfondamento delle linee nell’oblast di Kharkiv, deve consolidare la linea del fronte facendo affluire forze fresche, pena il pericolo che un contrattacco russo possa far perdere il terreno riconquistato. All’Ucraina, da questo punto di vista, mancano i mezzi più che gli uomini, in quanto il governo ha potuto effettuare la mobilitazione generale della popolazione già da tempo, al contrario della Russia che è legata dall’aver definito il conflitto “operazione militare speciale”, quindi non potendo avvalersi dello stato di eccezione determinato da un periodo bellico per poter mobilitare tutte le proprie riserve umane.

Ecco perché Mosca si affida ancora una volta ai ceceni per poter rinforzare il fronte ed ecco spiegato il motivo della superiorità numerica locale nella regione di Kharkiv che ha determinato lo sfondamento del fronte: le riserve russe erano state inviate nell’oblast di Kherson dove gli ucraini avevano messo in scena un pesante attacco di diversione ampiamente propagandato, lasciando principalmente le milizie volontarie a controllare il fronte nord-orientale.

I dati in nostro possesso ci impediscono di fare previsioni in merito al possibile attacco ucraino a Zaporizhzhia, anche perché esistono similitudini con quanto visto nelle settimane precedenti che possono corroborare o confutare questa possibilità. Da un lato, lo Stato maggiore ucraino potrebbe aver concertato un altro ammassamento di truppe per organizzare una nuova diversione, e quindi mettere in atto il vero nuovo attacco altrove (magari su Kherson o sul Donbass), dall’altro gli ucraini potrebbero sfruttare l’attività partigiana nella regione di Melitopol, sottoposta a controllo russo da mesi, nello stesso modo in cui l’hanno sfruttata nell’oblast di Kharkiv, quindi procedendo effettivamente in un attacco da Zaporizhzhia verso sud per tagliare alle spalle i russi nell’oblast di Kherson.

Sono piani ambiziosi, senza dubbio, e crediamo che le risorse a disposizione dell’esercito di Kiev – eccezion fatta per quelle umane – siano piuttosto scarse proprio perché la controffensiva a Kharkiv, come accennato, ha portato gli ucraini al confine con la Federazione Russa mettendoli pertanto nella necessità di consolidare le retrovie, che ora sono estremamente lunghe. Proprio per questo riteniamo che una nuova controffensiva nell’area di Zaporizhzhia sia poco probabile, se pur non impossibile, e il movimento di truppe ucraine potrebbe essere correlato alla volontà di confondere il nemico facendogli stornare forze – esigue – dal settore nord-orientale, quindi allontanando la possibilità di un contrattacco massiccio che, se effettuato nell’arco di un paio di settimane, molto probabilmente avrebbe successo.

Organizzare una controffensiva, un contrattacco, o comunque un’operazione militare importante, richiede accurata pianificazione e tempo per poter concentrare le forze e organizzare le linee di rifornimento, e in questo momento è molto probabile che entrambi i belligeranti siano in fase di “stabilizzazione” proprio a seguito dei repentini eventi degli scorsi giorni.

La Russia ha perso un notevole numero di mezzi nella ritirata, ma in confronto all’Ucraina se lo può permettere – se pur coi dovuti distinguo – e soprattutto ha salvato il capitale umano, che è quello più importante proprio per le motivazioni legate alla mobilitazione che abbiamo già espresso. Agli uomini che sono arrivati dal fronte, però, va garantito un periodo di riposo, e occorre riarmarli e riorganizzarli: qualcosa che richiede altro tempo prezioso. Da questo punto di vista l’esercito ucraino può godere di più spazio di manovra, avendo a disposizione molte più riserve di pronto impiego, ma la controffensiva dei giorni scorsi, unita agli attacchi su Kherson, ha consumato il parco mezzi a disposizione di Kiev. Quanto vedremo da qui a quindici giorni, pertanto, ci permetterà di sollevare un po’ la “nebbia di guerra” che ancora una volta è calata sul conflitto ucraino.

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