È trascorso quasi un anno dal quel fatidico 24 febbraio, giorno in cui ha preso il via la cosiddetta operazione militare speciale russa sul territorio ucraino. Il conflitto ha attraversato più fasi: dall’avanzata iniziale delle truppe di Mosca a ridosso dei quartieri periferici di Kiev allo spostamento dell’epicentro delle ostilità nel Donbass e nella fascia costiera, dalla pausa operativa estiva alla controffensiva ucraina. Fino al sostanziale stallo odierno, rotto soltanto da operazioni chirurgiche e raid, e in attesa di nuove offensive.

Quella che, almeno in un primo momento e a detta di molti analisti, sembrava dovesse essere una formalità, si è trasformata per la Russia in una sorta di catastrofe strategica. E non solo a causa del fondamentale supporto – sia a livello di intelligence che di risorse militare – fornito dall’Occidente a Volodymyr Zelensky. Ma anche, e probabilmente soprattutto, per via di molteplici, gravi, errori interni commessi dalla stessa Federazione Russa.

Un’approfondita indagine del New York Times, basata su interviste, intercettazioni, documenti e piani di battaglia segreti, ha mostrato come una sorta di “passeggiata nel parco” si sia trasformata, per il Cremlino e Vladimir Putin, in un autentico inferno. In un pantano diabolico che, a distanza di quasi 12 mesi, continua ad inghiottire risorse e uomini russi.

Gli errori di Mosca

Uno dei principali errori di valutazione commessi dagli alti comandi russi è coinciso con le limitate risorse assegnate a ciascun soldato inviato in Ucraina. Tra le criticità riscontrate, ha evidenziato il NYT, troviamo il poco cibo a disposizione dei militari, forse perché si sarebbe dovuto trattare di un’operazione di breve durata, i proiettili contati e le istruzioni addirittura prese da Wikipedia per armi che molti russi sapevano utilizzare a malapena.

Dal punto di vista strategico, invece, diversi militari hanno attraversato il territorio nemico affidandosi a vecchie mappe risalenti agli anni ’60 recuperate direttamente sul campo di battaglia, oppure senza nessuna mappa. Peggio ancora: le truppe del Cremlino hanno più volte comunicato tra loro usando semplici linee telefoniche aperte, rivelando così le posizioni e gli obiettivi strategici, ed evidenziando ulteriormente il disordine e l’incompetenza diffusi tra i ranghi russi.

L’addestramento precedente alla guerra di questi soldati, poi, non sarebbe stato all’altezza della missione che avrebbero dovuto affrontare. Una volta formati, per di più, avrebbero ricevuto dati, orari e obiettivi relativi alla conquista dell’Ucraina assolutamente irrealistici. Molti si sono lamentati per il fatto di essere stati gettati in un “tritacarne“.

Tra impreparazione e disorganizzazione

L’inchiesta del NYT inizia accendendo i riflettori sulle truppe della 155a brigata di fanteria navale russa. In Ucraina, avanzando attraverso fattorie piene di crateri, questi uomini non potevano contare su mappe, kit medici e neppure walkie-talkie funzionanti. Al netto di possibili esagerazioni, da prendere comunque in considerazione quando parliamo di tematiche così delicate, la ricostruzione offerta dal quotidiano statunitense appare tutto sommato fedele a quanto potrebbe davvero essere accaduto negli ultimi mesi nella scacchiera ucraina.

Ad esempio, leggendo vari documenti, scopriamo che i membri della suddetta brigata, poche settimane prima della loro discesa in campo, a settembre, erano camionisti e operai. Che, dai loro salotti di casa, guardavano in tv le presunte vittorie militari russe ottenute sul fronte. Ebbene, costoro si sarebbero improvvisamente ritrovate sui tetti di veicoli blindati sovraffollati, stringendo tra le mani fucili vecchi oltre mezzo secolo, senza cibo né copertura area o dell’artiglieria. I rinforzi chiamati da Mosca per rimpinguare l’esercito già schierato in Ucraina erano meno preparati che mai. Tanto che diversi soldati hanno ammesso di aver a malapena sparato.

Nessuno era tuttavia preoccupato, perché i loro comandati avevano più volte ripetuto che non avrebbero assistito ad alcun combattimento. Solo quando i proiettili hanno iniziato a schiantarsi intorno a loro, facendo a pezzi i loro compagni, si sarebbero resi conto di essere stati ingannati.

Eppure, la guerra immaginata da Putin non avrebbe dovuto essere questa. Quando, l’anno scorso, il capo della CIA si è recato a Mosca, ha raccontato di aver trovato un Cremlino estremamente fiducioso. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Putin si vantava delle sue forze armate, considerandole all’avanguardia e abbastanza forti da resistere anche agli americani.

I piani di invasione russa, ottenuti dal New York Times, sarebbero la prova più evidente di come i militari russi si aspettassero di correre per centinaia di miglia attraverso l’Ucraina e trionfare in pochi giorni. Qualcosa è andato storto. E oggi Putin si trova a fronteggiare “la più grande calamità umana e strategica della sua nazione dal crollo dell’Unione Sovietica Unione”, ha scritto il quotidiano statunitense.

Le criticità più importanti

Dovessimo sintetizzare le cinque criticità russe più importanti, sarebbero le seguenti: 1) soldati con poche risorse; 2) mappe non aggiornate per la missione da compiere; 3) uso linee telefoniche aperte; 4) addestramento non adeguato, rinforzi inclusi; 5) obiettivi irrealistici e non precisi.

L’esercito russo, nonostante le supposizioni occidentali sulla sua abilità, era in realtà gravemente compromesso, sventrato da anni di cattiva gestione. Centinaia di miliardi di dollari erano stati destinati alla modernizzazione delle forze armate sotto la direzione di Putin, ma gli scandali di corruzione hanno irretito migliaia di ufficiali.

Dal 24 febbraio in poi, la Russia ha sperperato gran parte del vantaggio potenziale che aveva sull’Ucraina orientandosi su vecchie mappe e pessime informazioni per lanciare i suoi missili (si stima che il 60% dei missili da crociera russi abbia mancato gli obiettivi prefissati), lasciando le difese aeree ucraine intatte, pronte, come poi hanno fatto, a difendere il Paese. Le decantate squadre di hacking della Russia hanno provato, senza riuscirci, ad imbastire una guerra informatica. I soldati russi, molti scioccati dal fatto che stessero andando in guerra, hanno usato i loro cellulari per chiamare casa, permettendo agli ucraini di rintracciarli e abbatterli con estrema facilità.

Mosca ha quindi conquistato più territorio di quanto potesse difendere, lasciando migliaia di miglia quadrate nelle mani di combattenti denutriti, poco addestrati e scarsamente equipaggiati. Molti erano coscritti dotati di un equipaggiamento degli anni ’40 e muniti di stampe prese da Internet che spiegavano come usare un fucile da cecchino. In seguito all’arrivo in Ucraina di armi occidentali, i soldati ucraini hanno effettuato una efficace controffensiva, riconquistando gran parte dei territori perduti. Il Cremlino continua ancora ad inviare ondate di truppe, come se niente fosse successo.

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