Una serie di strette di mano a favore di telecamere, poi ognuno dal proprio lato. Dalla parte russa ci sono almeno cinque persone, tutte in giacca e cravatta entrate poco prima all’interno della stanza dei colloqui. Da quella ucraina invece i delegati sono tre e indossano delle tute verdi. Una differenza nell’abbigliamento che sottintende anche una differente considerazione sull’attuale conflitto. Per i russi si tratta di un’operazione militare speciale e questi sono colloqui politici tra due nazioni non in guerra. Per gli ucraini invece quella attuale è un’aggressione subita da Mosca e la loro è una “guerra patriottica”. Il rito della stretta di mano è stato probabilmente concordato prima, un modo per lanciare un piccolo segnale di distensione prima della chiusura delle porte.

Focus sui corridoi umanitari

Alla fine il luogo per i negoziati è stato quello di cui si parlava già da mercoledì. Ossia la riserva naturale a pochi chilometri dalla città bielorussa di Brest e dal confine con la Polonia. La delegazione russa, guidata dall’ex ministro della cultura Vladimir Medinsky, è arrivata già ieri. Quella ucraina invece direttamente nel primo pomeriggio. Su Twitter uno dei delegati, Mykhailo Podolyak, ha inserito una foto direttamente dal suo elicottero che lo ha portato nel luogo dei colloqui. Poi è apparso anche un video che mostrava gli elicotteri ucraini atterrare nell’area di Brest.

Poco prima erano usciti alcuni importanti dettagli sui negoziati. Una parola in particolare è stata la più citata: tregua. Di tregua si è iniziato a parlare in mattinata, quando dal ministero della Difesa russo è stata annunciata la volontà dell’istituzione di corridoi umanitari per i civili. Corridoi da attuare per l’appunto solo per mezzo di uno stop ai combattimenti e ai bombardamenti che fino all’ultima notte hanno preso di mira le più importanti città ucraine.

Alla fine dell’incontro, durato circa quattro ore, la tregua non è stata ufficialmente dichiarata. Ma è stato comunque lasciato intendere che di sospensione dei combattimenti e di cessate il fuoco si è parlato intensamente. Tuttavia, prima di giungere a un accordo, servono altri incontri. Entrambe le parti hanno dichiarato di aver effettuati significativi passi avanti rispetto a lunedì: “Sono stati fatti progressi significativi durante il secondo round di colloqui tra Russia e Ucraina”, sono le parole di Medinsky. Da Kiev hanno implicitamente confermato: “A breve – si legge in una nota della presidenza ucraina – ci sarà un altro incontro, forse all’inizio della prossima settimana”. Dovrebbe tenersi, secondo le intenzioni di Mosca, ancora una volta in Bielorussia. Alla fine di una lunga e intensa giornata quindi, tregua e corridoi umanitari sono stati i due punti su cui è arrivata l’intesa. Il via libera definitivo, forse, fra qualche giorno: “Non abbiamo ottenuto ciò che volevamo – ha dichiarato una fonte ucraina alla Tass – ma abbiamo discusso aspetti umanitari”.

Cosa può accadere adesso

Andando a leggere nel dettaglio le dichiarazioni di Medinsky, il contesto che si sta venendo a creare non dovrebbe essere così dissimile a quello visto negli anni precedenti in Siria. Lì dove cioè la Russia è ancora oggi impegnata a supporto del presidente Bashar Al Assad. Più volte, durante il conflitto civile, Mosca ha mediato assieme ad Ankara con le forze avversarie di Assad sostenute dalla Turchia. E più volte si è parlato di corridoi umanitari e zone di “de escalation“. Territori cioè dove far valere un cessate il fuoco per favorire corridoi umanitari ed evacuazione dei civili.

“Abbiamo concordato – ha dichiarato il capo negoziatore Medinsky – di creare dei corridoi umanitari per permettere l’evacuazione dei civili e un cessate il fuoco in queste zone”. Zone, per l’appunto, di de escalation. Non un cessate il fuoco generale, ma uno stop ai combattimenti solo su determinate aree per ragioni umanitarie. Lo si è visto spesso nelle aree di Aleppo, di Ghouta o di altre regioni siriane dove, per favorire l’arrivo di aiuti, le parti hanno raggiunto delle intese temporanee. In quel caso i russi fungevano da mediatori, qui invece sono parte in causa. Ma il modus operandi sembra simile. L’esperienza maturata sul campo da Mosca in Siria potrebbe portare a scenari non così dissimili in Ucraina nella gestione della crisi.

In questo contesto un accordo generale sul termine dei combattimenti appare lontano. Creare dei corridoi umanitari vuol dire unicamente operare per alleviare le sofferenze dei civili o garantire loro un’assistenza per l’evacuazione. Sui punti cardine del conflitto le posizioni probabilmente continua a essere distanti. Del resto sia Lavrov stamane che Putin nel corso del pomeriggio sono stati chiari: le operazioni in Ucraina andranno avanti fino al raggiungimento degli obiettivi di Mosca. E cioè demilitarizzazione e distruzione delle infrastrutture militari ucraine. Termini che per il presidente francese Macron, il quale ha sentito Putin mentre a Brest erano in corso i colloqui, sottintendono una completa conquista dell’Ucraina.

 

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