In Ucraina è guerra mondiale. Lo è come ai tempi dell’epocale scontro egemonico fra Stati Uniti e Unione Sovietica, dove ogni teatro di guerra per procura, anche il più remoto, era in grado di trasmutarsi in una calamita in grado di attrarre decine di attori statuali e nonstatuali, e decine di migliaia di combattenti volontari e mercenari, al seguito delle due superpotenze.

La Guerra fredda fu guerra mondiale in Nicaragua. Fu guerra mondiale nell’ex Congo belga. Fu guerra mondiale nello Zimbabwe in divenire. Un quarantennio di tante piccole guerre mondiali all’interno di una più ampia guerra mondiale in frammenti. Proprio come oggi, età della competizione tra grandi potenze.

In Ucraina è guerra mondiale, come in Nicaragua dopo la Rivoluzione sandinista e come in Afghanistan all’indomani della Rivoluzione di Saur. L’Occidente e i suoi alleati a spalleggiare l’Ucraina con armi e combattenti. Mondo ortodosso e Sud globale a supporto della Russia. E seguaci del Corano, guerrieri provenienti dall’intero dār al-Islām, presenti come soldati regolari e come volontari entrambi gli schieramenti. In Ucraina è guerra mondiale, ma è anche guerra civile islamica.

L’urlo dell’Ucraina scuote il dār al-Islām

Ucraina è la linea di faglia lungo la quale, dal vicino eppure lontano 2014, si combatte un scontro di civiltà tra Occidente e Oriente ortodosso. Perché mai si è trattato di una questione intracivilizzazionale fra i figli della Rus’ di Kiev, ma sempre è stato un affare più vasto, coinvolgente Mitteleuropa, Anglosfera e Türk dünyası, le cui reali dimensioni si sono svelate nella loro interezza a partire dal 24 febbraio 2022.

Una verità una e univoca sull’Ucraina non c’è. Le verità sono tante, tra loro discordanti e inconciliabili, e hanno a che fare con il passato, il presente e il futuro di una pluralità di civiltà, nazioni e culture. La verità è che, nel silenzio generale e all’ombra dei riflettori, in Ucraina è guerra di civiltà dal 2014. Occidentali contro russi e ortodossi nel Donbas. E anche, sebbene se ne scriva meno, musulmani contro musulmani. L’Ucraina è dove si sta svolgendo una parte della guerra civile islamica.

È dal 2014 che in Ucraina è guerra tra ceceni, tatari e arabi. Che posano il fucile soltanto per pregare, rivolti verso la Mecca, e poi tornano in trincea. Erano centinaia quando la guerra era circoscritta al Donbas. Sono divenuti migliaia quando si è estesa all’intera Ucraina, la notte del 24.2.22, dove si sono recati su incitamento dei loro imam o per convinzione personale.

Dalla parte di Kiev i ceceni dei battaglioni Dzhokhar Dudayev e Sheikh Mansur – che starebbero peraltro organizzando un’insurgenza nella loro terra natale – e i tatari della divisione Crimea e di Hizb-ut-Tahrir, nonché elementi radicali e terroristi di Stato Islamico, Fronte al-Nusra, Esercito siriano libero e Hayat Tahrir al-Sham. Dalla parte di Mosca i ceceni fedeli a Ramzan Kadyrov, ossia i kadyroviti, ma anche siriani, libici, libanesi e curdi. Sullo sfondo della presenza di albanesi, azeri, bosgnacchi, centrasiatici e kosovari. Una guerra tra musulmani nel dietro le quinte di una guerra, almeno in apparenza, tra cristiani ortodossi.

Amari ricordi afgani

Il dār al-Islām si è mobilitato massicciamente in e per l’Ucraina, inviando nella fonte battesimale del Russkij Mir un numero inquantificabile di combattenti, sicuramente migliaia, che potrebbe fare la differenza più a guerra finita che a guerra in corso. L’amaro ricordo di uno scenario afgano, innesco della primavera di separatismo etno-religioso del Caucaso settentrionale, turba i sonni del Cremlino.

I soldati dell’islamosfera, che combattano dalla parte dei russi o dalla parte degli ucraini, sono motivati da una profonda convizione: è una causa giusta, una guerra santa. Chi muore in Ucraina combattendo per i russi è un martire sulla strada di Allah, parola del consigliere di Kadyrov, Adam Shakhidov. Chi muore in Ucraina combattendo contro i russi riceve ricompense nell’aldilà, parola del comandante dei filoqaedisti di Hayat Tahrir al-Sham, Abu Maria al-Qahtani. Appoggiare la causa ucraina è un dovere per ogni musulmanoparola di Akhmed Zakayev, primo ministro dell’Ichkeria – l’anti-Cecenia –, di Said Ismagilov, muftì dell’amministrazione religiosa dell’umma ucraina, e di Ayder Rustemov, tra i capi religiosi dei tatari crimeani. Lo stesso credo, ma una visione contrapposta del conflitto.

L’afganizzazione dell’Ucraina avrà riverberi di cui non è dato sapere l’ampiezza. Certo è che ci saranno. Lo preconizzano il crescendo di tensioni in Cecenia, probabile motivo della ritirata in sordina dei kadyroviti dall’Ucraina, e l’entrata degli obiettivi russi all’estero nel mirino delle principali organizzazioni terroristiche di stampo jihadistico – preconizzata sulle nostre colonne ad aprile –, emblematizzata dall’attentato di Kabul del 5 settembre e dalla guerra di Al-Qāʿida contro Wagner nel Mali. Non una grande cospirazione antirussa tra Occidente e Internazionale del jihadismo, ma una mobilitazione della seconda, che parlava di profittare del caos generale già a cavallo tra febbraio e marzo, che porta dei vantaggi incidentali al primo.

Scrivere della dimensione islamica della guerra in Ucraina equivale a parlare del disegno intelligente di Biden, che sta poco alla volta esprimendo il suo potenziale strangolante. L’Ucraina come una pionieristica guerra per procura senza limiti, inclusiva di dimensione cognitiva, influenzata dalle lezioni apprese dagli strateghi della Casa Bianca dalle esperienze afgana e irano-iraqena. Impantanare velocemente per logorare lentamente.

L’Ucraina come sabbia mobile in cui intrappolare la Russia, simultaneamente accecata dalla chimera dei profitti record nell’oil&gas – più entrate, sì, ma destinate al finanziamento della campagna bellica e possibilitate dall’applicazione di sconti antieconomici. L’Ucraina come ipocentro di un terremoto che investa la Russia, dalle stanze dei bottoni alle periferie, e lo spazio postsovietico. Con lo sguardo alla Repubblica Popolare Cinese, che dall’Ucraina sta prendendo appunti e contro la quale il redde rationem sarebbe di gran lunga più sostenibile, e prevedibile, se venisse privata del suo alleato minore.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.