La tensione a Hong Kong è ancora alle stelle. Nella mattinata italiana, quindi pomeriggio hongkonghese, alcuni manifestanti hanno cercato di sfondare le porte in vetro della sede del Parlamento locale con tubi di acciaio e carrelli in ferro, come documentato dalle immagini riportate dalla Cnn. La polizia, in assetto antisommossa, per il momento ha spruzzato spray al peperoncino contro i facinorosi ma, se dovessero esserci nuovi tentativi di irruzione, si é detta pronta a usare la forza. La situazione resta critica, le proteste, causate dalla possibile approvazione di una legge sull’estradizione forzata in Cina, sono proseguite anche quando la governatrice locale Carrie Lam ha sospeso ogni discussione parlamentare a riguardo. La folla non si è accontentata di un congelamento, ne chiede il ritiro definitivo.

I manifestanti assaltano il Parlamento locale

Il 1 luglio sono scoppiati nuovi tumulti. La data è sensibile in quanto è il giorno in cui ricorre l’anniversario del trasferimento di sovranità di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina, avvenuto il 1 luglio 1997. Approfittando della ricorrenza, e unendo il casus belli dell’emendamento sull’estradizione, centinaia di giovani mascherati hanno circondato le strade attorno alla sede del Consiglio legislativo. Una parte di loro ha provato a entrare nell’edificio e sta tutt’ora cercando di fare irruzione nonostante l’alt intimato dalle forze dell’ordine. La polizia ha alzato una bandiera rossa: è l’ultimo avvertimento prima che le autorità reagiscano con il pugno duro per disperdere i facinorosi.

Una minoranza silenziosa

Al momento sono 13 i poliziotti feriti negli scontri, addosso ai quali i manifestanti hanno gettato un liquido non specificato. Nei giorni scorsi Carrie Lam aveva fatto mea culpa cercando di comprendere le ragioni dei cittadini scesi in piazza ed era arrivata a revocare il termine “rivolta”, usato in un primo momento per riferirsi alle proteste. Adesso la situazione è nuovamente fuori controllo, e data la gravità dei fatti diventa complicato non parlare di rivolta. A peggiorare il tutto c’hanno pensato anche le decina di migliaia di persone che si sono riversate in Tamar Park per mostrare il loro supporto in favore della Cina e della polizia. Secondo i media locali sarebbero circa 165.000, sono vestiti di blu e sventolano bandiere rosse cinesi. È il segnale che all’interno di Hong Kong esiste anche una minoranza “silenziosa” a sostegno della Cina continentale. Intanto la temperatura si fa sempre più alta.

La risposta delle autorità

Le autorità forse non si aspettavano un simile ritorno di fiamma dei manifestanti, ancor più motivati dal giorno particolare, cioè il 22esimo anniversario del ritorno di Hong Kong sotto la sovranità cinese. Migliaia di attivisti stanno marciando nel centro dell’ex colonia britannica lungo Hennessy Road, mentre una minoranza, come detto sta cercando di irrompere nel Parlamento locale. Il gruppo è mobilitato dal Civil Human Rights Front, lo stesso che nelle passate settimane era riuscito a radunare quasi due milioni di persone contro l’approvazione della legge sull’estradizione. La sensazione è che i giovani, questa volta, andranno fino in fondo e servirà un gesto eclatante delle istituzioni hongkonghesi per evitare il peggio. Ma non è detto che le dimissioni di Carrie Lam o il ritiro definitivo della discussione sulla legge sull’estradizione possano bastare per placare gli animi.

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