Crocevia non solo commerciale ma anche di tutti gli eventi più importanti della Libia moderna: contingenze storiche, quali l’aver dato i natali a Muhammar Gheddafi, e geografiche si intrecciano e fanno di Sirte una città di fatto perennemente sotto i riflettori. L’intera Libia torna a guardare a questo centro costiero a metà strada tra Tripoli e Bengasi, lì dove i confini storici e culturali tra Tripolitania e Cirenaica appaiono meno marcati e più lasciati alle interpretazioni dei governanti di turno.

Se durante l’era coloniale italiana Sirte è soltanto un centro posto nella provincia di Misurata, con Gheddafi la città diventa sempre più importante ed acquista una sua autonomia dal resto della regione, fino a diventare anche sede della nascita dell’Unione Africana il 9 settembre 1999. Adesso per Haftar Sirte potrebbe diventare porta d’ingresso del suo esercito verso la zona occidentale della Libia.

“Forze di sicurezza di Sirte in stato di allerta”

Nei giorni scorsi sembrano solo scaramucce, con allarmi che appaiono non molto diversi da quelli che si susseguono da tre anni a questa parte: si notano movimenti a pochi chilometri dalla città e così scattano controlli di sicurezza e vengono rinforzati i check point, prima del rientro dello stato d’allerta. Poi però nulla di più. Questa volta l’ipotesi di uno scontro sembra più veritiera. Haftar il 15 gennaio scorso lancia l’operazione nel sud della Libia e conquista gran parte del Fezzan.

Dopo avere dal 2014 tra le mani la sua Cirenaica, con anche le province del deserto libico in possesso del suo esercito di fatto il generale può vantare il controllo sull’80% del paese. Manca, in questo quadro, soltanto la Tripolitania. Sirte sarebbe l’obiettivo perfetto: territorio a cavallo tra le due regioni storiche costiere della Libia, strategico sotto il profilo geografico e simbolico sotto quello storico. Non solo è la città di Gheddafi, ma anche quella dove tra il 2015 ed il 2016 l’Isis costituisce un califfato sbaragliato soltanto con i bombardamenti dell’aviazione Usa.

A togliere le bandiere nere da Sirte sono, oramai tre anni fa, le milizie di Misurata. Per cui attaccando Sirte di fatto Haftar attaccherebbe Misurata. Un’eventualità da scongiurare per i miliziani della città Stato libica, tra i più acerrimi nemici del generale uomo forte della Cirenaica. Da Misurata sanno bene che in caso di caduta di Sirte, gli equilibri in Libia potrebbero definitivamente cambiare. Ecco perchè si susseguono appelli alla resistenza, specie dopo aver accertato che uomini di Haftar sarebbero oramai a 20 km dalla città natale di Gheddafi: “Membri dell’esercito della Cirenaica hanno preso Wadi al Ahmar“, si legge nelle note della difesa aerea di Sirte riportate da AgenziaNova.

Lo stato d’allerta è massimo. Riservisti e semplici volontari vengono richiamati ed inviati nei punti più caldi, a partire dai check point attorno a Sirte. Se davvero Haftar attacca, allora nessuno può essere preso alla sprovvista. In città la tensione sarebbe molto alta, si temono scontri importanti come quelli già vissuti nel 2016 per la liberazione del territorio dalle bandiere nere dell’Isis. Ma la sensazione è che tutto sia anche funzionale ad un qualcosa di ancora più importante, ossia come detto gli stessi equilibri della Libia. Haftar vuole essere riconosciuto come comandante di un esercito libico riunificato, l’accordo con Al Serraj siglato ad Abu Dhabi sembra favorirlo in tal senso ma, al tempo stesso, sa che a Misurata le milizie sono pronte a mettersi di traverso. Da qui il possibile tentativo di prendere Sirte.

Al Sarraj vola in Qatar

A voler prevenire a tutti i costi un’avanzata repentina e definitiva di Haftar, è indubbiamente il Qatar. Da quando ad Abu Dhabi il generale ed il premier di Tripoli siglano l’accordo, Doha torna all’arrembaggio. Dal piccolo Stato del golfo Persico sembrano sorpresi e perplessi circa le ultime evoluzioni inerenti il quadro libico. In particolare, il Qatar non si aspetta il via libera di Al Sarraj al progetto di Haftar di diventare unico capo del futuro esercito riunificato.

L’uomo forte della Cirenaica, è bene ricordarlo, è acerrimo nemico dei Fratelli Musulmani che, a loro volta, sono pagati e finanziati da Qatar e Turchia. Ecco perché quindi Doha negli ultimi giorni diventa crocevia di incontri con i più importanti rappresentanti delle istituzioni della Tripolitania. Nei giorni scorsi Khalid Al Mishri, presidente dell’Alto Consiglio di Stato e vicino ai Fratelli Musulmani, incontra in Qatar l’emiro Al Thani ed i suoi collaboratori diplomatici.

Nelle scorse ore è il turno dello stesso Al Sarraj. Come si evidenzia sul The Libya Observer, il premier libico vola a Doha dove viene ricevuto da Al Thani per un colloquio che viene decritto come “cordiale”. I due avrebbero parlato degli ultimi sviluppi in Libia e delle promesse di investimento del Qatar in Libia. Non si fa cenno ad Haftar nei rispettivi comunicati, ma la sensazione è che in realtà Al Thani potrebbe aver chiesto conto e ragione ad Al Sarraj sugli accordi siglati ad Abu Dhabi. Il Qatar in poche parole, non si tira indietro e non accetta repentini avanzamenti degli uomini fedeli ad Haftar. E questo, in vista anche delle prossime evoluzioni su Sirte, è un dato non indifferente di cui tener conto.

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