Guerra /

Mentre le esplosioni in Polonia facevano già parlare di invocazione dell’articolo 5 della Nato e quindi di una possibile escalation diretta con la Russia, l’Alleanza Atlantica attivava i suoi canali politici, diplomatici e di intelligence insieme ai singoli Stati membri per capire il percorso da intraprendere. L’impressione è che da parte di Bruxelles non vi sia stata quella spinta verso lo scontro tipica dell’ala dei “falchi”. Non appena sono giunte le notizie sul grave incidente avvenuto al confine tra Polonia e Ucraina, i comando atlantici hanno fatto immediatamente intendere di avere alzato l’allerta e di avere attivato le procedure per indagare sull’accaduto, unite ai contatti ai massimi livelli tra le parti coinvolte.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha sentito subito il presidente polacco Andrzej Duda e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. E già nelle prime ore successive alla notizia delle esplosioni – in cui un anonimo funzionario Usa aveva parlato espressamente di missili russi – l’idea espressa da parte atlantica era quella della fermezza e solidità dell’Alleanza ma senza fughe verso l’irrigidimento nei confronti di Mosca o verso interpretazioni nette su quanto accaduto.

Le parole di Biden ai giornalisti sono state in questo senso molto chiare. Il capo della Casa Bianca ha sorpreso i giornalisti che gli chiedevano dei fatti in Polonia definendo “improbabile” l’ipotesi che il missile fosse stato lanciato dalla Russia. Lo stesso esecutivo polacco, che di certo non ha mai nascosto la sua posizione più che dura nei confronti della Federazione Russa e sull’invasione dell’Ucraina, non ha mai parlato di missili russi, ha detto che le indagini proseguono.

E quella assoluzione nei confronti di Mosca è arrivata proprio grazie alle informazioni giunte dalla Nato, dal momento che proprio un aereo del dispositivo atlantico che era in una missione di pattugliamento nei cieli polacchi aveva tracciato la traiettoria di quel missile che poi è caduta nell’area di Przewodow, uccidendo due persone. Il fatto che Varsavia e comandi Nato abbiano evitato di innescare ulteriori tensioni a un fatto già di per sé foriero di gravi conseguenze è stato il segnale di come l’Alleanza, pur naturalmente condannando le mosse russe e ribadendo le sue linee rosse, non ha voluto da subito prestare il fianco a chi chiedeva o esortava risposte immediate e dirette contro il Cremlino.

La diplomazia atlantica si fonda ovviamente anche sui colloqui tra le parti coinvolte e sulle procedure scelte dal governo della Polonia e molto probabilmente concordate con gli Stati Uniti. Come confermato da più parti, in questo momento quello che Varsavia può fare in ambito Nato è l’invocazione non tanto dell’articolo 5 del Trattato, ma dell’articolo 4, quello che dice che “le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”. Anche se non è detto che la Polonia attivi anche solo questo protocollo.

Questo tipo di consultazioni, come spiegato al Corriere della Sera da Robert G. Bell, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Bill Clinton e inviato di Barack Obama alla Nato, fu ad esempio invocato dalla Turchia quando la difesa di Ankara abbatté un caccia russo entrato in territorio anatolico. In quell’occasione, spiega Bell, la Turchia chiese consultazioni immediate anche per ricevere attenzione e solidarietà da parte di tutta l’Alleanza su quanto accadeva in Siria, ma disse immediatamente di non avere alcuna intenzione di chiedere l’attivazione dell’articolo 5, e cioè di considerare un determinato evento come attacco a tutta la Nato. Nel caso dell’incidente di Przewodow, l’Alleanza, in coordinamento tra i vari uffici politici e di intelligence, la Polonia, gli Stati Uniti, e i vari comandi e basi dell’area, cercherà di avere un rapporto il più possibile dettagliato. E le indagini proseguiranno fino ad avere una versione completa e ufficiale che sia non solo veritiera, ma anche – probabilmente – utile a livello politico.

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